Napoli quando devi attraversare la strada

Napoli era lì, zeppa di cose da fare e di persone a popolarla e tra loro c’ero anch’io e anche lui e questo senza che associazioni, comitati cittadini e varie realtà dal basso fossero scesi in strada in una manifestazione dal titolo: “Diciamo no alla fine dell’amore o quello che è”, per poi disperdersi lentamente e non lasciare altro che una bella fotografia a uso copertina di Facebook. Non eravamo rivoluzione, se è questo a cui state pensando o a cui avevo pensato io credendomi capace o solo avente diritto: eravamo un momento, in un’esistenza piena di macchine che corrono e lastre sconnesse, e potevamo solo ringraziare per averlo avuto, e per non esserci rimasti sotto. Io stessa, capitemi, così triste da piangerci ore, ero vittima solo di un sentimento romantico applicato all’urbanistica: avevo creduto nel cielo, nel mare, nei vicoli, nei restauri, nell’apertura della nuova metro, in un politico piuttosto che in un altro, e in lui. Non ero ferita a morte, era solo vita, e mi aspettava ancora molta strada da fare.

 

tratto da “Napoli quando devi attraversare la strada” di Raffaella Ferré

in “Quello che hai amato” a cura di Violetta Bellocchio

Utet, ed. 2015

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