Ti racconto Voce del Verbo

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro Giorgio e Chiara. Cosa fanno una lettrice e uno scrittore che amano i racconti? Fondano una rivista! Leggono, scrivono, periodicamente convocano una call per altri autori, hanno creato una rubrica per dare libero sfogo a ciò che li anima e sognano in grande.  Sto parlando di Voce del Verbo e se volete saperne di più leggete qui sotto. 

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  • Come nasce Voce del Verbo?

Voce del Verbo nasce da una comune passione per il mondo della narrativa che coltiviamo fin da ragazzini e che abbiamo deciso di approfondire fra i banchi dell’università e quelli della Scuola Holden.

Qualche tempo fa ci siamo avvicinati per la prima volta al panorama delle riviste letterarie, Chiara come lettrice e Giorgio come scrittore. Ci siamo sentiti come capiti, accolti e, allo stesso tempo, desiderosi di darci da fare.

Il progetto è nato quasi per sfida: volevamo creare uno spazio libero in cui promuovere una concezione del racconto slegata dalle logiche del “cosa vende” e “cosa va di moda”. Fin da subito, il nostro principio guida è stato quello di dar voce alle storie che, semplicemente, sapessero emozionare, senza lasciarci condizionare a priori da limiti stilistici o tematici. L’obiettivo era di creare una rivista che, come un quaderno, raccogliesse le più svariate idee, suggestioni e sensibilità.

  • Chi c’è dietro Voce del Verbo?

I fondatori siamo noi due: Giorgio Benedetto Scalia e Chiara Paterna. Holdeniano di formazione, lui, laureata in Letteratura, filologia e linguistica italiana, lei. Per deformazione professionale, siamo abituati a pensare in maniera molto diversa: Chiara, infatti, si occupa essenzialmente dell’editing, mentre Giorgio dell’aspetto visivo e comunicativo. Per le illustrazioni (che, nella maggior parte dei casi, sono realizzate da Giorgio) ci affidiamo spesso – quando la storia lo richiede – al tratto delicato e fanciullesco della bravissima Martina Barbini, che ha creato anche il nostro logo. La rubrica Note a margine, invece, è curata dal nostro amico Alessio Zaccardini, holdeniano anche lui.

  • Quali caratteristiche deve avere una storia per entrare a fare parte di Voce del Verbo?

Leggiamo insieme, ad alta voce, le proposte inviateci, ma Chiara ha sempre l’ultima parola. Come ci teniamo a ribadire ogni volta che ne abbiamo occasione, il pezzo non deve avere alcuna caratteristica specifica. Potete inviarci racconti, poesie o reportage di qualsiasi lunghezza, che affrontino qualsiasi argomento e scritti nei modi più impensabili. Non cerchiamo storie prodotte in serie. L’importante è avere una voce ben definita e riconoscibile, e mantenere fino in fondo le promesse che la storia fa al suo lettore. Non importa se piccole o grandi, ma le promesse vanno mantenute. È ovvio poi che, parlando di racconti, non bastano uno stile impeccabile e delle immagini potenti; il racconto ha il dovere di raccontare.

  • Periodicamente convocate una call. Ogni scrittore può inviare il proprio racconto ispirato al verbo da voi indicato. Perché avete pensato al metodo della call?

Volevamo trovare un modo per ispirare i nostri potenziali autori senza farli sentire in gabbia con la scelta di un tema prestabilito. Per questo, non si tratta di una vera e propria call, ma di un suggerimento per scavalcare l’ostacolo della pagina bianca e accendere una lampadina. E poi, per quanto sia interessante leggere più variazioni su uno stesso tema, preferiamo dar voce a storie sempre diverse.

  • Fate editing sui testi che vi arrivano? C’è uno scambio tra gli autori e la redazione?

Pensiamo che qualsiasi pezzo, anche quello dotato della più accurata attenzione stilistica, non possa fare altro che beneficiare di un processo di editing ben motivato. C’è sempre un’idea che può essere espressa in modo più pregnante e coerente con il testo stesso. Lo scambio con gli scrittori è costante: Chiara propone il suo editing, anche se minimale, e si confronta con l’autore fino a raggiungere la versione definitiva.

Noi

  • Nella vostra descrizione fb accostate la nascita della rivista ai buoni propositi che solitamente si fanno ad ogni inizio anno. Essendo da poco entrati nel 2020 vi chiedo quali sono i propositi di Voce del Verbo per quest’anno?

