Ti racconto l’ufficio stampa: intervista a Silvia Bellucci

Per gli addetti ai lavori l’editoria si basa su poche semplici regole. Per chi vorrebbe entrare a farne parte sembra un labirinto con una porta invisibile. Per capirci qualcosa in più IBiB ospiterà alcuni addetti ai lavori che proveranno a spiegarci meraviglie e dannazioni dell’affascinante mondo dell’editoria.

Partiamo con l’ufficio stampa interfaccia tra casa editrice e mondo esterno. Voce dei libri pubblicati e ombra degli scrittori.

In cosa consiste il lavoro dell’ufficio stampa? Come è cambiato con i social? Quali caratteristiche deve avere? Ne parliamo con Silvia Bellucci. Brillante, curiosa e “indipendente”. 

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Photo Credit: Luca Linzalata

  • Sul ruolo e sulla figura dell’Ufficio stampa in editoria mi sembra ci sia una nebbia parecchio fitta. Ti andrebbe di raccontarci il tuo lavoro per provare a diradarla un po’?

Pensate a un ponte che sta tra la casa editrice e il lettore. L’ufficio stampa è questo ponte: mette in relazione i due soggetti attraverso la promozione delle attività e dei prodotti dell’azienda che rappresenta. Per fare ciò un addetto/a stampa deve intrattenere relazioni con i media e con ogni attività che potrebbe migliorare la promozione di un determinato autore o libro, come ad esempio i festival o i premi. Uno dei compiti principali che attendono all’ufficio stampa è quello di dare visibilità alla casa editrice e alle sue produzioni, detto ciò funziona come in guerra e in amore.

  • Ogni libro ha un suo percorso, una sua storia e una sua voce. Per ogni libro bisogna trovare “la voce” che lo comunichi, lo rappresenti e lo porti all’esterno a conoscere i lettori. È come se sulle spalle dell’ufficio stampa gravasse il lavoro dell’autore e di tutta la filiera editoriale che lo ha seguito. Mi sembra un lavoro di responsabilità e di ricerca continua.

Ogni mattina un redattore si alza e sa che dovrà correre per chiudere l’impaginato che sta lavorando prima che un addetto/a stampa, con tanto di telefono alla mano, sbuchi dalla sua porta chiedendo: “È pronto il PDF?”. L’ufficio stampa arriva alla fine della catena di montaggio e ha le ore contate. Studiare un lancio richiede tantissima attenzione: si deve valutare il titolo che ci si appresta a promuovere, studiarne la tipologia, il genere, i temi trattati, soppesarne l’attualità e l’interesse, eventuali ricorrenze o appuntamenti affini. Ci sono molte responsabilità, nei confronti dell’editore, dell’autore e dei media. La ricerca è una parte fondamentale del nostro mestiere, servono continuamente nuove idee e vanno create delle opportunità. Io sono costantemente alla ricerca di nuovi media, nuovi canali, nuove prospettive per diffondere i libri che lavoro oltre i soliti limiti.

  • Con il predominio dei social e più in generale della comunicazione online ha ancora senso investire sulla comunicazione tradizionale (off-line)? Come interagiscono tra loro i due tipi di comunicazione?

Questa è una domanda interessantissima. Innanzi tutto questi due tipi di comunicazione hanno tempi di fruizione diversi: il digitale è molto più veloce, nella lettura si tende quindi a incamerare tante informazioni ma si approfondiscono diversamente rispetto alla comunicazione off-line. In secondo luogo è importante aver ben presente il target che si vuole andare a incontrare con il nostro lavoro di comunicazione e per fare ciò talvolta non basta solo il web. Fondamentale, quando si parla di comunicazione online, è distinguere tra testate online e social network, per quanto siano due settori che rientrano nel grande campo della comunicazione, sono diversi e attengono a figure professionali differenti: l’addetto all’ufficio stampa e il social media manager. I social network sono un grandissimo mezzo per raggiungere in modo diretto il lettore e per innescare il passaparola che può permettere a un libro di essere visto. Interessarsi a una determinata pubblicazione non sempre basta, credo sia naturale volerne sapere di più, a sostegno di ciò interviene la critica letteraria e il giornalismo culturale, gli interlocutori dell’ufficio stampa.

  • A ottobre ti vedremo nell’insolita veste di insegnante. Cosa ti ha spinto a scegliere questa nuova avventura? Cosa, secondo te, è imprescindibile sapere per diventare un buon ufficio stampa?

È nato tutto da una proposta di Martino Ferrario, editore di CasaSirio. Da tempo la sua casa editrice organizza corsi intensivi per le diverse figure che operano in campo editoriale. Sarà interessante e stimolante parlare del mio lavoro invece che farlo, raccontarlo in tutte le sue attività e studiare insieme a chi si appresta a fare questo mestiere tutti i percorsi che si possono intraprendere. La cosa che più mi preme è che il corso sia pratico e non solo teorico, che chi verrà a frequentarlo possa da subito mettersi alla prova. ( qui il link per maggiori info sul corso)

L’ufficio stampa è un mestiere dalle regole semplici, prima di tutto serve curiosità ma anche attenzione, elasticità (spesso si deve saltare dal piano A al piano B in pochi secondi) e un pizzico di diplomazia.

