Ti racconto Reader For Blind

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Tra le riviste che seguo con crescente interesse c’è Reader For Blind rivista on line che da tre anni si occupa del racconto in ogni sua sfumatura. In questa intervista ho provato a conoscere meglio la redazione di RFB e quello che li muove.

 

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Quando e come nasce Reader For Blind?

L’idea di RFB nasce una mattina di tre anni fa, davanti a un caffè. Quello che avevamo in mente era di creare uno spazio virtuale di confronto e condivisione del proprio lavoro. La scrittura è una forma di comunicazione, scriviamo per noi stessi ma anche per comunicare con qualcuno, un bisogno naturale dell’uomo di mettersi in contatto con gli altri esprimendo i propri punti di vista o i propri sentimenti. Il racconto è una forma breve di comunicazione che, se ben costruito, può racchiudere grandi messaggi e può dare spunto  a riflessioni o a delle idee per altri racconti. RFB si propone proprio questo: essere una vetrina e una biblioteca virtuale per i racconti, dove chiunque possa accedere e leggere liberamente i contenuti dei nostri autori e, soprattutto, condividere i propri lavori avviando un confronto con altri scrittori o con i lettori

Quante persone collaborano alla rivista?

Ad oggi ci sono sei persone attive, ognuna delle quali è parte integrante della redazione e svolge un compito personale e in totale autonomia. Quando abbiamo creato la rivista eravamo solo in due e nella confusione avevamo già molto chiaro il nostro intento (sembra una contraddizione), ossia quello di creare una struttura che fosse il più possibile simile a quella di qualsiasi rivista cartacea, nonostante i problemi di budget (RFB è una rivista autonoma e autogestita che si finanzia da sola senza entrate esterne o finanziamenti da parte di sponsor). Attualmente abbiamo un direttore, un editore, una segretaria di redazione, un editor e un social media. Poi ci sono i collaboratori esterni, tutte persone che non abbiamo integrato nello staff internamente, ma che fanno parte di questo progetto in prima persona. RFB è ognuno di loro. Crediamo che il lavoro sia sacro e come tale vada retribuito, non ci vogliamo nascondere dietro a un dito e sappiamo che, per politica e condizione economica, non possiamo retribuire come vorremmo tutti i nostri collaboratori, ma come redazione ci impegniamo ogni giorno per trovare delle formule diverse che non permettano la divulgazione dell’ormai diffusissima espressione «con la cultura non si mangia».

Da poco avete chiuso il contest #tiraccontounquadro, avete una sezione sul cineracconto e ogni giovedì nella sua rubrica Valerio Valentini racconta un libro attraverso le immagini che la sua lettura gli ha evocato. Quanto contano per voi le immagini e il loro incastro con le parole per raccontare una storia?

Le storie possono essere raccontate attraverso le parole, ma anche tramite le immagini e la musica. Se si pensa a quanti libri nascano dall’ascolto di una canzone, da un sogno o, perché no, dalla visione di un film, queste forme sono loro stesse un libro e allo stesso modo hanno una propria musicalità. Il nostro vicedirettore è un esperto di cinema e abbiamo voluto creare una rubrica come il Cineracconto, che potesse dare uno stimolo in più ai nostri lettori. Lo stesso discorso vale per i Percorsi, che sono una chiave di lettura ulteriore e alternativa per i racconti, attraverso una sequenza di immagini associate. Le foto, la pellicola o le note, sono strumenti che aiutano ad analizzare le storie e in qualche modo le arricchiscono, come i dettagli in un libro, la nota pensata ma non integrata nella composizione di una canzone, oppure quel frame che viene girato per sbaglio e poi ci si accorge che rappresenta esattamente ciò che si stava cercando di comunicare attraverso lo schermo.

Sul sito date una vostra definizione del racconto breve descrivendolo come un fulmine che con la sua carica di energia fa scuotere il lettore. Quali sono i racconti letti che vi fanno pensare a questa definizione?

Valerio: Ce ne sono molti che mi hanno fatto quell’effetto e che poi sono andato a rileggere. Dico i primi tre che mi vengono in mente: Hemingway con Il lottatore, Peter Cameron con Memorial Day e Hamlin Garland con Una storia dal Wisconsin.

Dario: Adoro moltissimo l’horror, la prima raccolta di racconti che ho letto è stata Stagioni Diverse di Stephen King; sono poi andato a ritroso recuperando vari racconti di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft.  Non posso però non citare alcuni autori come Asimov, Palahniuk e alcuni racconti di Burroughs. Venendo poi da un percorso di studi legato al cinema mi verrebbero in mente vari autori che con i loro cortometraggi, che possiamo considerare come racconti e che hanno dato moltissimo alla settima arte; tra tutti Švankmajer con tutti i suoi lavori o Jim Jarmusch con il suo Coffee and Cigarettes.

