Ti racconto Altri Animali

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro Altri Animali. Una rivista che racconta il contemporaneo attraverso i libri che legge, le serie tv che guarda e i racconti che ogni martedì pubblica. Un progetto che da maggio ha imparato a camminare da solo e sta prendendo le misure di quello che è e che sarà. Interviste accurate e una grafica accattivante per questa piccola medusa che fluttua nelle acque dell’editoria.

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  • Come nasce Altri Animali?

La storiografia già si sta dividendo sulla genesi della rivista: gli storici di orientamento liberale parlano di una rivoluzione controllata dall’élite dell’epoca, l’oligarchia illuminata di Racconti Edizioni, a cui il blog Altri Animali era strettamente legata; quelli più vicini alla tradizione marxista parlano invece di una vera e propria rivolta, orde di riottosi precari dell’editoria che affilano le armi del materialismo storico per mettere su un socialismo libera tutti. Noi ci limitiamo ad assecondare la versione ufficiale: prima che giungesse la rabbia popolare Altri Animali rispondeva all’esigenza di garantire un palcoscenico ideale alla forma racconto, relegata spesso in secondo piano, e di mantenere vivo quel legame nebuloso e incerto che tiene insieme editoria e scrittori esordienti.

  • Il martedì è il giorno del racconto. Quali caratteristiche deve avere una storia per entrare a far parte di Altri Animali?

La risposta breve è che deve essere scritto bene, ma poi si apre tutto un discorso su quale sia, per noi, il significato di «scrivere bene». Diciamo che, per essere pubblicato su Altri Animali, un racconto deve avere il giusto dialogo tra storia e scrittura; non cerchiamo un genere specifico di racconti, anzi, ci piace spaziare, cercare di trasmettere il più possibile un’idea di pluralità.

Va bene tutto finché pensiamo di trovarci di fronte a qualcosa che funziona, che è stato pensato e poi scritto con attenzione – e non serve neanche che il racconto sia incasellabile in un genere. A questo punto la domanda è: cos’è che fa funzionare un racconto? Per noi – e non è detto che questa sia la risposta universalmente corretta – si tratta del rapporto tra forma e contenuto. Le scelte stilistiche dell’autore devono essere consapevoli e, quindi, la scrittura deve adattarsi bene alla storia che si sta raccontando, e viceversa. Ed ecco che torniamo al discorso sullo «scrivere bene». Si può scrivere bene in qualsiasi stile e con qualsiasi trama, l’importante è sapere cosa si sta facendo; finché un autore ci dà l’idea di aver valutato tutti i modi possibili per dire qualcosa e di aver consapevolmente scelto di dirlo nel modo in cui lo stiamo leggendo, allora siamo soddisfatti.

  • Scorrendo la Home di Altri Animali emerge una pluralità armonica. Tanti pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente e puntano nella stessa direzione. Come scegliete gli argomenti da trattare? Quale l’iter dietro alla pubblicazione? Svelatemi la vita di redazione che si cela dietro gli articoli che leggiamo.   

Attualmente la redazione è composta da tre caporedattori, due editor per i racconti, una visual designer, editor esterni e diversi collaboratori fissi, senza contare le proposte che ci vengono da fuori. La selezione viene svolta sempre all’interno della redazione. Ciascuno ha compiti ben definiti per arrivare poi ad avere un risultato adeguato e coerente con il nostro progetto. Le proposte vengono vagliate di volta in volta, durante le frequenti riunioni di redazioni che facciamo.

La rubrica “Scriviamo di” è la parte più produttiva, circa quindici pezzi al mese, dove selezioniamo le novità editoriali più interessanti e affini ai nostri gusti. Ovviamente abbiamo anche ottimi rapporti con le varie case editrici, sia indipendenti che mainstream, e questo ci facilita molto il lavoro.

Ma in questa rubrica non trattiamo solo letteratura contemporanea, spesso ci sono anche approfondimenti su determinati autori e opere.

Abbiamo poi la rubrica “Interviste” dove intervistiamo autori italiani e stranieri: citiamo, tra gli altri, David Means o Rodrigo Fresan. C’è poi Animali Notturni che è la rubrica che si occupa di cinema e serie tv, infine a breve contiamo di realizzarne una per il reportage e una dedicata a fumetti e graphic novel. Per quanto riguarda i racconti l’iter è affidato ai due editor, come dicevamo sopra, e lì la fase di editing è un dialogo in cui qualsiasi frase, parola o virgola può essere messa in dubbio per arrivare al giusto grado di consapevolezza nella scrittura. Lo scopo è migliorare il racconto prima di tutto agli occhi dell’autore.

