Fedeltà: incontro con Marco Missiroli

Quanto riusciamo ad essere fedeli a noi stessi? Quanto le aspettative altrui e i condizionamenti sociali ci plasmano a loro immagine e somiglianza? Quanto questo ci serve da alibi per non rischiare di provare ad essere veramente chi siamo? Quante volte abbiamo lasciato perdere prima di cominciare convinti di non farcela? Di che cosa esattamente abbiamo paura? Di sbagliare? E se quello che cerchiamo di capire si nascondesse nelle pieghe dei nostri errori? Se solo così riuscissimo a colmare le mancanze che sentiamo spingere dentro?

Mi piacciono i libri che lasciano domande, che invitano ad interrogarci e a mettere in discussione cose che diamo per scontato. “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi) per me è stato un libro a rilascio lento, uno di quelli che lavorano dentro sulla distanza ponendomi interrogativi e aprendo la possibilità di guardare le cose anche da altri punti di vista.Ne ho parlato con lui in occasione della presentazione del romanzo alla Ubik Foggia. Ho tenuto le domande esistenziali per me e quelle sul libro e i personaggi che lo compongono per lui.

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IBIB: Carlo e Margherita sono marito e moglie. Il loro matrimonio ad un certo punto cambia per un malinteso. Il malinteso è il dubbio che Carlo possa aver avuto una scappatella con una delle sue studentesse. Margherita usa il dubbio come alibi per le sue fantasie. Carlo e Margherita non sono una coppia in crisi. Si amano, fanno progetti e hanno un’intesa sessuale molto forte. Probabilmente, però, sono due individui in crisi perché si sono dovuti accontentare e hanno compiuto delle scelte che non li soddisfano pienamente. Nel romanzo sono Carlo e Margherita ad essere in crisi non la loro coppia.

MM: “Fedeltà” voleva un po’ svelare questo lato della nostra esistenza, quello che anche quando siamo in coppia, quando siamo collusi felicemente con altre persone molto spesso dimentichiamo quella che è la parte individuale oppure ne diamo troppo risalto. In entrambi i casi si creano dei territori nascosti che vanno per conto loro e che possono detonare in maniera inaspettata. Ecco “Fedeltà” tiene conto di Carlo, di Margherita e tiene conto della loro coppia quindi di tre elementi e vuole che si mostri quello che sono le cuciture un po’ stanche, un po’ velenose che avvengono tra queste tre entità. Tra questi tre elementi. Tra questi tre personaggi : Carlo, Margherita e la loro coppia.

IBIB: In “Fedeltà” indaghi il tradimento. Il tradimento all’interno della coppia, il tradimento delle aspettative che gli altri hanno nei nostri confronti ma anche il tradimento verso noi stessi, le nostre aspirazioni e i nostri desideri. Il senso di colpa nel romanzo è presente ma non è predominante. Il traditore o presunto tale non viene messo alla gogna né giudicato ma è come se nel romanzo tu offrissi una chiave nuova del concetto di lealtà.

MM: In questa storia era fondamentale che io non giudicassi i miei personaggi, che i personaggi vivessero per quello che è la quotidianità di tutti i nostri giorni. Era necessario ci fosse un forte principio di realtà, quasi di neorealismo dei sentimenti. Per cui ho cercato di far muovere i personaggi come loro si sarebbero mossi nella vita reale senza scene madri ma solo con scene figlie e in base alla loro lealtà verso gli altri e sé stessi che può trasformarsi in fedeltà oppure no. Può anche essere un’infedeltà presunta, oppure un’infedeltà quotidiana. Ed è questo che mi interessava, quel sottile strato di tensione che a volte ci colpisce quando non siamo tanto fedeli a noi stessi proprio per mantenere un ordine esterno che in verità ci manomette quello interiore.

IBIB: Il libro è un romanzo corale. Carlo che ha una spiccata frenesia di vivere anche se non sempre riesce a farlo come vorrebbe. Margherita invece ha il vizio di dare a tutto un nome per archiviarlo anche se sembra più che altro un nascondere la polvere sotto al tappeto. Sofia che ha paura di non farcela, paura che la blocca spesso ancor prima di cominciare. E poi Andrea che è arrabbiato ed è il più fisico, mette spesso in mezzo il corpo e la violenza. Tutti i personaggi presentano degli irrisolti, delle inquietudini che cercano in qualche modo di gestire.

