Le rose non si usano più

A cinque anni, la mia ammirazione per Massimo Ranieri era totalizzante, assoluta, esisteva solo lui. Proprio per questo non era vera ammirazione, piuttosto una fissa pre-scolare con una bella storia dietro. Non valeva, nel senso adulto e consapevole del termine. Il fatto che Ranieri si fosse avvicendato ai miei idoli di infanzia, in un certo senso lo smitizzava, lo rendeva una semplice figurina da collezionare, per poi chiudere l’album completo e non aprirlo mai più.

A dodici anni era un capriccio, il regalo non desiderato ma che, in quanto regalo, marchiavo con la stimma dell’esclusività, dell’appropriazione: è mio, mio e di nessun altro.  Non mi piace tanto Ranieri, mi piace piuttosto il fatto che non sia vostro. Ed è un bel paradosso, a pensarci, visto che quel tipo di musica, quel tipo di teatro o di cinema, pareva appannaggio degli adulti, non dei bambini. Io non sono più un bambino, mi ripetevo, sono cresciuto, e cresciuti sono anche i miei gusti. Ma anche questo non vale.

A sedici anni, Ranieri era un problema. Non potevo condividerlo con i miei amici, non potevo parlarne a scuola, all’intervallo, né metterlo nello stereo durante gli infiniti pomeriggi del sabato, mentre bevevamo le prime birre e tossivamo il primo fumo. Fu in quel momento che la mia ammirazione per lui si fissò in quanto tabù: se continuo ad ascoltarlo e a seguirlo di nascosto, rischiando la radiazione a vita dalle relazioni a branchi da liceo, significa che è davvero importante. Ma lo era, in fondo? O era solo autosabotaggio?

A vent’anni, diventò un segno distintivo, una particolarità, una stranezza affascinante. A Bologna, in quel periodo, si ascoltavano Guccini e i Sangue Misto, la scuola di rapper italiani migliore di sempre. Io, invece, sbandieravo la mia inclinazione per Massimo Ranieri, volevo che gli altri universitari sapessero, che si chiedessero come mai, che mi vedessero diverso dagli altri. Molto più prosaicamente: dopo un liceo da disadattato, avevo voglia di distinguermi.

 

Massimo Ranieri. Le rose non si usano più.

Jacopo Cirillo

Add Editore Collana Incendi- Narrazioni combustibili Ed. 2017

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