  • Altri Animali nasce come costola della casa editrice Racconti Edizioni che qualche mese fa le ha lasciato la mano per permetterle di camminare da sola. Com’è stato diventare grandi? 

Da maggio la redazione è cambiata, si sono aggiunte nuove persone, alcune lontane dalla casa editrice. Da una parte questo ci ha convinto a tenere fede al progetto culturale originario, quindi di continuare a darci alle short stories; dall’altra ci ha permesso di provare un restyling in grafica e contenuti, aprendoci quindi a interventi su cinema, giornalismo, società. Siamo ancora in fase laboratoriale, il partito ha bisogno di disciplina e compromesso, per cui onora il padre e la madre, direbbe Lumet, però sarebbe d’uopo, a tempo debito, farli fuori.

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  • A dicembre sarete a Roma per Più Libri Più Liberi. Su fb avete già lanciato una call per racconti. Vi va di raccontarmi qualcosa di questa iniziativa e quali sono i vostri programmi per la Fiera?

Speriamo che la call possa essere un modo per avere uno scambio meno impersonale del solito con gli aspiranti autori. La mattina di domenica, che poi è l’ultimo giorno della fiera, daremo la possibilità a chi vuole pubblicare con noi di incontrarci e consegnare fisicamente il proprio racconto. Il regolamento della call è abbastanza semplice: il racconto deve essere consegnato fisicamente (quindi non accettiamo partecipazioni via mail) e il tema deve essere una qualsiasi interpretazione del termine «imbucarsi» (non c’è una ragione specifica per la scelta del tema: piaceva agli editor della rubrica Il Racconto del Martedì); uno dei racconti proposti verrà selezionato e pubblicato sul nostro sito. Il luogo fisico in cui portarci i racconti sarà lo stand di Racconti edizioni.

La call è per chi ha racconti da proporci certo, ma anche a chiunque voglia venire a conoscerci, perché è un lettore o perché è un autore con cui finora abbiamo comunicato solo via mail. Ci saranno i nostri editor e gran parte della redazione.

  • Sembra un momento favorevole per le riviste. Ne stanno nascendo di nuove, alcune stanno passando anche al cartaceo e molti sono gli eventi culturali che le hanno viste protagoniste. Addirittura dopo Firenze Rivista si è aperto anche un dibattito sul ruolo che queste hanno. Cosa significa fare una rivista oggi in Italia?

Al netto dei vantaggi e svantaggi che noi tutti conosciamo, oggi mettere su una rivista significa sic et simpliciter coltivare delle suggestioni, renderle fruibili al lettore, modellarle seguendo un tipo di sensibilità che orienti, stimoli, confligga. Tutto qui. Per chi pubblica racconti poi hai a disposizione uno spazio virtualmente infinito che rischia di impedirti una pubblicazione meritoria. Per questo noi cerchiamo autori che riescano in primis a catturare il nostro interesse, a intercettare una potenzialità letteraria da concretizzare. Se qualcosa che hai scritto va online sei nel mondo reale tanto quanto – e, sotto molti punti di vista, più di – chi ha pubblicato su carta. Il fatto che consideriamo positivamente la possibilità di essere un primo step nel percorso di un autore non scalfisce minimamente la nostra convinzione che arrivare a pubblicare con noi debba essere considerato un traguardo di per sé.

  • Consigli per aspiranti raccontisti

Leggere e scrivere, tanto. La predisposizione esiste per la scrittura come esiste per qualsiasi altra cosa, ma questo non significa che si possa leggere poco o scrivere poco e pretendere di riuscire comunque a fare un buon lavoro. Gli direi di leggere la biografia di chiunque sia diventato molto bravo in qualcosa: scoprirà che tutti i migliori, anche quelli con la fama di svogliati o di sregolati, hanno passato almeno un periodo a fare solo quello per cui sono stati ricordati. Avere una passione non significa scoprire che ti piace fare qualcosa; significa essere disposto a dedicare una quantità spaventosa di tempo ed energie a qualcosa per cui qualcun altro non farebbe mai lo stesso sacrificio. È quando la volontà di migliorare supera l’istinto di autoconservazione che diventi davvero più bravo degli altri.

Grazie Altri Animali!

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