MM: È nell’irrisolto che si annidano le vitalità. Infatti da qui nasce l’esergo di Roth  “Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”. Perché sbagli quando credi di brancolare nel buio perché sei irrisolto quando in verità acquisti nuove conoscenze di te stesso e del mondo. In questo libro l’irrisolutezza e l’inquietudine sono una forma di conoscenza.

IBIB: Il romanzo è scritto in terza persona. Sono spariti i capitoli, il libro è diviso in due parti che hanno tra loro una distanza temporale di dieci anni.  Hai usato la tecnica del passaggio d’anima. Come mai hai scelto questa costruzione per il libro? Che lavoro c’è dietro “Fedeltà”?

MM: La costruzione è venuta naturale, come viene naturale molto spesso quel che sono i fiumi carsici della nostra quotidianità dove nascondiamo le cose agli altri, dove le nascondiamo a noi stessi e poi improvvisamente le tiriamo fuori. Questa struttura è venuta quasi come se fosse un unico personaggio suddiviso in tante coscienze diverse, in tante emozioni diverse. È una sorta di lavoro nel lavoro che è stato fatto. Se posso dire una cosa che forse non avevo ancora capito è che la struttura stessa di “Fedeltà” è un personaggio. Forse per questo ho impiegato quattro anni a scriverlo, a idearlo, a viverlo. La mancanza di capitoli è proprio questa voglia di non avere confini a livello schematico di un’emozione che lega al tradimento e che lega una fedeltà a noi stessi dove quando iniziano questi processi non c’è davvero nessun tipo di confine.

IBIB: Anna è la madre di Margherita. Una donna che è dovuta sottostare alle regole degli altri per tutta la vita. Solo ora che è vedova e  in pensione ha capito cos’è la libertà. Forse è l’unico personaggio risolto del romanzo perché anche se ha dei rimpianti li rivive con una certa serenità e si ritrova ad essere  il punto fermo degli altri personaggi che ci sono nel romanzo.

MM: Anna passa dalla ferita, dalla perdita del marito per trovare quello che è davvero il pertugio verso sé stessi. Gli altri personaggi è come se avessero paura di passare dalla ferita quindi si barricano dietro una sorta di rifugio piccolo- borghese. Quasi di mancanza di traumi per cui girano su loro stessi: Anna invece va, perché la perdita del marito è l’unico spiraglio che ha verso se stessa. Lo sfrutta e ne capisce quella che è un po’ l’evoluzione alla fine della vita. È incredibile che riesca a trovare la sua giovinezza alla fine della vita quando gli altri personaggi giovani hanno perso totalmente la loro giovinezza. È come se la vecchia generazione avesse ancora una volta una possibilità rispetto alla nuova generazione che ne ha molto meno pur avendo più libertà. La grande libertà ce l’ha Anna non gli altri.

IBIB: “Fedeltà” è anche la fotografia delle incomprensioni tra la generazione dei padri e quella dei figli. I padri che a tutti i costi cercano di stabilire le loro tappe anche per i loro figli non rispettando, non ascoltando i loro ritmi e i loro tempi. E i figli che non avendo più delle tappe imposte in modo convenzionale restano in balia di loro stessi. L’unica guida che hanno è cercare di essere loro stessi ma questo non sempre è possibile. Nel romanzo riesci a raccontare questo divario di fondo che si è creato tra i padri e i figli e che tiene in ostaggio la nostra generazione.

MM: È un romanzo che vuole fotografare la nuova generazione. La nostra generazione rispetto alla vecchia. Quelle che sono le illusioni proiettate dei padri sui figli e delle madri sui figli e quelle che sono invece le disillusioni dei figli proprio nei confronti di loro stessi. C’è quasi una presa di coscienza dei figli su cosa non possono fare costantemente non solo a livello sentimentale ma anche economico, sociale, a livello professionale. E qui c’è una rottura enorme. La rottura enorme avviene proprio attraverso una casa, attraverso un processo immobiliare. Carlo e Margherita vogliono comprarsi una casa e devono capire che per averla forse devono accettare i soldi della vecchia generazione o comunque il compromesso. Questo mette in moto quella che è la presa di coscienza sull’addio ai padri e alle madri, anche se Carlo e Margherita saranno sempre figli in questo romanzo mentre Sofia e Andrea che sono i più giovani invece diventano genitori dei loro genitori. Ed è un processo al contrario molto doloroso per  entrambi.

Grazie Marco!

 

 

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