La vita lontana

“Esco apposta, per farmi colpire da qualcosa di oggettivo”

 

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Da quando ho chiuso l’ultima pagina di “La vita lontana” di Paolo Pecere sono affollata di domande e di parole. Singole parole che ogni tanto salgono in superficie e si accomodano nella mia testa. Ad ogni parola se ne aggiunge un’altra e poi un’altra ancora fino a diventare pensiero poi domanda e infine flusso che m’investe e a cui non sempre so rispondere. Già solo per questo sciame che lascia dopo averlo letto, io questo libro lo prescriverei a tutti “cinque pagine tre volte al giorno”.

È un libro con una scrittura fitta. È un racconto fatto con gli occhi di Dora. Dora così composta, sempre concentrata a fare la cosa giusta e a trattenersi. Dora che ama Elio. Elio che ama Dora. Colti, attenti al mondo che li circonda e impegnati a renderlo un posto migliore. Un incastro perfetto. Due anime ben distinte che formano una cosa sola. Poi la gravidanza. Due gemelli. Marzio e Livio. Il primo bello e forte, il secondo piccolo e delicato. Sembra una fantastica pubblicità e invece no. Qualcosa si rompe. Elio sente il bisogno di altro. Un dovere più alto lo chiama. Si allontana emotivamente e fisicamente. In India trova sé stesso e il suo posto nel mondo. Elio abbandona. Dora resta. Prova a capire le ragioni di suo marito o forse no vorrebbe solo che lui tornasse. Resta lei con i suoi due bambini a cui si aggrappa. Dora resta in ombra rinchiusa in casa. Un’abitante invisibile di Roma mentre guarda i suoi figli crescere, formarsi, litigare, allontanarsi. Due figli così diversi dalle ambigue dinamiche. Quando Marzio è brillante e popolare, Livio è scostante ed emarginato. Quando è Livio a cercare a qualsiasi costo un po’ di luce è Marzio a defilarsi. Dora pensa, osserva, intrattiene conversazioni immaginarie con suo marito, indaga, nota ogni minimo dettaglio ma non agisce. Coinvolge noi lettori in questo massacro silenzioso senza mai provare a fermarlo. Ognuno ha la sua strada e la prende tranne Dora che resta immobile come sempre. Poi arriva una notizia che sconvolge, che chiude i conti col passato. Il destino spinge Dora ad agire. Non può più aspettare. Comincia un viaggio in Oriente per cercare i suoi figli, per ricomporre la sua famiglia. S’inoltrerà nella cultura orientale, con i suoi riti e i suoi luoghi. Dora resta diffidente ma avverte il cambiamento. Dora mette Dora al centro e adesso finalmente riesce dove non era mai riuscita. Diventa madre di nuovo con una consapevolezza diversa e tiene le redini della sua famiglia.

Dora è un personaggio complicato e brillante. Una donna ricca di sfumature che fa della distanza la sua corazza. Una donna che ha trovato il suo modo di difendersi dalla decadenza che la circonda. Dora è la voce narrante che dona tutta sé stessa al lettore senza risparmiarsi. A differenza degli altri personaggi letterari lei non si lascia spiare ma conduce il gioco raccontando al lettore la sua storia e portandolo a vivere il suo stesso sentire. Dora che nella sua storia sembra un’ingombrante ombra disarma il lettore prendendogli tutto, rendendo inoffensive le sue armi e lasciandolo avvinto dal suo flusso di pensieri.

Paolo Pecere, ricercatore universitario con diverse pubblicazioni accademiche e di viaggio alle spalle, nel suo esordio da romanziere per LiberAria ci regala un romanzo complesso che intreccia la storia di una famiglia, con il viaggio interiore e fisico, con la spiritualità e la filosofia regalando spunti per approfondimenti e per viaggi in territori poco battuti. È un libro che non si esaurisce con la lettura dell’ultima pagina ma che invita il lettore a continuare a cercare.

La vita lontana” è un libro pieno di strappi e di fratture vissuti nel silenzio. È uno dei modi possibili di essere famiglia. È una ferita che può smettere di sanguinare solo se troviamo il modo per curarla. È imparare a lasciare andare. È il mondo visto secondo due concezioni distanti ed opposte quella occidentale e quella orientale. È scegliere di adattarle al nostro sentire. È trovare la strada per un equilibrio. È la denuncia di una società perennemente in bilico tra illusione e disperazione.

 

libro 

La vita lontana” ripercorre gli anni della crescita dei gemelli Marzio e Livio, dopo la nascita dei quali il padre, Elio, marito di Dora (la voce narrante) abbandona la famiglia per trasferirsi in India in un monastero jainista dove diventa figura autorevole per la comunità religiosa. Dora, giovane insegnante precaria, cresce i gemelli completamente da sola. Pur ispirata da ideali umanistici, la crescita dei figli si accompagna a una violenta conflittualità. Livio è vittima di vessazioni da parte dei coetanei e crescendo, interrompe gli studi, perseguendo una passione per il teatro e dando segni sempre più netti di malessere; Marzio accetta un lavoro all’estero, allontanandosi definitivamente. In Dora emerge la consapevolezza della miopia borghese che ha inquinato la sua vita. Quando viene informata da Rajesh della presenza di Livio vola in India per cercare di accudirlo. Dopo poco tempo chiama Marzio per chiedere il suo aiuto e questi la raggiunge. Ma le tensioni riemergono e la famiglia presto si disperde di nuovo. Il romanzo di Paolo Pecere è articolato in un breve prologo e quattro sezioni. La narrazione procede come una sinfonia, in cui diversi stili corrispondono a diversi movimenti narrativi. La progressiva dislocazione geografica degli eventi traccia un percorso di emigrazione inversa, di fuga dall’Italia in crisi e di ritorno a una società simile a quella delle origini, regolata da un altro tempo. La voce con cui Pecere racconta ha una grande padronanza linguistica, è ironica e immerge i lettori in un rifugio dell’anima. Come una ginnastica danzata, “La vita lontana” procede per spezzoni che restituiscono la disintegrazione della famiglia occidentale: senza mai giudicare ma stando dalla parte della speranza che, sul finale, si affaccia attraverso la rinascita di Dora.

autore

Paolo Pecere è ricercatore universitario di Storia della filosofia. Tra i suoi libri: La filosofia della natura in Kant (Pagina, 2009); Dalla parte di Alice. La coscienza e l’immaginario (Mimesis, 2015). Scrive di filosofia, letteratura e viaggi su riviste e blog, tra cui “Internazionale”,“Il Tascabile – Treccani” e “minimaetmoralia”, e ha collaborato con RAI-Filosofia. Suoi racconti sono comparsi su “nazione indiana” e “Nuovi argomenti”

 

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