Ti racconto Add Editore

Intercettare i cambiamenti del mondo che ci circonda e raccontarli non è mai facile. La casa editrice torinese Add Edizioni attraverso i suoi saggi divulgativi dalle molteplici visioni e  dal linguaggio sperimentale sembra aver trovato una chiave.

A parlarci di Add, nostro ospite dell’IndieBBCafè di maggio, l’editrice Francesca Mancini. 

 

 

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ADD editore nasce a Torino nel 2010. Pubblica saggi divulgativi prestando molta attenzione a temi civili e sociali. Come si è evoluto il cammino di Add?

La casa editrice nasce nel 2010, e nel 2014, dopo aver conosciuto la redazione al Salone del libro di Torino, io e mio marito Paolo abbiamo deciso di tentare quest’avventura editoriale. Già da tempo volevamo avviare una casa editrice di saggistica divulgativa, e l’incontro con la realtà di add ci ha convinti che il modo migliore per iniziare era continuare un percorso già interessante e in linea con la nostra sensibilità. In questi anni, presa confidenza con il lavoro editoriale, abbiamo avviato nuove collane, valorizzando le competenze di persone che si sono aggiunte alla redazione, impostato un lavoro continuativo con le scuole e realtà culturali di Torino, dedicato una cura particolare alla grafica e alla comunicazione attraverso il sito, i social e la stampa di una newsletter cartacea semestrale.

Add si occupa principalmente di saggistica ma lo fa con un linguaggio contemporaneo e sperimentando continuamente. Siete riusciti ad intrecciare il saggio con il romanzo (Incendi) con i graphic novel (Freedom Hospital, Una storia cinese), con un reportage fotografico (La crepa) e addirittura con storie per bambini. Come nasce l’idea di creare questi intrecci e come scegliete gli argomenti da trattare?

Vogliamo pubblicare libri che siano in grado di tracciare un percorso, sia a livello di contenuto che di modalità di fruizione (graphic novel, romanzo, saggio, come dicevi tu): dare spazio alla molteplicità delle visioni e dei linguaggi ci consente di indagare la complessità degli argomenti che trattiamo. Capita così che diversi nostri libri dialoghino tra loro, come in un’immaginaria tavola rotonda, e l’interessante sta nello scoprire proposte che aggiungono qualcosa al già detto. Per questo ci piace sperimentare con i generi e i temi: ma quello che cerchiamo sempre sono punti di vista originali, appassionati, e autori che abbiano voglia di raccontare (e raccontarsi) in modi diversi e al servizio del lettore.

“Incendi” è una collana in cui rientrano delle storie a metà tra saggio e romanzo in cui alcuni scrittori italiani raccontano di una passione che gli ha scombussolato la vita. Tra le pagine emerge chiara la passione dello scrittore che riesce a coinvolgere il lettore spingendolo ad approfondire alcuni argomenti o ad interrogarsi su quale sia la sua passione bruciante. Era questo quello che volevate smuovere quando avete pensato ad “Incendi”?

Incendi” è una collana di cui io e Fabio Geda, che la cura con me, siamo molto orgogliosi. L’idea da cui siamo partiti è quella che hai descritto, e la cosa sorprendente è che gli autori hanno affrontato la sfida della scrittura “divertendosi”: hanno talmente masticato l’ argomento trattato che lo hanno restituito al lettore con un’impronta personalissima e coinvolgente.

Così Marcello Fois ci ha parlato dei Promessi Sposi, Davide Ferrario della scherma, Marco Rossari di Bob Dylan, Susanna Tartaro di haiku, e ancora altri. Ed è una collana che si sta sviluppando seguendo percorsi che ci entusiasmano e ci stupiscono: siamo infatti felicissimi che Anni luce, il libro di Andrea Pomella, sia fra i 12 candidati al Premio Strega di quest’anno. Il prossimo che uscirà, a firma di Matteo B. Bianchi, ci racconterà invece della figura interessantissima di Yoko Ono. Insomma, dalla musica allo sport alla letteratura: Incendi continua a farci conoscere mondi nuovi.

Alcune pubblicazioni raccontano della guerra siriana e dell’importanza e dei cambiamenti delle frontiere. Come si racconta un presente che sta cambiando rapidamente?

