Ti racconto LiberAria

Come ormai saprete marzo ha portato al nostro IndieBBBCafè una nuova casa editrice indipendente. È LiberAria  casa editrice pugliese nata due volte. A parlarcene sarà Giorgia Antonelli fondatrice e direttrice editoriale.

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Come nasce LiberAria? Perché la scelta di questo nome e del simbolo?

LiberAria è nata nel 2009 da un bando regionale “Principi Attivi – giovani idee per una puglia migliore”, promosso dall’amministrazione Vendola, che elargiva un finanziamento a fondo perduto a start up ritenute meritevoli. Al termine del progetto con la Regione, sono andata a capire meglio cosa significasse fare editoria e ho seguito per qualche mese, da pendolare perché non potevo seguire il master in quanto assegnista di ricerca, i corsi in editoria della Scuola del libro (all’epoca da minimum fax). Al termine di quei viaggi e di quei corsi, ho pensato che quell’idea così apparentemente bizzarra di poter lavorare con i libri meritasse una chance, e così ho riaperto Liberaria alla fine del 2011, mantenendone il nome ma rivoluzionandone staff e contenuti. Il nome l’ho mantenuto per questioni affettive: è nato con il primo progetto, durante la notte, mentre nella mia testa anagrammavo le parole libro/libreria/liber/libertà. Dal momento che il primissimo progetto aveva come punti di forza la rete e il copyleft, “aria” è stata la conseguenza naturale di questa intangibilità. Il gabbiano di carta, progettato da Maria Rosa Comparato, la nostra grafica, è nato da queste suggestioni.

 LiberAria ha una piccola squadra tutta al femminile. Ti va di presentarcela.

Come le sorelle March, siamo fondamentalmente in quattro: io, Alessandra Minervini, la nostra editor, Francesca Fiorletta, ufficio stampa, ed Elisabetta Stragapede, amministrazione. Ma intorno a noi gravita un universo di donne molto in gamba come Maria Rosa Comparato, grafica, Vincenza Peschechera, autrice di quasi tutte le nostre copertine, e un nutrito e vario drappello di redattrici, che sempre lavora con amore e dedizione ai nostri libri. Che siano tutte donne è un caso, nessuna preterintenzione, con queste professioniste mi sono semplicemente trovata benissimo, ma non escludo che un domani possa arrivare (come già è accaduto con Mattia Garofalo) un uomo in casa editrice. Il genere, come l’orientamento sessuale delle persone, è irrilevante, è rilevante invece la capacità di lavorare bene, e la passione e la cura che si mettono in quello che si fa.

Sul vostro sito si legge che “LiberAria Editrice pubblica libri che desidera leggere”. Quali caratteristiche deve avere un libro per attirare la vostra attenzione ed entrare a far parte del vostro catalogo?

Siamo una piccola casa editrice indipendente che fa pochi titoli l’anno, e può permettersi il lusso di curare ogni singolo libro e prendersi i suoi tempi. Ogni volume, pur rientrando in una precisa programmazione editoriale e di collana più ampia, viene scelto come un unicum. Può attrarci la storia, lo stile, la personalità, il taglio narrativo, lo sguardo, l’idea del mondo sottesa alla narrazione; sempre, in ogni caso, riteniamo che ne valga la pena, che quel libro lì, per motivazioni che sono peculiari a lui soltanto, meriti l’opportunità di arrivare in libreria e di cominciare a esistere. È anche il motivo per cui amiamo molto fare scouting tra le nuove voci della narrativa italiana e straniera: provare a scommettere su qualcosa che ancora non c’è, su un autore, fa parte di una visione a lungo termine. E quando le vendite, le recensioni, o il consenso intorno a un autore lanciato da noi si fa reale, sappiamo di aver scelto bene, e ripaga immensamente.

Guardando al vostro catalogo si scopre che l’offerta è molto varia: narrativa italiana e straniera, saggistica, libri per ragazzi e scritture che vogliono sperimentare nuovi modi di raccontare storie. Quello che emerge è che dietro LiberAria ci sia un’anima curiosa.

Beh, ritornando alla domanda precedente: la curiosità è femmina no? Ci piace spaziare, ma in realtà il cuore della nostra produzione è la narrativa, italiana e straniera, orientata a cercare i nuovi classici (Meduse) o sperimentale (Penne), insieme ai Metronomi, che sono i nostri saggi. So che questo è un periodo di iperspecializzazione in ambito editoriale, ma per natura sono sempre stata una lettrice onnivora, nella mia formazione ci sono innumerevoli saggi, studi di arte e architettura, storia, fumetti, graphicnovel, oltre alla narrativa e alla poesia. Senza arrivare a disperdere troppo l’identità del marchio, che infatti non pubblica moltissimi dei generi che ancora continuano ad interessarmi, mi sembrava doveroso che racconti, romanzi e saggi avessero il loro spazio. La collana C’era due volte, invece, nasce da una passione mai sopita per la letteratura d’autore per ragazzi, che ancora continuo a cercare in libreria e a leggere.

