Ti racconto Foga

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro Foga. Una rivista che ha solo qualche mese di vita ma ha già all’attivo due numeri in cui emerge chiaramente l’urgenza e la potenza delle parole. Ho fatto quattro chiacchiere con Alessandra Perna per conoscere meglio Foga e il suo lavoro.

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Come nasce Foga?

È nata perché volevo prendere in giro lo scrittore medio italiano, che crede di essere Hemingway e finisce con lo scrivere solo pensierini. Poi, grazie a dio, ho scoperto che ci sono molti più scrittori che sanno scrivere davvero bene.

Come scegliete i racconti da pubblicare su Foga?

Mi baso sull’originalità della storia e sull’uso della lingua. Non sono una grande amante degli avverbi e degli aggettivi, preferisco uno stile pulito, chiaro. Se devi dire “Buongiorno” di’ “Buongiorno”, come diceva Mastroianni a proposito dell’attore.

Sei l’unica a leggerli? C’è uno scambio con l’autore o un editing da parte tua?

Faccio un minimo di editing, di solito i racconti che scelgo non ne hanno bisogno.

Ogni racconto è accompagnato da illustrazioni dell’artista Nasty Artist che hanno una carica fortemente erotica. È così o sono io che sono deviata?

Devi chiederlo alla diretta interessata. Potete andare sulla sua pagina: https://www.facebook.com/imnastyartist/
Ho sempre trovato una forte carica sessuale nei suoi lavori, è una giovane ragazza pazza che creerà un sacco di cose da paura.

Nei racconti ho ritrovato la smarrimento di cui siamo preda tutti. Trovare una chiave per raccontare la realtà è questo che la scrittura e le riviste dovrebbero fare?

Le riviste dovrebbero dare la possibilità agli scrittori di esistere. Quando ti leggi, pubblicato, inevitabilmente migliori, perché hai uno sguardo più oggettivo.

Sia nei due editoriali che nei racconti ho notato un’urgenza nello scrivere. Un bisogno di raccontare e affidarsi alle parole.

È il concetto di FOGA. Voler creare presuppone un desiderio fortissimo, una Foga inarrestabile. Bisogna saper usare quella forza per creare qualcosa di buono, perché se non la fai uscire ti può spazzare via.

I social hanno portato una sovrabbondanza di parole. Può una rivista trovare il suo spazio e formarsi il suo pubblico di lettori?

Per qualsiasi cosa ci vuole tempo. Presenza costante. Un buon prodotto, uno sguardo lucido sulla contemporaneità.

Sui social pubblicate una serie di card in cui i vostri autori ci dicono perché scrivono. Io ti chiedo perché leggere Foga?

Perché è un servizio privato alla salute pubblica.

 

Cliccate qui per dare un’occhiata al lavoro di FOGA

Grazie!

 

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