È una domanda molto complessa, posso dire che teniamo occhi e orecchie bene aperti, e diamo spazio a chi a questi temi dedica tempo, fatica e passione. Ad esempio Shady Hamadi, di cui abbiamo pubblicato Esilio dalla Siria e La felicità araba, è uno dei nostri autori di punta e con lui intratteniamo un dialogo continuo. Sempre sulla guerra siriana è appena uscito Freedom Hospital, un graphic novel di Hamid Sulaiman che racconta la storia tragica e potentissima di un ospedale clandestino. Al complicato e importante argomento del cambiamento delle frontiere invece abbiamo dedicato recentemente due libri: La crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, che attraverso il linguaggio del graphic journalism ci mostra cosa avviene lungo i confini esterni d’Europa, da Melilla, enclave spagnola in Africa, alla Finlandia e Atlante delle frontiere di Bruno Tertrais e Delphine Papin, che indaga con cartine e infografiche le frontiere del mondo, costringendo il lettore a porsi molte domande. Questo è il nostro modo di fare: cercare di raccontare temi importanti in maniera sempre diversa e comprensibile. Soprattutto nel caso di argomenti così attuali.

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Una delle vostre collane principali è “Asia”. Un continente poco conosciuto che sta vivendo anni di profondo cambiamento. Parlateci un po’ di come nasce l’idea di questa collana. 

La collana nasce dal desiderio di aprirsi a culture di cui in Italia si sa pochissimo ma con cui avremo sempre di più a che fare e dalla collaborazione con Ilaria Benini, che ha vissuto anni nel sud-est asiatico, un’ area che continua a frequentare. Attraverso i nostri libri vogliamo scavalcare pregiudizi, e mostrare la vivacità sociale e culturale che quelle società offrono. E, tornando a quello di cui si parlava prima, la nostra voglia di mescolare gli stili, Il tramonto birmano. La mia vita da principessa Shan, l’autobiografia di Inge Sargent, è un esempio perfetto: per raccontare la toccante storia d’amore del libro, abbiamo deciso di chiedere all’illustratrice Elisa Talentino di interpretarne i passaggi principali, creando quindi un vero e proprio libro illustrato all’interno del libro stesso. È stato un esperimento riuscito, e lo stiamo ripetendo con Feste in lacrime di Prabda Yoon, una raccolta di racconti dalla Thailandia, illustrata da Alberto Fiocco: il libro uscirà a giugno e non vediamo l’ora.

Nel lavoro della vostra casa editrice la parola chiave è “cambiamento” che emerge nel linguaggio, nella struttura e negli argomenti trattati. Come si intercettano i cambiamenti?

Con la curiosità e una continua attività di studio e ricerca.

A proposito di cambiamenti negli ultimi anni i social e i bookblogger hanno modificato le dinamiche di diffusione e promozione dei libri. Un vostro parere su questa evoluzione e che rapporti avete con loro?

È un’evoluzione che teniamo d’occhio, sicuramente. Il rapporto con i lettori è la cosa a cui teniamo di più; tutta la nostra filiera produttiva si basa su questo. Quindi avere la possibilità di interagire direttamente con alcuni di loro, anzi, di voi, è arricchente e positivo. I libri di cui parliamo trattano di temi sociali a cui teniamo molto: vederli passare di mano in mano attraverso il passaparola è molto bello.

Ho l’impressione che i lettori oggi sentano il bisogno di condividere la loro passione per la lettura e di sentirsi parte attiva del mondo libro. Un atteggiamento che emerge dando un’occhiata ai folti gruppi letterari online, ai numeri da record delle fiere librarie e dall’attiva partecipazione agli eventi letterari che organizzano le librerie. Anche Add qualche anno fa ha inaugurato la sua libreria/ spazio culturale (Libreria Bodoni e Spazio B). La conoscenza delle dinamiche di una libreria e il rapporto diretto con i lettori cambia il lavoro editoriale?

Certo. Oltre alle fiere e agli eventi, potersi confrontare costantemente con le dinamiche di una libreria ci ha fatto capire le difficoltà e le potenzialità di questo canale: un lavoro editoriale per noi non può dirsi compiuto se non riusciamo a integrarci in maniera attiva con le librerie, e quindi con chi le frequenta. È un passaggio a cui teniamo molto.

Grazie a Francesca Mancini!

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