Ti racconto Crack

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e di collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro Crack RivistaUn gruppo di scrittori e lettori appassionati di storie in ogni loro forma. Ribellione e unione riescono a fondersi in Crack e a darle energia vitale per continuare a sovvertire le regole creando. 

 

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  • Raccontatemi la storia di Crack Rivista

Crack nasce nell’ottobre del 2018 da quattro disobbedienti fuoriusciti dalla rivista Carie di cui erano stati anche cofondatori (in perfetto ordine alfabetico: Andrea, Giorgio Manuela Orietta). Poi per tenerci un po’ a bada si è unito Roberto, l’art director, quello che ha il buonsenso.

  • Quali caratteristiche deve avere una storia per entrare a fare parte di Crack?

Deve innanzitutto passare la selezione del comitato di lettura, poi la scelta definitiva viene fatta dalla redazione. Di solito preferiamo racconti che in qualche modo “rompano” gli schemi: vuoi con la trama, o con il tipo di scrittura, o con un finale inaspettato.

  • Fate editing sui testi che vi arrivano? C’è uno scambio tra gli autori e la redazione?

Assolutamente (unico avverbio in -mente che useremo in tutta l’intervista, promesso!) sì. Noi crediamo che suggerire allo scrittore modifiche o mettere in evidenza parti che a nostro parere funzionano meno , sia un valore aggiunto. Se no per fare dei banali cut&paste dal file originale al programma d’impaginazione sarebbe inutile avere una redazione, no?

  • Sul sito di Crack c’è un elenco di riviste letterarie che Crack legge e che consiglia caldamente di leggere. Creare questo spazio mi è sembrata una cosa bellissima che mi conferma il senso di comunità che percepisco da quando guardo più da vicino il mondo delle riviste.

Noi siamo dei romanticoni e crediamo fortemente nell’utilità del “fare squadra”, perciò abbiamo investito un po’ di energia per creare occasioni di comunanza (la Festa delle Riviste al Salone OFF di Torino 2019 è stata una buona occasione che ripeteremo). Crediamo che i lettori siano un bene comune e che se l’offerta di letteratura di buon livello aumenta, tutte le riviste ci guadagnino. Anche perché, a ben vedere, ogni rivista ha una sua linea editoriale abbastanza chiara e diversa dalle altre perciò, più che competizione, tra le testate, c’è compensazione. E poi, vuoi mettere che bello quando ci si ritrova davanti a una birra e ci si scambiano idee o si fanno progetti assieme?

  • Ogni autore di Crack consiglia un brano da ascoltare durante la lettura del suo racconto in uno scambio continuo tra musica e parole. Mi piace l’idea di rendere visibili cose che all’apparenza appaiono scontate e che per questo tendiamo presto a dimenticare. La contaminazione come motore della creatività.

Parlando coi nostri autori abbiamo scoperto che quasi tutti, mentre scrivono, hanno un ritmo in testa. Chiedere di concretizzarlo in un brano musicale è stato per noi abbastanza un passaggio naturale. Poi ci piace parlare anche di connessioni (oltre che di rotture) e il matrimonio tra parole e musica è antico e molto duraturo.

Generico autore

la redazione di Crack

  • Crack non è solo racconti ma anche interviste, sonetti, test, traduzioni, concorsi letterari ed eventi culturali. Crack si direbbe parecchio curiosa, a guardare il vostro sito.  

Sì, noi di CRACK siamo persone curiose e ci piace avere stimoli diversi. Perciò ci siamo immedesimati nel nostro “lettore tipo” e abbiamo pensato che un po’ di varietà sarebbe stata apprezzata. Per le rubriche in realtà funziona che, appena una persona amica ci propone un progetto (magari pure bello strano) che ci convince, immediatamente nasce la rubrica che potrà essere fissa, variabile, intermittente, one shot… È stato così anche per il concorso “TRY WALKIN’ IN MY SHOES” realizzato insieme ad Arcigay Torino.