Laura: Luca Ricci con Dedizione, nostalgico. Julio Cortazàr con il suo Orientamento dei gatti, che ti fa interrogare sul mistero inquietante dello sguardo di un felino e, infine, Chuck Palahniuck con Budella, per la fatica che ho fatto nel riuscire a leggerlo fino alla fine.

Adria: Se penso alla definizione di racconto che diamo sul sito, e che è poi quella che ci accomuna, mi vengono in mente, forse in maniera del tutto scontata, autori come Raymond Carver con il suo Penne, che apre la raccolta di racconti Cattedrale e che costituisce per me la rappresentazione di qualcosa di davvero speciale; Breece D’J Pancake con Legno secco, penultimo racconto di Trilobiti, letto in un periodo un po’ particolare della mia vita; infine, penso a Cinque scopate di Jonathan Lethem, contenuto nella raccolta L’inferno comincia nel giardino e che per me figura come una vera e propria scoperta.

In passato c’era la convinzione che le riviste fungessero da palestra per i nuovi scrittori. Penso a Nuovi Argomenti e al suo importante lavoro culturale oltre che di formazione di giovani scrittori . Anche oggi le riviste rivestono lo stesso ruolo nel panorama culturale italiano?

Le riviste in questo si muovono sul filo del pubblicabile on-line e del pubblicabile cartaceo, un filo spesso troppo sottile e su cui agiscono fattori che vanno oltre e che, alcune volte, non c’entrano nulla con la qualità del testo. Possiamo dire che l’attenzione verso il racconto è cambiata molto rispetto agli anni passati; c’è più attenzione in questo senso, le riviste diventano sempre di più e delle volte si trasformano in cartacee, tirando fuori prodotti bellissimi e curatissimi, i circoli di lettura in cui persone si affacciano e scoprono il racconto aumentano e le case editrici che nell’ultimo periodo provano (alcune prese da una sorta di moda del momento) a puntare sulla forma breve con edizioni particolari e attenta promozione sono sempre di più. C’è dunque un risveglio importante, ma non si sa quanto questo possa durare se non cambiano alcune modalità, soprattutto economiche.

RFB è prodotta dalla casa editrice D Editore. Quali sono i rapporti tra rivista e casa editrice e cosa significa avere una c.e. alle spalle?

La collaborazione con la casa editrice è nata dall’amicizia con l’editore Emanuele Pilia. Il progetto RFB esula dal solito genere della D editore, ovvero l’architettura e la saggistica, ma con le stesse modalità di lavoro: la costanza, la perseveranza e il creare un “prodotto” libro che sia allo stesso tempo un’opera d’arte e una buona operazione commerciale (parola orribile se associata alla scrittura, ma vera).  Il nostro direttore, Valerio Valentini, dirige anche la prima collana di narrativa di D Editore, Strade Maestre; essa riporta alla luce dei classici della letteratura mondiale che per varie cause sono state dimenticate o non hanno avuto un trattamento consono al loro valore; classici che, però, hanno cambiato il modo di vedere la letteratura nella propria nazione di nascita e nel mondo. Proprio in questi giorni è uscito Racconti dal Mississipi di Hamlin Garland, un testo molto importante sia per Valerio che per Emanuele, ma anche per tutta la redazione che, parlando di racconti, ha partecipato in prima persona alla realizzazione di questo libro. Per RFB, la D Editore offre un salto di qualità sia per la metodologia,  sia per i consigli di chi lavora “sul campo” da diversi anni e con ottimi risultati. Sarà dunque la D Editore a pubblicare e curare il primo numero cartaceo della nostra rivista, con i racconti vincitori del contest letterario #tiraccontounquadro.

Le case editrici sono restie a pubblicare raccolte di racconti mentre in rete ogni giorno ne vengono postati tantissimi. È l’ennesima prova dello scollamento tra le due realtà o potrebbe essere la soluzione per un mondo che va sempre più veloce e in cui c’è sovrabbondanza di parole?

