Cartoline da IBiB

copertina

Agosto per me è da sempre un tempo lontanissimo che quando arriva mi trova impreparata. Agosto è ridurre tutto all’osso perché la mia preoccupazione principale sarà per tutto il tempo resistere. Resistere ad un corpo che, solo in apparenza forte, vacilla sotto il peso dell’afa e dell’euforia estiva, un corpo nato e vissuto al sud che non ha alcuna memoria del vigore di queste terre. Agosto è il mese dei ritorni (degli altri), della riscoperta di qualcosa di familiare che ho dimenticato per troppo tempo.

Agosto è tempo di andare in pausa anche per IBiB. Per salutarvi ho preso in prestito l’idea del calendario dell’avvento aspettando di ritrovarci a settembre.

Ogni giorno una rivista diversa. Cliccando scoprirete dietro ogni casella un racconto che a me ricorda questo strano mese festoso e malinconico insieme. Ogni card è una cartolina che spedisco e che spero vi raggiunga ovunque voi siate.

Cos’è per voi agosto? Quali storie ve lo ricordano?

Scrivetemi, mandatemi le vostre cartoline.

Ci rivediamo presto. Buon agosto!

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Una settimana di racconti #133 #134

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana. Continua a leggere

Il Fantasma e la Persona – una conversazione con Veronica Galletta

nota e intervista a cura di Emanuela Cocco

“Una mappa, solo una mappa. Una mappa per rimettere tutto a posto.”

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Siamo in Sicilia, sull’isola di Ortigia, alla metà degli anni ottanta. È un venerdì ed è il giorno in cui Elena disegna la sua prima mappa. Elena ha quindici anni, ha appena disegnato su un foglio una griglia, di quelle che si usano per giocare a battaglia navale, e annota in modo scrupoloso le misure della stanza e la posizione degli oggetti al suo interno: il letto matrimoniale, i due comodini ai lati, le alte pile di libri che vi sono stati sistemati sopra. Elena annota tutto perché vuole mantenere il controllo, vuole rendere stabile una presenza che lei avverte essere intermittente, sempre sul punto di svanire, qualcuno che lei vuole tenere “salda alla casa”: sua madre. Proprio nella camera da letto di questa donna, una camera che sembra la cabina di una nave, come una grande finestra che affaccia sul mare e una più piccola, a forma di oblò, inizia il nostro viaggio alla volta del “Le isole di Norman”, il romanzo di esordio di Veronica Galletta, edito da Gaffi-Italosvevo nella collana “Incursioni” diretta da Dario De Cristofaro, romanzo vincitore del Premio Campiello Opera Prima. L’isola, quella di Ortigia, e le isole che poi scopriremo essere il nome che Elena, la protagonista del romanzo, dà alle cicatrici che ricoprono il suo corpo dal giorno in cui, da bambina, è rimasta ustionata in seguito a un incidente domestico. Nel romanzo queste ferite sono la traccia indelebile di un evento che ha segnato per sempre il corpo ma anche la vita intima della sua famiglia, che a partire da quell’evento inizierà a disgregarsi. Isole come “impronta di memoria” per usare le parole di Emily Dickinson, una cartografia del proprio vissuto che viene stravolta in modo indelebile quando, cinque anni dopo, la madre di Elena decide, senza un apparente motivo, di abbandonare la nave e scompare nel nulla. Ecco allora che questa avventura di mappatura, prima un gioco segreto, confinato all’interno delle mura domestiche, si riversa all’esterno coinvolgendo l’intera isola, che diventa il teatro d’azione di una caccia al tesoro in cui Elena dissemina indizi e segue le impronte di una fantasma intimo e familiare, per provare a interpretare il suo passato e di disegnare una nuova configurazione degli eventi, qualcosa che sia possibile chiamare futuro. Continua a leggere

Una settimana di racconti #131 #132

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

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Una parola tre libri: macerie

MACERIE

Accade in un attimo (o forse no) di ritrovarsi in tanti piccoli pezzi. Di guardarsi intorno e di sentirsi infinitamente soli non importa come e dove. Ci illudiamo che sia un attimo ma è il lavorio di tanti piccoli momenti brevi e costanti nel tempo a fare da miccia all’esplosione finale. I pezzi lasciati sul campo sono parti di te che provi a raccogliere senza capire bene come attaccarle di nuovo. Eppure in qualche modo c’era un incastro. Restano solo frammenti ricoperti di polvere e schegge. Metti tutto sul tavolo per l’operazione di sistemazione. Colla, scotch, adesivi, tutto è a portata di mano. Cominci. Come in un puzzle metti insieme i pezzi che ti sembra si riconducano ad una stessa forma. Fai vari tentativi e quando ti sembra di aver azzeccato quello giusto incolli e passi a quello successivo. L’entusiasmo della riuscita prende il posto della fatica iniziale e ti sembra di andare più veloce. Ti concentri sul dettaglio, assembli e incolli. Dopo aver attaccato l’ultimo pezzo guardi l’insieme. Non è come ti aspettavi, c’è qualche piccolo foro e dei piccoli spazi tra i pezzi. Potresti coprirli con lo scotch ma sai che non durerebbe, le crepe dopo un po’ avrebbero la meglio. Ti ricordi una frase letta chissà dove. Pare che dalle crepe entri la luce ma non ti ha mai convinto del tutto. Dalle tue crepe passano solo gli spifferi e si allargano anno dopo anno fino a diventare voragini. Ed è in quelle voragini che ti perdi o ti nascondi. In quei vuoti che fanno girare la testa, rammollire le gambe, intricare lo stomaco e mancare l’aria. Raccogli la polvere in un barattolo sicura che un giorno servirà anche quella per rimetterti in piedi. Con il barattolo tra le mani esci fuori anche se fa una maledettissima paura. Fuori non è molto diverso da dentro se non ti fai incantare dalla superficie, se scosti l’apparenza e guardi bene sono cumuli di macerie e pezzi rotti. Cammini mentre tutto intorno sembra poter cedere da un momento all’altro. Tenti una strada e incontri altra gente. C’è chi si muove spavaldo e incurante, chi cerca di imitarli bluffando malamente, chi timoroso si avventura, pochi con una calma serenità. Tutti con il loro barattolo più o meno in vista indecisi se aprirlo o fare finta di averlo dimenticato da qualche parte.

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Una settimana di racconti #129 #130

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana. Continua a leggere