Ti racconto Spore

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e di collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi metto un piede nel fantastico e incontro Spore. Ogni racconto è una porta verso un’altra dimensione. Ogni storia dell’impossibile è un modo per attraversare indenni la realtà. 

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  • Come nasce Spore?

Spore è nata la scorsa estate quando finalmente io ho perso la pazienza, cosa non così rara, e mi sono decisa ad aprire un luogo dedicato alla narrativa fantastica. Io e Alessio ci pensavamo da parecchio, ma continuavamo a procrastinare. Quindi forse all’inizio non eravamo così pronti, non avevamo praticamente materiale, ma covavamo l’idea da troppo tempo. Un giorno a neanche un chilometro da casa nostra ha preso fuoco, in maniera inspiegabile gettando nel panico tutti quanti, una fabbrica, e nel pomeriggio ho trovato una falena gigante in giardino.
C’erano troppe cose strane per non permettersi di aggiungerne altre.

  • Cosa la distingue dalle altre riviste letterarie?

A Spore interessano solo le contaminazioni fantastiche, che siano in forma di racconto, illustrazione, romanzo a puntate. Accettiamo anche pezzi di critica. Ci piacciono le cose sbagliate, nascoste e non ci dispiace che qualcosa sia fuori posto.

  • Quali caratteristiche deve avere una storia per entrare a far parte di Spore?

Ti rispondiamo tutti, che siamo gente prolissa.

Non mi sento di poter dare una definizione precisa. So che sono tante cose ma non riesco a elencarle. Posso dirti che è sicuramente qualcosa che riesce a diventare, almeno per me, terribilmente vero. Ogni tanto penso ancora, con chiarezza, a La cosa marrone chiaro di Fritz Leiber. Per me quello è diventare vero. 
Alessio dice che deve esserci sempre del marcio in Danimarca.
Per Erica Spore è un contenitore di storie altre. Collisioni di genere, improbabilità tramistiche, stranezze riconducibili a errori nel sistema di ambientazione o nello sguardo stralunato della voce narrante. I racconti di Spore si avvalgono del fascino di un mondo che non funziona. 

  • Fate editing sui testi che vi arrivano? C’è uno scambio tra gli autori e la redazione?

Parecchio scambio! Dell’editing ce ne occupiamo io e il terzo membro della redazione, Erica Casalini appunto, che dopo aver pubblicato su Spore  una serie di episodi su una tesi proveniente dal futuro mi ha salvato la vita proponendosi di dare una mano con l’editing. Perché io ed Erica abbiamo un grosso problema: a noi editare piace un sacco. Non ci diamo un limite di giri di editing e continuiamo a lavorare con l’autore fino a che il racconto non sembra completo e siamo tutti quanti contenti.  

  • La narrazione di Spore non si esaurisce solo con i racconti ma passa anche dai social in particolare con “Le 167 vite erranti di Antimonio”. Vi va di parlarcene?

Apro una piccola parentesi: ci arrivano un sacco di racconti sotto pseudonimo. Su dieci racconti che riceviamo almeno la metà è corredata da un nome fasullo. Non abbiamo ancora capito bene se lo pseudonimo è legato allo scrivere di genere. Comunque sia. Un giorno riceviamo questa mail da quest*  Antimonio che ci dice che ha una saga familiare fantasy in frasi brevissime. Io leggo saga familiare, Ale legge frasi brevissime e cominciamo a scodinzolare. Le abbiamo lette ed erano infatti bellissime. Nella mente di Antimonio le 167 vite sono un fumetto, e spero che possano diventarlo, ma per adesso abbiamo raggiunto il compromesso di aggiungerle di settimana in settimana sui social, corredate da fotografie.
Le vite sono divise in tre tranche, letali aggiungerei, che raccoglieremo poi anche sul blog.

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  • Menzione particolare meritano le illustrazioni e le foto che accompagnano le storie di Spore.

Il logo di Spore è di Lorenzo Palloni, mentre l’header del blog è di Elisa Lipari. Per quanto riguarda le pubblicazioni, a parte scandagliare l’universo in cerca di illustrazioni abbiamo due collaboratrici fisse. Nunzia Tralli (@inthislight_) le cui foto corredano diversi racconti ma soprattutto le 167 vite erranti e Claudia Corso (@aetnensis), illustratrice che vive nel presente ma sogna il retrofuturo.

  • Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso della necessità di creare una narrativa che si allontani dalla quotidianità e dalle piccole beghe personali di scrittori e lettori e da più parti si auspica un ritorno alle favole/al fantastico o ad altre forme che dovrebbero aiutarci a raccontare i tempi di cambiamento che stiamo vivendo. I racconti di Spore mi sembrano in linea con questa idea.

Nella sezione Spore di resistenza abbiamo raccolto diverse citazioni che secondo noi rappresentano bene cosa vuole fare la narrativa fantastica. Ci piace lasciare che la realtà venga contaminata. Come ho detto prima il mondo è troppo strano per essere così definitivo, e definito. C’è sicuramente altro, qualcosa che ribolle. Queste storie, che mutano con i tempi, sono l’occhiata obliqua che permette di vedere tutto.

  • Sembra un momento favorevole per le riviste. Ne stanno nascendo di nuove, alcune stanno passando anche al cartaceo e molti sono gli eventi culturali che le hanno viste protagoniste. Cosa significa fare una rivista oggi in Italia?

Significa prestare attenzione. Fuori c’è parecchia confusione e una marea di idee che ti vengono addosso se le lasci fare. Fare una rivista significa mettersi a disposizione e mettersi a caccia di quelle buone in mezzo a tutto il resto. Riconoscere una direzione precisa.

  • Facciamo un gioco sulla scia del Premio Strega appena concluso. Se esistesse un Premio Spore quali libri sarebbero in cinquina?

Io, Alessio e Erica abbiamo così deliberato:
Materia di Jacopo La Forgia (Effequ), perché è un catastrofismo malinconico, un pianeta che si sfalda piano piano, a ogni lettura una diversa suggestione.
La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba (66thand2nd), un immaginario chiuso e perfetto. Quando non ci sono certezze, perché qualcosa si è scardinato, e ha lasciato entrare o uscire un pezzo essenziale.
Gomòria  di Carlo H. De’ Medici (Cliquot), una storia nera, nerissima, dai ritmi gotici ma dal contenuto che si fa sempre più esoterico.
Ad Astra – fantasia dell’avvenire di Antonio de’ Bersa (Zona42) un’opera di protofantascienza risalente al lontano 1884 che racconta di un futuro ancora più lontano, in cui la colonizzazione della Luna è vista come l’unica speranza per un’umanità al collasso per una sovrappopolazione più avvertita che reale.
Dal matto al mondo di Francesca Matteoni (Effequ), perché i tarocchi sono prima di tutto storie.

  • Novità che ci aspettano o progetti futuri che vorreste realizzare?

Vorremmo lanciare una call, così da fare un numero speciale. Abbiamo diverse idee e forse, forse, abbiamo deciso il tema. Ci piacerebbe anche poter portare in cartaceo alcuni contributi, lo stesso numero speciale magari, ma anche Le 167 vite erranti una volta complete, o gli speciali a puntate di Erica. Ma per adesso ci piace restare online.

Grazie Spore! 

 

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