Ti racconto inutile

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro inutile. Una rivista, attenta alla società che la circonda, che si dirama in tante riviste e progetti legati da un unico filo conduttore: fare cultura per rendere il mondo un posto migliore.

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Digitando su google la parola “inutile” la prima cosa che viene fuori è il suo significato. Nonostante sia una parola con un’accezione negativa a me è sempre piaciuta e ammetto che è stato il vostro nome ad incuriosirmi e a spingermi a leggere la vostra rivista. Come mai questa scelta?

Perché è un nome autoironico e allo stesso tempo serio: la vita va avanti spietata nonostante tutto quello che proviamo a fare, e però le cose inutili sono spesso quelle che ci piacciono di più, che offrono maggior sollievo. Poi è un nome che ci prende in giro, e ci sembra importante sapersi prendere in giro.

Da ottobre 2017 i vostri lettori non solo possono leggere i vostri contenuti (poesie/racconti) ma possono anche ascoltarli attraverso i podcast. I podcast seppur lentamente cominciano ad essere sempre più presenti su internet. Avere più modi di fruizione (audio, video etc) potrebbe aiutare la lettura ad arrivare a più persone o tendono solo a spostare ulteriormente l’attenzione?

Rivista online (o cartacea) e podcast hanno pubblici affini ma solo parzialmente intersecanti, ed è una cosa di cui abbiamo avuto prova nel corso degli anni. A sei mesi dalla nascita di Racconti, il nostro podcast in cui leggiamo il racconto settimanale che pubblichiamo sul sito, possiamo dirci molto soddisfatte: non solo non notiamo uno “sbilanciamento” fra i due canali (il racconto viene sempre molto letto e molto ascoltato), ma le autrici e gli autori che stiamo pubblicando hanno accolto la novità senza problemi. È una cosa su cui abbiamo avuto anche una bella chiacchierata con gli amici di Mettiamoci la voce, un podcast che parla di lettura a voce alta; lì ne parliamo in maniera più approfondita.

inutile non si limita “solo” alla pubblicazione di un racconto a settimana ma pubblica anche No Rocket Science, una rivista di tecnologia e cultura in lingua inglese, e Effemeridi, una rivista sugli anni 2000. Vi va di parlarci di questi due progetti?

No Rocket Science nasce dalla passione del nostro Matteo Scandolin, che nei confronti della tecnologia ha un occhio meno apocalittico della media, e al quale interessa molto il dialogo tra innovazione e cultura.

Effemeridi invece è una maniera per esplorare anni che sembrano vicinissimi e invece sono a tutti gli effetti passato, e nei quali si tende a ignorare le cose meravigliose che sono successe, preferendo o la riscoperta ironica o il disinteresse.

Ci sono degli scambi tra “inutile” “No Rocket Science” e “Effemeridi”? ( se si: Questa diversità porta un valore aggiunto al lavoro delle riviste?)

Il primo e il secondo anno di Effemeridi hanno letteralmente saccheggiato autrici e illustratori che erano già passati per inutile; No Rocket Science impiega al momento Matteo Scandolin e Carmine Bussone, che abbiamo conosciuto perché ci spedì tanti anni fa un racconto (molto bello, peraltro) e col quale nel tempo si è creata una profonda amicizia.

Leggendo inutile pur riconoscendo le diverse voci che emergono dai singoli racconti ho la percezione che siano tutti legati da un filo comune. Come si arriva a questa armonia? È solo una questione di scelta degli autori o c’è una stretta collaborazione tra redazione e autori?

Di base, ci interessano i racconti dove parlano i personaggi e la storia, e la bravura stilistica è messa al servizio della storia e del lettore. E tendiamo a ripubblicare molti autori, perché si instaura un bel rapporto e perché ci fidiamo delle loro capacità; a volte addirittura siamo noi a scrivere a loro per chiedere se hanno voglia di fare qualcosa assieme, come ad esempio l’estate scorsa, per Solleone, uno speciale tematico legato all’estate, che è stata un’esperienza molto bella (e vogliamo ripetere anche quest’estate).

La vostra attenzione alle riviste emerge ulteriormente con la vostra newsletter “Timone” che raccoglie articoli, interviste e novità delle riviste indipendenti. Siamo abituati a pensare alla cultura come a un circolo chiuso e invidioso con le varie realtà (a qualsiasi livello) in perenne lotta tra di loro, questa vostra continua ricerca e l’apertura ad altre realtà è una anomalia del sistema o il mondo delle riviste indipendenti potrebbe riuscire a fare davvero rete?

