Via Gorkij 8 interno 106

Perché ricorda che la professoressa Bachilina le si era avvicinata, le aveva posato una mano sulla spalla, e le aveva sussurrato tra le labbra: “Impara a pensare con la tua testa”

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“Via Gorkij 8 Interno 106” è un libro di Marcello Venturi pubblicato nel 1996 da Mondadori nella collana “Le Scie” e ripubblicato nel 2016 da Edizioni Lindau nella collana “Senza Frontiere” con la postfazione di Giovanni Capecchi.

Marcello Venturi, scomparso nel 2008, è stato un giornalista e scrittore italiano esponente del neorealismo. Uno dei temi fondanti delle sue prime opere fu la Resistenza italiana a cui prese parte durante la Seconda Guerra Mondiale. Lavorò per lungo tempo presso “L’Unità” e la casa editrice “Feltrinelli”.

Il libro è la storia di Julia Dobrovolskaja interprete russa che Venturi conobbe in occasione di un suo viaggio a Mosca compiuto per spendere in rubli il diritto d’autore delle sue opere in russo. Quell’incontro, il primo di tanti, segnò l’inizio di una grande amicizia tra i due. Attraverso la storia personale di Julia arricchita dal guizzo dello scrittore che immagina un fantasioso incontro con Hemingway, Venturi ci racconta la storia del regime comunista con le sue luci e le sue ombre. Julia cresce come una figlia di Stalin prima e come giovane comunista poi. Grazie alle sue competenze di traduttrice va in Spagna come interprete al seguito delle truppe russe alleate contro il generale Franco nella guerra civile. Rientrata nella madre patria trova le persecuzioni contro gli ex combattenti di Spagna ad opera del regime. Verrà arrestata e detenuta per sei mesi alla Lubjanka e poi condannata a tre anni di lavoro forzato a Chovrino, dove sconterà dodici mesi grazie all’amnistia voluta da Stalin alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Julia vivrà il resto della sua vita ostacolata dal regime e  sotto il controllo costante del KGB fino a quando negli anni ottanta riuscirà, dopo anni di tentativi, a trovare rifugio in Italia.

Alla storia di Julia, Venturi accosta la sua da bambino cresciuto sotto il regime fascista a giovane uomo che sceglie di seguire il comunismo iscrivendosi al partito (lasciato dopo i fatti d’Ungheria) e servendolo anche con il suo talento di giornalista e scrittore.

In mezzo a queste storie ce ne sono tante altre: quelle degli artisti perseguitati dal regime, quella di Lily Brik che porrà fine alla sua vita solo dopo aver portato alla luce la vera natura del poeta Majakovskij suo amato, della poetessa Achmatova perseguitata dal regime e di Aleksandr funzionario del regime reso un fantasma solo perché innamorato  e poi marito di Julia. Le tante morti dell’animo e della dignità.

È la storia di un popolo, costretto a vivere come un fantasma, intriso di malinconia e paura, impotente e devoto alla finzione di una vita normale. Julia è una donna tenace solo d’aspetto fragile, con quel suo corpo esile e i capelli biondo grano, ma capace con la sua intelligenza e la sua ostinazione a sopravvivere a tutte le sfide che il destino le ha messo davanti. È la storia di una donna che sembra leggera seppur caricata di fardelli, della sua resistenza, della sua dignità, del suo andare controcorrente e dei suoi silenzi carichi di significato. Una donna fatta di ferite e inquietudini che non sono mai riusciti a trascinare a fondo ma che resta dritta e fiera sui suoi passi.

L’autore presenta al lettore una donna che forse non troveremo mai su un libro di storia ma che con il suo lavoro di interprete e traduttrice ha vissuto da protagonista le vicende del regime nel passaggio da compagna a cittadina. Un libro che con il pretesto della biografia racconta un pezzo di storia moderna di cui dovremmo essere tutti a conoscenza e che mostra come ogni regime, a prescindere dalla ideologia che lo anima, sia sempre capace di brutture e brutalità disumane che si ripercuotono sul popolo oppresso.

In “Via Gorkij 8 Interno 106” Marcello Venturi ci svela l’importanza della libertà e della necessità di pensare con la propria testa sempre e comunque. È la storia di una disillusione nei confronti delle ideologie e dei loro proclami. È la malinconia che ti prende quando scopri che il mondo in cui vivi è un posto peggiore rispetto a quello che hai sempre sognato. È essere messi alle corde e continuare a lottare.

 

libro

In via Gorkij 8 interno 106, a Mosca, ha abitato Julia Dobrovolskaja, italianista e traduttrice, prima di espatriare e di stabilirsi in Italia. La sua è la storia di un disincanto, quello che, da appassionata sostenitrice del socialismo sovietico, la trasforma in una sua critica implacabile. Un disincanto che non sfugge al terribile apparato di repressione del regime, che le apre le porte del campo di internamento di Chovrino e poi la condanna a una perenne sorveglianza, esercitata su di lei così come sui suoi interlocutori.
Marcello Venturi, che conosce Dobrovolskaja in occasione di un viaggio nella capitale russa, dove si è recato per riscuotere i diritti delle traduzioni dei propri libri, ne racconta la vita: la partecipazione alla guerra in Spagna, la prigionia, la dura lotta per la sopravvivenza. Alla sua vicenda fa eco quella dello stesso Venturi: cresciuto sotto il fascismo, partecipa alla Resistenza e aderisce poi al Partito Comunista, da cui si allontana dopo i fatti di Ungheria, disgustato dalla doppiezza e dal cinismo di molte delle sue posizioni politiche. Fra Julia e lui si instaura una sintonia profonda che si esprime nel comune rifiuto dei compromessi e nella scelta di esprimere la critica e il dissenso anche a costo dell’isolamento e della solitudine.

autore

Marcello Venturi è stato uno scrittore e giornalista italiano. Durante la guerra partecipò alla Resistenza, esperienza che divenne uno dei temi delle sue prime opere. Esordì su «Il Politecnico» di Elio Vittorini con il racconto Estate che mai dimenticheremo. Nel 1946 vinse ex aequo con Italo Calvino un premio bandito da «L’Unità» per un racconto inedito di ambientazione resistenziale. Per anni alterò l’attività letteraria con quella giornalistica, lavorando presso «L’Unità» e la casa editrice Feltrinelli. Per quest’ultima diresse la collana «L’Universale Economica». Uscì dal Partito Comunista, nel quale militava, dopo i fatti d’Ungheria, così come abbandonò la Feltrinelli dopo la morte di Giangiacomo per dissapori con Nanni Balestrini. Fra i suoi titoli più noti ricordiamo Bandiera bianca a Cefalonia (Mondadori), Il padrone dell’agricola (Rizzoli) e L’ultimo veliero (Sellerio).

 

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