Per anni si è affermato che i racconti non vendessero facendolo diventare un po’ una sorta di mantra per esorcizzare il fatto che in Italia sono poche le persone che investono sulla forma breve. Diciamo proprio investono perché, secondo noi, la questione sta alla radice e va presa molto alla larga; gli scrittori di soli racconti sono merce rara, forse perché legati al grande romanzo italiano che tutti abbiamo nel cassetto, ma a cui manca sempre qualcosa per essere completo. I racconti spesso fungono, purtroppo, da biglietto da visita; gli autori sono i primi a considerarli figliastri o merce di scambio per cercare di far notare le proprie capacità nel panorama letterario, e infatti spesso capita che vengano accantonati per un romanzo e poi tirati fuori in raccolte postume per ingannare l’attesa di un altro romanzo. Altre volte vengono semplicemente girati alle riviste sotto forma di: «Tieni, questo è un po’ vecchio, però…», infatti molti di questi non sono di quelli che ti lasciano senza fiato, mentre altri sono dei veri e propri gioielli che spesso restano intrappolati tra le maglie della rete senza uscirne. Noi di Reader proviamo a tirarli fuori divulgandoli.  Il mondo è cambiato e chi non se ne accorge, spesso, lo fa perché non vuole accettarlo; brevità e digitalizzazione vanno di pari passo e vengono accostate alla letteratura più di quanto si possa pensare, non ci stupiremmo se fra qualche anno il libro potesse essere sostituito (e ci piange il cuore dirlo). In un mondo che va alla velocità del suono, leggere è diventato un lusso. Si lavora, si produce e c’è sempre meno spazio per le cose belle come la lettura, ma anche l’ascolto e la visione.

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Torniamo al contest #tiraccontounquadro. Sono curiosa di sapere come nasce l’idea, il coinvolgimento della giuria e soprattutto la scelta dei racconti che andranno a comporre la prima edizione cartacea della rivista.

Il contest letterario #tiraccontounquadro è nato un po’ per gioco. Cercavamo un modo divertente di mettere in competizione gli autori, dandogli un tema che potesse in qualche modo connettere i vari racconti tra di loro, ma al tempo stesso volevamo dare agli autori stessi la massima libertà creativa. Alla fine abbiamo optato per questa formula: l’autore partecipante sceglie un quadro che lo ispira e che gli comunica qualcosa. Non prendendo il tema del quadro stesso alla lettera, inventa una nuova storia che possa essere quasi come un nuovo quadro. Ci siamo convinti di questa idea quando è uscito, per Einaudi, la raccolta di racconti Ombre ispirati ai dipinti di Edward Hopper. È stata una scommessa vinta, visto il numero di partecipanti! Ovviamente per un contest che si rispetti è importante avere una giuria di qualità, e dati i nomi coinvolti possiamo dire di esserci riusciti. Abbiamo contattato i vari giurati presentandoci e spiegandogli le modalità e l’obbiettivo del contest, chiedendogli umilmente se avessero voglia e tempo da dedicarci. È stata una sorpresa e anche una gratificazione del lavoro svolto vedere il loro entusiasmo nel prendere parte a questo progetto, un entusiasmo che ci ha confermato di essere sulla strada giusta. Alla fine, lo stesso entusiasmo lo abbiamo riscontrato anche nei partecipanti. Come ogni competizione che si rispetti ci sono dei vincitori e degli sconfitti, ma la qualità del materiale pervenuto è stata ottima e anche per quest’ultimi siamo sicuri che possa esserci spazio su altre riviste e anche, perché no, sul nostro sito.

La premiazione del contest sarà pubblica. È la prima volta che RFB esce dalla rete o ci sono state altre occasioni?

A luglio abbiamo organizzato la festa per i nostri primi due anni (è vero, con due mesi d’anticipo). Una serata in cui abbiamo coinvolto degli ospiti che hanno parlato con gli scrittori presenti e moltissimi autori che hanno letto davanti al pubblico i loro racconti inediti. É stata una bellissima serata sotto la luna nello splendido scenario della terrazza della libreria I Trapezisti di Roma, un’occasione per confrontarsi sullo stile narrativo, sulle aspirazioni e sul mondo della narrativa. C’erano persone affacciate ai balconi per ascoltare le storie dei nostri ospiti. La libreria era gremita di persone e noi siamo rimasti molto soddisfatti. Quella festa resta il nostro fiore all’occhiello al pari della prossima pubblicazione del primo cartaceo. Dopo quella sera, in modo scherzoso, ci siamo definiti la rivista del popolo soprattutto per la grandiosa risposta del pubblico, che a dir la verità è andata molto sopra le nostre aspettative, tanto che ci siamo ripromessi di farla ogni anno, e nel 2018 riproporla non solo come serata di premiazione per il contest, ma proprio come una versione invernale del party. Sarà una serata speciale con musica, birra, e soprattutto tanti racconti.

Cliccate qui se volete dare un’occhiata al lavoro di Reader For Blind

Grazie!

 

 

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