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Oltre a pubblicare libri organizzate anche dei corsi di scrittura, in passato collaborando anche con la Scuola del libro. Leggo sul vostro sito che a breve partiranno tre nuovi corsi di scrittura. Di che si tratta? Come nascono le collaborazioni con gli scrittori?

Nel nostro DNA c’è ovviamente un profondo amore per la lettura e la scrittura. Sappiamo che il talento non si può insegnare, ma il talento è nulla senza il sacrificio e lo studio costante, e le tecniche narrative si possono apprendere attraverso i laboratori pratici, esattamente come si può insegnare a scattare una buona foto o a disegnare. Oltretutto i corsi di scrittura offrono ai frequentanti la possibilità di confrontarsi con scrittori esperti, di conoscere e approfondire i romanzi che li ispirano, e di allontanarsi dal proprio sguardo per mettere a fuoco ciò che si è scritto. Sono un’esperienza formativa importante, al di là del fatto che poi chi li frequenta possa o meno diventare uno scrittore. Abbiamo quindi da subito avviato delle collaborazioni con realtà già esistenti e conosciute in questo campo, come la Scuola Holden e la Scuola del libro (qui spaziando anche con corsi di formazione al lavoro editoriale), perché ritengo che lavorare con gli altri sia sempre un enorme vantaggio in termini di opportunità di crescita. Collaborare con loro è stato fonte di stimolo e continuo apprendimento anche per me, che ho iniziato da poco a lavorare in questo settore. Quest’anno invece proponiamo tre corsi gestiti interamente da noi: “Una storia tutta per sé”, laboratorio di scrittura autobiografica con Alessandra Minervini(17/18 marzo), “Avere una storia” con Giorgio Vasta (14/15 aprile) e “Vite che sono in fondo la mia” con Alessandro Raveggi (26/27 maggio). Si tratta quasi sempre di corsi che nascono, come la maggior parte delle cose, da incontri felici e fortunati con persone che hanno belle idee e la voglia di metterle in pratica. Lo scopo è di poter mettere a disposizione di chi lo desidera l’esperienza di scrittori e professionisti di alto livello. Quello che ci auguriamo è di poter ampliare ancora l’offerta formativa, e di renderla una parte stabile del nostro lavoro, la ritengo un’opportunità importante soprattutto per la Puglia, la regione in cui vivo e i cui abitanti sono spesso costretti a spostarsi per poter fruire di professionalità del genere.

Nei mesi scorsi insieme ad Alessandra Minervini (autrice ed editor LiberAria) e in collaborazione con una libreria barese avete organizzato “Ritratto di Signore”, appuntamenti letterari per far conoscere quattro grandi signore della letteratura. Ti va di raccontarci di questo progetto? Avrà un seguito?

Tengo molto a questo progetto. “Ritratti di Signore” è nato, nella sua forma embrionale, da due desideri: la voglia mai sopita di studiare e il desiderio di condividere la lettura. Leggere, come scrivere, è attività per solitari, ma non c’è niente di più bello che condividerla con gli altri. Così un giorno ho chiamato Alessandra, chiedendole se le andava di raccontare alcune delle autrici che abbiamo amato o che ci hanno formato. Abbiamo scelto delle donne perché ci sembra doveroso spezzare il triste e trito luogo comune della scrittura “femminile” e far conoscere queste scrittrici solo per quello che sono, grandi autrici, importantissime per la storia della letteratura. Per il primo ciclo abbiamo scelto di raccontare Gertrude Stein, Colette, AnaïsNin e Jane Austen (per il bicentenario), tralasciando volutamente scrittrici per noi fondamentali come Simone De Beauvoir o Virginia Woolf, che per fortuna oggi appaiono meritatamente consacrate da tutti. Queste quattro, invece, ancora soffrono di qualche pregiudizio, e ci piaceva l’idea di contribuire a smontarlo. La collaborazione con la Libreria Campus e con la Vineria Est è venuta da sé ma è stata una sinergia fondamentale per la riuscita degli incontri. Adesso vorremmo far girare un po’ queste prime lezioni per le librerie, stiamo organizzando una replica del primo ciclo all’Officina degli Esordi, un posto bellissimo in centro, e intanto ci stiamo preparando sul secondo ciclo, tutto italiano, e che avrà per protagoniste Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Natalia Ginzburg e Goliarda Sapienza e che partirà il prossimo autunno.

LiberAria non è solo una cosa editrice ma, come abbiamo già detto, organizza anche corsi di scrittura ed eventi sul territorio Quanto è importante per una casa editrice non restare tra le sue mura e andare incontro ai lettori?