  • Libri, riviste, podcast, newsletter, blog etc. tutto quello che ti piace e che ti è tornato utile nel tuo lavoro.

Potrei stare qui fino alla prossima settimana! Mi piace tantissimo la radio, ci sono programmi a cui sono affezionata – come la rassegna stampa di Radio Radicale – e altri più recenti a cui mi appassiono continuamente. La scorsa stagione non ho perso nessuna puntata di “Cactus – Basta Poca Acqua” di Concita De Gregorio e Daniela Amenta su Radio Capital. Naturalmente ascolto molti programmi che parlano di cultura e di letteratura in particolare. Poi ci sono i podcast: da quando è nato seguo “Senza rossetto” di Giulia Cuter e Giulia Perona. Ho adorato “Morgana” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Il mio lavoro non ha un solo modo di operare, farsi contaminare da novità o diverse prospettive è importantissimo per far girare la testa e trovare continuamente modi diversi di fare comunicazione. In questa ottica tutto risulta interessante, dal blog di salute alle riviste di viaggi.

  • I libri ormai hanno vita sempre più breve. Ci sono moltissime nuove uscite e non è sempre facile riuscire a essere visibili. Esaurita la spinta iniziale, a un paio di mesi dall’uscita sembra (purtroppo!) che il libro non interessi più a nessuno. Quale ruolo può avere l’ufficio stampa per i libri che non sono più novità?

Ci si lega a quello che stavo dicendo prima, non c’è un solo modo di fare comunicazione. Basta trovare l’angolazione giusta per parlare di quel determinato progetto, questa è la grande sfida dell’ufficio stampa. In un caso di questo tipo si potrebbe puntare su determinate tematiche trattate che possono essere d’attualità anche se il libro è uscito in libreria da un po’ o proporre un confronto tra questo e altre pubblicazioni che hanno delle affinità, cercare eventuali ricorrenze o anniversari.

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Photo Credit: Luca Linzalata

  • Caravan, Exòrma, Tunuè, Valigie Rosse sono solo alcune delle realtà indipendenti in cui hai lavorato. Cosa differenzia l’ufficio stampa di una casa editrice indipendente?

Lavorare con case editrici indipendenti è interessante soprattutto per quanto riguarda la bibliodiversità che la loro presenza sul mercato offre al lettore. Da questo punto di vista è interessante promuovere un progetto che abbraccia questa prospettiva. Nella sostanza dell’attività di comunicazione però personalmente posso dire di non sentire troppa differenza: al momento sto lavorando come consulente su una raccolta di racconti di Hacca Edizioni e su un manuale di un grande marchio editoriale, sono due libri diversi e due progetti di comunicazione a sé stanti. Per me – con ciò non posso dire che sia così in generale – la differenza la fa il prodotto che va promosso non il tipo di editore.

  • Tu e il tuo lavoro: un ricordo a cui sei particolarmente legata; il momento che preferisci; l’antistress per riprenderti dagli scazzi?

Ci sono stati tanti momenti belli… Charles Juliet che, dopo essere stato tradotto in Italia per la prima volta da Valigie Rosse, vince il Prix Goncourt de la poésie per tutta la sua produzione poetica: tremavo mentre mandavo quel comunicato stampa! Il tour con Claudio Morandini dopo che Neve, cane, piede era arrivato nelle classifiche nazionali dei libri più venduti. La mia prima Lucca Comics & Games che mi ha fatto perdere 6 kg in una settimana e la voce in due ore. Ma credo che, più di tutto, ciò che mi fa stare bene sia l’adrenalina che mi dà questo lavoro. Poi ci sono i piani di comunicazione fatti all’uscita dall’ufficio con la birra che lascia dei cerchi sul blocco degli appunti.

  • Grazia Cherchi, in un suo articolo incluso in Scompartimento per lettori e taciturni, rimproverava all’editoria strambe abitudini che non valgono per il resto della cultura. Faceva notare ad esempio come per una mostra d’arte ricevere più articoli contemporaneamente su varie testate è sintomo di prestigio e strumento utile per attrarre visitatori mentre la stessa modalità è ritenuta noiosa e controproducente per un libro. Parlava di una vera e propria gara tra testate per essere i primi a parlare di quello specifico libro. Dell’abitudine di non dare spazio alla recensione se sul giornale è stata pubblicata un’intervista all’autore e viceversa. Insomma sembra che parlare di un libro annoi invece che creare interesse. La situazione è ancora questa? In tal caso come si pone il vostro lavoro?

Sì, sono dinamiche che talvolta si presentano – soprattutto con la carta stampata – e dipendono quasi esclusivamente dalla sovrapproduzione editoriale in rapporto agli spazi che i quotidiani dedicano alla cultura. Essendoci molta offerta i giornali tendono a prediligere contenuti il più possibile “unici” per aumentare l’interesse dei loro lettori e garantirgli un’offerta esclusiva. In questi casi il nostro lavoro trova degli ostacoli e dobbiamo soffermarci un po’ di più per mettere in luce le sfaccettate caratteristiche di un’opera letteraria e valutare quale di queste possa destare maggiormente l’interesse di quel media che si vuole andare a intercettare.

  • Consigli per chi vuole cominciare a fare questo lavoro?

Avere tanta, tantissima curiosità!

Grazie Silvia!

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