Non si può fare rete se l’ambito in cui si cerca di fare rete è un passo verso una direzione diversa. Abbiamo conosciuto un sacco di persone che hanno aperto o partecipato a una rivista come tappa di una (sperata) carriera in editoria. Non c’è niente di male, e anzi molti ce l’hanno fatta, ma è ovvio che non appena gli impegni e le responsabilità cambiano, cambia anche il modo di concepire un ambiente indipendente a 360 gradi, come quello delle riviste. Però non è detto, anzi: ad esempio, Matteo B. Bianchi ha una vera e propria passione per questo tipo di prodotto editoriale, e non è un caso che la sua ‘Tina duri da molti anni e lui sia uno di quelli che scopre e condivide nuovi spazi.

Che cosa significa pubblicare una rivista oggi in Italia?

Gestire una cosa sapendo che se non la fai tu non la fa nessun altro, e fidarsi di chi la fa con te.

Una realtà indipendente, anche se ha gli stessi fini, ha delle regole completamente diverse da quelle più strutturate. Noi in redazione siamo in cinque, ci fidiamo le une delle altre, e sappiamo di avere una piccola (anche se bella, ovvio) responsabilità sulle spalle, quella delle scadenze settimanali, mensili, annuali, dei nostri piccoli e grandi progetti, e quella su chi ci legge. Quindi cerchiamo di lavorare il più possibile assieme, di volerci bene a vicenda, di rispettarci e di fare il meglio che possiamo con i mezzi che abbiamo, sapendo che abbiamo gli stessi obiettivi. Con decisione e serenità. Poi probabilmente “pubblicare una rivista in Italia” è un’esperienza diversa per ogni persona che lo fa. Per noi, nel quotidiano, si traduce in questo.

Tra le domande che spesso ponete alle riviste intervistate nella vostra newsletter c’è questa “Ipotizziamo che abbiate un budget a disposizione, che però non copre tutte le voci di spesa che ci sono. Dopo le cose tecniche (server, dominio, stampe, quelle cose pratiche) a cosa date priorità?” mi prendo la libertà di girarvela

Pagare le persone che la fanno: non tanto noi, ma gli autori.

Rendere il mondo un posto migliore con le parole, la letteratura e la cultura è la vostra ambizione e il sogno di molti. Credete ci sia davvero la possibilità che la cultura possa riprendere un posto centrale nella nostra società?

Non l’ha mai perso, è cambiata solo la cultura di riferimento. Sono cicli e ondate, l’importante è tenere sempre la luce accesa, e trovare i soldi per pagare le bollette dell’elettricità. (A questo proposito, a questo link si può contribuire a inutile.)

Gli anni 2000 sono bistrattati da più parti in particolare nell’editoria e nella cultura. È pensiero comune che poco di rilevante sia stato prodotto creativamente in quegli anni. Perché avete deciso di dedicargli una rivista? Cosa salvereste di quegli anni?

Più che salvare, il punto per noi è: prestare attenzione. Poi ognuno può decidere cosa salvare, non ci poniamo come esperte di ciò che vale o no. Per questo Effemeridi non ha un taglio preciso, ma parla di un po’ di tutto, immagini comprese: come le costellazioni (da cui il nome Effemeridi), ogni stella ha la sua importanza, assieme formano qualcosa, ma le due cose non sono esclusive. Ci piace sapere che ognuno le guarda partendo da un punto diverso.

Da aprile inutile si arricchisce di una nuova newsletter: Ghinea. Parla di femminismi e si preannuncia come l’inizio di un progetto più ampio. Cos’è Ghinea? Come nasce? Perché è importante parlare di femminismi oggi?

Ghinea è il nostro tentativo di approcciare i femminismi. Per ora si è incarnato in una newsletter mensile che propone storie di e su donne, con un deciso taglio intersezionale e un’ampia escursione di registri (nello stesso numero proponiamo inchieste sulla violenza di genere e un’intervista alle Spice Girls!). Per il futuro abbiamo progetti che al momento sono in uno stadio embrionale. Proprio perché siamo una redazione femminista, sappiamo quanto complesso e ramificato sia l’argomento e quanto la stratificazione di idee e teorie comporti due rischi paradossalmente opposti: che le persone se ne allontanino perché è troppo faticoso, o peggio che ne ricevano una versione semplificata ed equivoca. Noi non pretendiamo di sbrogliare la matassa, ma desideriamo impostare una condivisione di idee e storie il più possibile orizzontale e il più possibile alla portata di chiunque, per far emergere quella che riteniamo sia la vera forza della teoria e della pratica femminista: abbattere limiti, liberare persone. È importante farlo perché per varie ragioni sta prendendo piede un discorso sul femminismo che lo vorrebbe carcerario e oppressivo, in definitiva indesiderabile se non addirittura superfluo.

Grazie alla redazione di inutile!

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