Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale.

“Hai agito seguendo la Legge del tuo desiderio o gli hai voltato le spalle? Hai fatto in modo di moltiplicare i tuoi talenti o li hai seppelliti per paura? L’albero della tua vita è stato capace di generare frutti o è rimasto sterile?”

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Nel suo libro “Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale” lo psicanalista Massimo Recalcati, pubblicato da Raffaello Cortina Editore nella collana Temi, mette in discussione il concetto di sacrificio muovendo i passi dalla domanda di Lacan (Avete agito in conformità al desiderio che vi abita?) e agli insegnamenti che ci ha lasciato Gesù (porre la Legge non al di là ma in mezzo agli uomini).

Recalcati parte dalla distinzione tra uomo e animale. L’animale non è votato al sacrificio ma al solo istinto di sopravvivenza, non si interroga sulla vita e la morte. L’animale vive a pieno la sua vita. L’uomo, invece, grazie al linguaggio non è un essere pieno, è un essere che manca di essere, che si interroga continuamente cercando di afferrare un senso alla sua esistenza senza riuscirci mai. L’uomo unico essere vivente a provare un piacere masochistico nei confronti della sofferenza e del sacrificio. Differenza che diviene evidente in amore. Un cane ad esempio amerà il suo padrone per quello che è amandolo di un amore incondizionato. Gli esseri umani, invece, si amano per come immaginano che l’altro possa essere, per come vorrebbero che l’altro fosse, per quello che di sé ritrovano nell’altro, amandoci spesso per quello che non siamo.

Citando le tre metamorfosi di Nietzsche si serve dell’uomo cammello (colui che trasforma il sacrificio in godimento) per illustrare la differenza tra sacrificio simbolico e fantasma sacrificale. Nel primo caso è lo strumento per raggiungere una determinata meta nel secondo caso non c’è sacrifico in vista di un fine perché il sacrificio è in se stesso il fine.

La domanda che Recalcati si pone e ci pone è perché siamo portati a sacrificare le nostre vite? Perché siamo capaci di sprecare questa vita nell’illusione di un’altra vita in un altro mondo? Cosa ci spinge a mettere la nostra vita totalmente nella mani di una altro? (Dio, madre, padre o dittatore che sia)

Una delle possibili risposte può essere la vertigine che dà la libertà. La responsabilità che comporta essere liberi, la paura di compiere delle scelte. La libertà ha un peso, quello della responsabilità che è più pesante da portare rispetto al peso del dovere perché quando scegliamo di sacrificarci per un dovere imposto da altri ci viene tolto il peso della responsabilità. Il fantasma sacrificale contiene anche un atteggiamento ricattatorio e vittimista al suo interno.

La Legge secondo Recalcati, che in questo allinea psicanalisi e cristianesimo, non è repressiva, non va contro il desiderio ma con il desiderio. Chiede di abbandonare una concezione colpevolizzante della Legge per tramutarla in responsabilità della Legge. Rivede l’insegnamento del sacrificio del Cristo sulla croce compiuto seguendo la Legge dell’amore, aprendosi completamente all’altro, come donazione di sé stesso senza nessuna pretesa in cambio.

Dalla croce sembra che Gesù arrivi a chiederci “e tu cosa hai fatto con quello che ti ho donato?” “Cosa ne hai fatto dei tuo talenti?”

“Il desiderio non persegue un ideale, un Bene trascendente situato come valore in sé, ma si soddisfa solo nella sua realizzazione, ovvero nell’obbedienza alla propria Legge. Un’obbedienza che non disegna più un rapporto di servaggio (sacrificale) del soggetto con un suo Altro, perchè l’obbedienza alla Legge che l’uomo porta iscritta singolarmente iscritta nel proprio inconscio. È obbedienza verso la chiamata del proprio desiderio”

“Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale” di Massimo Recalcati scardina i blocchi che poniamo nelle nostre esistenze invitandoci a non contrapporre il desiderio al dovere ma fare del proprio desiderio un dovere.

Raffaello Cortina Editore è l’ospite di questo mese del Book Bloggers Blabbering sulla nostra pagina facebook potete leggere l’intervista all’editore e tutte le recensioni ai suoi libri.

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La passione per il sacrificio è solo umana. Gli uomini non si sono limitati a sacrificare sull’altare animali offerti ai loro Dei ma hanno sacrificato su quell’altare anche la loro vita. È il caso dell’uomo ipermorale che sacrifica il suo desiderio, o del martire del terrorismo che si immola per una Causa. Il sacrificio non è una semplice rinuncia al soddisfacimento ma una forma masochistica del soddisfacimento. È un fantasma che proviene da una interpretazione solo colpevolizzante del cristianesimo. La psicoanalisi, insieme alla parola più profonda di Gesù, si impegna invece a liberare la vita dal peso del sacrificio. Il che comporta un diverso pensiero della Legge: l’uomo non è schiavo della Legge perché la Legge – come sostiene la lezione cristiana e quella di Lacan – non è fatta che per l’uomo.

autore

Massimo Recalcati, tra i più noti psicoanalisti in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e insegna nelle Università di Pavia e di Verona. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, tra gli altri, L’uomo senza inconscio (2010), Non è più come prima (2014), i due volumi su Jacques Lacan (2012 e 2016), Cosa resta del padre? (2017), Contro il sacrificio (2017), Ritratti del desiderio (2018) e Alimentare il desiderio (con M.A. Rugo, 2019).

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