Non mi piace la cultura che se ne sta su uno scranno, nelle quattro mura di un’accademia o di una biblioteca a disprezzare il volgo. Mi piace parlare di letteratura, mi piace farla entrare nel quotidiano, portarla in strada, tra la gente, vicina ai lettori. Per questo motivo cerchiamo di proporre diverse iniziative di promozione della lettura sul territorio: reading musicali, bookparty, letti di notte, incontri letterari, laboratori. È un lavoro importantissimo per noi come realtà, dal momento che uno dei vantaggi di essere piccoli e indipendenti è proprio la possibilità di avere rapporti diretti con tutta la filiera, lettori compresi, e cioè di essere, paradossalmente, interdipendenti. Arrivare ai lettori, appassionarli, coinvolgerli, è il fine ultimo di un editore, e per noi è fondamentale, oltre che piacevolissimo. Conoscerli, proporre iniziative, non stancarsi mai di dare e ricevere stimoli fa parte di quel leggere è un modo di vivere che è il principio cardine della nostra linea editoriale.

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Alla fiera “Più libri Più liberi” avete ospitato nel vostro stand la rivista FLR. Com’è nata questa idea? Cosa ne pensate delle riviste? Il loro lavoro culturale può portare dei benefici alle case editrici e all’editoria?

Nella mia libreria personale c’è un angolo riservato alle riviste letterarie, e sono felice di vedere che il mondo dell’editoria ferve attorno a questo particolarissimo genere. Penso a “Effe”, “Tre racconti”, “Cadillac”, “Cattedrale”, “Paris review”, “Colla”, solo per citarne alcune, e la recentissima traduzione di “Freemans” curata da Edizioni Black Coffee. Trovo che le riviste letterarie siano tra le più pubblicazioni editoriali più interessanti, perché consentono di ampliare il proprio sguardo e di approfondire contenuti diversi, oltre a permettere di essere informati sulle voci emergenti del panorama letterario e a contribuire a divulgare la forma narrativa breve per eccellenza, i racconti. Uno dei miei desideri è arrivare a pubblicarne una mia, ma per ora è solo un’idea, per questo quando Alessandro Raveggi (autore LiberAria e curatore di una serie di libri che vedranno la luce nel 2018 e nel 2019 per noi) ha preso la direzione editoriale di The FLR, mi è sembrata la cosa più naturale del mondo proporgli di portarla in giro per le fiere di settore. La collaborazione è stata quindi spontanea, inoltre credo fortemente nel progetto in sé: si tratta di una rivista bellissima, oltre che per contenuti e grafica, per l’idea di proporre racconti e poesie in lingua originale e tradotti in inglese, contribuendo a creare un ponte con l’estero per divulgare la buona letteratura nostrana.

Siete molto presenti sui social e sul vostro sito c’è il blog “L’ora d’Aria” in cui parlate dei libri di altre case editrici che vi sono piaciuti. Siamo abituati a percepire il mondo editoriale come un sistema chiuso mentre ho notato con grande piacere questa vostra dinamicità e apertura. Siete una felice eccezione o l’entrata in scena di molte case editrici indipendenti sta cambiando il mondo dell’editoria?

Non credo che il nostro blog sia un’eccezione. Siamo molto fortunati perché lavoriamo in un contesto, quello dell’editoria indipendente, dove ho trovato finora solo grande disponibilità a collaborare, ad aiutarsi, a consigliare e sostenere i libri belli, anche quando li pubblicano gli altri. Sono molti i blog “editoriali” che ospitano e consigliano altri libri oltre i propri, e numerosissimi gli editori che ammettono pubblicamente di apprezzare scrittori e testi che non sono loro. Un esempio su tutti? I numerosissimi consigli di lettura che, questo Natale, hanno pubblicato gli editori indipendenti nelle loro newsletter, e dedicati, salvo pochissime eccezioni, ai libri degli altri. 

Quali sono le prossime uscite e i progetti futuri?

Abbiamo quattro uscite fino all’estate e tutte le altre concentrate da settembre a dicembre. Sicuramente siamo orientati al rilancio delle nostre primissime collane, Meduse, con l’uscita di “La vita lontana” di Paolo Pecere e “Comportati da uomo”, la seconda raccolta di racconti di Giovanni Battista Menzani, e PhileasFogg, con la riproposta sul mercato italiano di “Farabeuf, o la cronaca di un istante” di Salvador Elizondo, classico dimenticato della letteratura messicana, e “Il nero di Parigi”, un racconto illustrato di Osvaldo Soriano. Ma non mancheranno le “Penne”, con i romanzi di Amleto De Silva, “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè”, e di Davide Grittani, la raccolta di racconti di Marco Montanaro, e i saggi dei metronomi: uno su Anna Maria Ortese, a cura di Adelia Battista, uno sul nuovo jazz italiano, a cura di Nicola Gaeta e uno su letteratura americana e nuovi media, a cura di Luca Pantarotto. Nel 2019 proseguiremo su questa linea, tanti stranieri e italiani, esordienti e non, oltre a continuare i laboratori in redazione e un’infaticabile promozione della lettura con il secondo ciclo di “Ritratto di Signore”.

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