Anni luce

“Ten, Vs. e Vitalogy. Quei tre dischi mi hanno dato un’identità. Ero senza volto, immerso in una perenne zona d’ombra, che guardavo ai miei giorni passati e futuri con un ghigno velenoso. E poi improvvisamente ero di fronte a uno specchio, avevo un posto, mi riconoscevo in qualcosa”

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Ci sono incontri che hanno il potere di cambiare rotta alle nostre vite. Ci sono momenti che restano impressi per sempre. Conserviamo oggetti che portano i segni di questi cambiamenti. Poche volte abbiamo la consapevolezza di quello che ci sta succedendo. Ancora più complicato è fotografare il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. In “Anni luce” Andrea Pomella (add editore) prova a fermare con le parole tutto questo prendendo in prestito i suoi ricordi. In questo memoir si mette a nudo senza prendersi la scena lasciando spazio agli anni novanta e alle fragilità di una generazione. È il racconto di un percorso e della sua fine che coincide con il passaggio all’età adulta.

Gli anni novanta hanno segnato l’inizio di un profondo cambiamento nelle nostre società. Cambiano gli usi, i costumi, le relazioni. Cambia la società e le sue regole. I giovani e i loro sogni. È un viaggio nel grunge con i Nirvana, i Pearl Jam, Chris Kornell prima voci di una generazione ferita e poi leggende da ricordare. La storia personale dell’autore vissuta nella Roma delle periferie e dei centri sociali, con le droghe e il Major Martin, l’alienazione come rifugio per il dolore. Per la prima volta i giovani non dovranno più combattere il mondo cattivo che li circonda scoprendo che i mostri possono annidarsi anche dentro di loro. È un racconto di solitudini e malinconie. Feste devastatrici per rendere il mondo un po’ più simile alla loro anima. L’incontro con Q, personalità complessa e difficile ma carismatica, che gli fa scoprire i Pearl Jam e il grunge. Il senso di colpa perenne, il sentirsi alieno nel proprio quartiere e un dolore incessante. La musica che non ti salva ma riesce dove tu non hai osato: raccontarti chi sei. Stordirsi per non essere.

È un racconto di viaggi. I viaggi in bus o in metro attraversando Roma con gli album dei Pearl Jam nelle orecchie. I viaggi in motorino per allontanarsi da una casa che non sembra più accoglierci. I viaggi per raggiungere feste da sabotare e rivoltare. I trip a base di droghe e alcol per annullarsi. L’Interrail con Q e due chitarre. Girare l’Europa, suonare e dormire per strada, conoscere luoghi e anime, acquisire per la prima volta consapevolezza di sé. Scoprirsi per la prima volta persona oltre che groviglio. Andrea Pomella ci offre uno spaccato degli anni novanta nel nostro paese intrecciandolo alla sua storia personale e a quella dei Pearl Jam e del fenomeno grunge. Con delicatezza affronta il tema del suicidio e del disagio giovanile. È un racconto sul potere della musica e di tutto quello che si scatena dopo aver sentito una canzone.

La pressione che ci mettiamo costringendoci a un futuro fatto di illusioni o di tristi stereotipi. Leggendo “Anni luce” si ha come l’impressione che l’unica costante delle nostre esistenze sia sentirci inadeguati e sfatti da giovani come da adulti cambia solo il modo in cui combattiamo il disagio. Da adolescenti con una vita veloce e sballata, da adulti con una vita fatta di regole e di privazioni per cercare un illusorio ordine.

Andrea Pomella riesce a raccontare la giovinezza in tutta la sua potenza senza celebrarla né rimpiangerla.

Anni luce” di Andrea Pomella edito da Add editore è tra i dodici candidati al Premio Strega su proposta della scrittrice Nadia Terranova

libro

Questa è la storia di un viaggio al crepuscolo del secolo, una spedizione da vagabondi sulle strade d’Europa per esorcizzare la paura della vita adulta che bussa alle porte. Anni luce è un romanzo di formazione, e i Pearl Jam sono la colonna sonora di uno spazio di luce e di ombre che ha affascinato una generazione. «Ten, il primo disco dei Pearl Jam, uscito nel 1991 fu un treno che travolse la mia giovinezza. Venticinque anni dopo, decisi di scriverci un pezzo, la ricorrenza lo meritava. Il treno passò di nuovo sopra le mie rovine trascinandosi dietro tutto ciò che si metteva in moto quando dalle casse dello stereo fluiva una loro canzone, il vortice di angosce, divertimenti, memorie, furori, gioie, inquietudini che si incanalava attraverso la loro musica. Anni luce riguarda, certo, i Pearl Jam. Ma non solo. È la storia di un’amicizia, di chi mi fece conoscere i Pearl Jam: il compagno di sbronze, l’amico, il viaggiatore, il chitarrista geniale, il folle, il saggio, l’esagerato, l’imprevedibile, il lunatico Q.» Andrea Pomella racconta di una passione e di un’età incerta e la sua voce conserva in sé le tracce di un’altra voce, quella di Eddie Vedder, il cantante dei Pearl Jam.

autore

Andrea Pomella scrive su “il Fatto Quotidiano” on line, su Doppiozero e Rivista studio. Autore di monografie d’arte, tra le altre su Caravaggio e Van Gogh, ha pubblicato il saggio 10 modi per imparare a essere poveri ma felici (2012) e il romanzo La misura del danno (2013).

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