  • Se Crack potesse esprimere tre desideri?

1 – trovare un socio ricco che finanziasse una tiratura standard da 2.000 copie

2 – continuare sempre a divertirci e a trovare e passare nuovi stimoli

3 – “scoprire” un talento letterario e vederlo crescere anche grazie al nostro scouting

  • Da poco avete lanciato il vostro primo concorso in collaborazione con l’Arcigay di Torino. Il concorso “Try walkin’ in my shoes. Parole e Immagini contro l’omobitransfobia” vuole portare alla luce l’oppressione e gli attacchi a cui sono esposti quotidianamente persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer, intersex, asessuali, così come i migranti, le donne, i disabili, le persone di origine etnica e provenienza geografica differente, di credo religioso non maggioritario. Com’è nata questa iniziativa?

Volevamo provare a dare ai nostri autori uno stimolo tematico. Abbiamo preso in considerazione uno dei tanti (tristi) aspetti della realtà sociale contemporanea, in questo caso la discriminazione (che si concretizza in atti che vanno dall’insulto all’aggressione, fino all’omicidio) nei confronti di tutti coloro che si distaccano dalla cosiddetta “norma” e dalla “normalità”, da tutto ciò che è “diverso” (senza prendere in considerazione il fatto che, per fortuna, siamo TUTTI uno diverso dall’altro). A trovare uno stimolo maggiore all’impresa e a suggerirci anche un bel titolo assai (scusate il bisticcio di parole) “calzante” ci ha pensato Arcigay Torino. A questo punto abbiamo deciso di farlo diventare un concorso, di aprirlo ad altre due sezioni (oltre a quella dei racconti) ovvero la Fotografia e le Illustrazioni. I premi in palio? La pubblicazione delle opere vincitrici sia su un prossimo numero di CRACK che in un’antologia sullo stesso tema curata da D Editore. E, di conseguenza, anche la consapevolezza di aver partecipato, con la propria creatività, a una causa nobile e giusta. https://www.crackrivista.it/concorso-try-walkin-in-my-shoes-parole-e-immagini-contro-lomobitransfobia/

  • Il vostro concorso non è solo una ricerca di nuovi talenti ma soprattutto una presa di posizione etica e politica molto chiara. La cultura può ancora smuovere le coscienze e avviare discorsi da cui partire per rendere la società un posto migliore e più inclusivo o c’è il rischio di parlare solo alla propria nicchia di riferimento?

La cultura DEVE smuovere, deve far pensare, far incazzare le persone, seminare il dubbio. Deve essere di stimolo per il pensiero se no è sanissimo e lodevolissimo intrattenimento. Che noi non disdegniamo affatto, anche perché aiuta ad avvicinare le persone alla cultura. È  il primo passo del lettore, prima lo si intrattiene poi, da lui, si vuole anche qualcosa di più: che rimanga. Per questo nel mix di proposte che c’è in ogni nostro numero ci piacerebbe convivessero le due anime: quella più culturale e quella meno impegnativa, accomunate però da una elevata qualità dei contenuti.  

  • Sembra un momento favorevole per le riviste. Ne stanno nascendo di nuove, alcune stanno passando anche al cartaceo e molti sono gli eventi culturali che le hanno viste protagoniste. Cosa significa fare una rivista oggi in Italia?

Per noi significa dare libero sfogo alle nostre passioni. Roberto e Orietta dal punto di vista grafico e creativo, mentre gli altri possono mettere a frutto anni di buone letture. Significa guardare un po’ più da vicino il mondo della letteratura e vederne i grandi pregi e le inaspettate meschinerie. Poi, come affermiamo nel nostro manifesto non abbiamo padroni e questo ci rende liberi di scegliere cosa ci piace davvero senza dover rendere conto a nessuno se non ai nostri lettori. Insomma per noi, CRACK è un grosso impegno che ci ripaga con molto affetto e tante soddisfazioni. E pure qualche insulto.

Grazie Crack!

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2 pensieri su “Ti racconto Crack

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