Una notte

Italians Book it Better nasce con la voglia di condividere una passione. Spesso su pezzi di carta appunto idee e desideri che ogni volta strappo o ammucchio in un cassetto per paura di non vederli mai realizzati. Arriva un giorno in cui quel desiderio si avvera grazie all’incontro fortuito e virtuale con due anime piene di passione e di energia. Oggi voglio condividere con voi questo dono e la mia gioia per averlo ricevuto.

Alle notti che lasciano un segno Buona lettura! 

 

Quante cose avrebbe voluto dire a proposito di quelle strade deserte la notte, in città, con le luci dei lampioni riflesse sui finestrini, la luce di quei lampioni a forma di ali di gabbiano, sui viali lunghi e dritti, tra gli alberi spogli, i mini market aperti e le farmacie di turno con l’insegna lampeggiante. Sembrava che tutto fosse possibile, in quella notte.
Le cose si ritraevano dalle altre cose che la circondavano, la cornice scompariva e lei se ne stava in disparte ed esisteva, esisteva davvero sotto il tocco delle sue mani, sotto le sue labbra. Quando voleva dirgli qualcosa doveva urlare accanto al suo orecchio, come se fossero distanti metri e metri, mentre erano entrambi addossati ad un muro nero e appiccicoso.
Le volte in cui avrebbe cercato di ricostruire quella sera si sarebbe trovata aggrovigliata ed incastrata in mille fili che non conducevano da nessuna parte, niente di netto e razionale, avrebbe continuato ad avere dietro agli occhi le luci, nelle orecchie la musica e sulle labbra quelle di lui.

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Il tempo si era deformato, gli orologi erano scomparsi, la notte scivolava senza che lei potesse afferrarla davvero, scivolava e le lasciava ammaccature dentro e fuori, la colpiva con violenza lasciandole lividi da tutte le parti, segni che avrebbe trovato la mattina dopo, con le labbra rosse e screpolate. Cadeva, cadeva per ore intere, continuava a cadere, cadeva in piedi, senza rendersene conto, in una entropia a cui il suo corpo non era abituato, cadeva in un mondo che non era mai stato il suo, si guardava intorno e tutto la spingeva giù, sempre più giù. Contro i rumori, il suo rumore che respingeva tutti gli altri, i rumori di quel momento, la musica e le parole urlate, riunendoli in un nulla perfetto dentro alla sua cassa toracica, cassa di risonanza del mondo esterno e interno, mentre tutto si rimescolava.
La spinse dolcemente contro il muro e la strinse forte. Un giorno si sarebbe paralizzato davanti a quella stessa parete, quando lei probabilmente non ci sarebbe più stata, e niente avrebbe più avuto un senso apparente, visibile, tangibile. Era lei che era tangibile, in quel momento, si sarebbe svegliato nel cuore della notte per allungare una mano e controllare che ci fosse ancora accanto a lui, per assicurarsi che non fosse una crudele proiezione delle luci intermittenti, mentre il suo cuore saltava i battiti ogni volta che la guardava negli occhi, ogni volta che un lampo le illuminava a giorno il viso. Era una tensione che non era localizzata, era vaga e mutevole, si spostava da una parte all’altra dei loro corpi. Il desiderio arrivava con ondate che li travolgeva, aumentando la tensione che li teneva legati, appiccando un incendio nel petto e nello stomaco, infiammando le guance e rendendo più febbrili i movimenti delle mani. Lei non pensò più a nulla, lui continuò a baciarla per tutta la notte, ancora, quando il locale stava chiudendo e le serrande erano già mezze abbassate, facendola sedere su un tavolino di legno, passandole una mano tra i capelli, guardandola senza dire una parola, facendole capire che aveva un disperato bisogno di lei, e che non importava quanto alcool avesse in corpo, era abbastanza lucido da sapere quello che voleva, abbastanza da realizzare che quella notte non l’avrebbe dimenticata mai più, neanche volendo.
Erano le cinque del mattino quando salirono in macchina. Lui mise in moto e lentamente ripresero il viale principale, deserto, con i semafori spenti lampeggianti, gli incroci illuminati dai lampioni e le ombre che scorrevano veloci.

racconto di Elena Ramella 

foto di Antoniana D’Andrea 

 

Elena Ramella, classe 1995, studentessa di Lettere all’Università di Torino. Esordisce nel 2015 con Lettere dalla notte, una raccolta di racconti edita da Edizioni LaGru. Nel 2016 esce Melograno, romanzo breve edito da Echos Edizioni. Studia un anno in Francia, presso l’Université de Savoie. Nel frattempo continua a pubblicare racconti on-line, collaborando con Readers for Blind, TanteStorie e l’Inquieto Magazine.

Antoniana D’Andrea  nata a Foggia nel 1995. Iscritta alla facoltà di architettura vive e studia a Pescara dal 2013. Cresciuta con una formazione classica e da ragazza diligente, si è appassionata da sempre alla cultura. Poi ha conosciuto il gin, le sigarette e la fotografia. La sua “piccola” aspirazione è diventare il nuovo Helmut Newton al femminile.

 

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