Iniziamo con un buon proposito a lungo raggio (ma se non si sogna, non si arriva da nessuna parte): ci piacerebbe che la rivista diventasse una piattaforma di scouting per i nostri autori. Un proposito più avvicinabile sarebbe quello di riuscire a creare un numero speciale cartaceo in cui far confluire i migliori testi che abbiamo ospitato e che ospiteremo. Fatto questo, vorremmo riuscire a organizzare una presentazione come si deve in una (o magari più di una) libreria indipendente di Torino, che ormai ci ha adottati. In ogni caso, il buon proposito più importante è continuare a migliorarci e raggiungere un pubblico di lettori sempre più esteso. Infine, vorremmo che la nostra casella di posta si riempisse di reportage (quindi cogliamo l’occasione per invitarvi a scriverci!).

  • Parlatemi di Note a margine. Una rubrica senza filtri che affronta con ironia le ipocrisie del nostro tempo in cui anche Babbo Natale si è sentito libero di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Proprio perché l’idea che abbiamo sempre in mente è quella del composition book, pensavamo che la rivista avesse bisogno di uno spazio di riflessione e sfogo dedicato, all’interno del quale poter affrontare argomenti legati alla contemporaneità, anche un po’ scomodi. In occasione del periodo natalizio ci è sembrato interessante lanciare anche un ciclo continuativo di pubblicazioni che, in linea con lo spirito della rubrica, divertissero e, allo stesso tempo, facessero riflettere i nostri lettori fra un cenone e l’altro. A tal proposito, dobbiamo ringraziare Alessio Zaccardini, che, oltre a un bravo scrittore (e un Babbo Natale incazzato molto credibile), si è rivelato una fucina di idee e ci ha aiutati a consolidare quella che, all’inizio, era nata come una semplice appendice del progetto principale.

  • Non solo racconti ma anche poesie e reportage. Un verbo può essere la scintilla per infinite di storie diverse.

Abbiamo deciso di dare spazio a due generi un po’ bistrattati perché pensiamo che non ci sia una forma di scrittura più o meno legittima di un’altra. Per quanto riguarda la poesia, crediamo fortemente nel suo valore educativo (sia per chi legge, sia per chi scrive prosa) e nella sua capacità di toccare, anche in pochi versi, sensibilità molto diverse e di nutrire il nostro immaginario personale; il reportage, invece, ha il pregio di essere legato a un luogo, una situazione e un tempo definiti e, dunque, di fornire degli strumenti per assicurare un forte aggancio alla realtà all’interno di qualsiasi tipo di narrazione. Possiamo dire che sono entrambi modi per imparare a osservare le cose e a replicarle sulla carta in maniera autentica, anche in contesti immaginari e fantastici.

  • Libri, riviste, blog, newsletter, musica, podcast. Cosa legge e ascolta Voce del Verbo?

Ammettiamo che, nella maggior parte dei casi, ci concentriamo su romanzi, raccolte di racconti e poesia. In generale, abbiamo gusti letterari parecchio antiquati (specialmente Giorgio, che, anche nella musica, si è fermato agli anni ’70). Al momento lui, infatti, sta leggendo I demonî del suo amatissimo Dostoevskij; Chiara, invece, dopo aver terminato Orlando di Virginia Woolf, ha appena iniziato Il tempo materiale di Giorgio Vasta. Ultimamente Chiara si è abbonata al New Yorker e quando (e se) arriva, legge i racconti con piacere. E poi tentiamo di tenere d’occhio con costanza le altre riviste letterarie italiane online. Tra poco ci butteremo sul numero 10 di effe (creato in collaborazione con Cadillac, Colla, CrapulaClub, L’Inquieto, retabloid, ‘tina e Verde), che abbiamo acquistato giusto l’altro giorno. Ci piace tanto Doppiozero e seguiamo – ovviamente – Italians Book It Better e leggo.libri di Jacopo Milani (con il quale Giorgio condivide la sua passione per Faulkner). Non siamo ancora grandi esperti di podcast, ma abbiamo ascoltato Morgana e seguiamo sempre 92 minuti di applausi di Alessio Zaccardini, Giovanna Surace e Cecilia Stecca.

La musica (in presenza di Giorgio rigorosamente pre anni ’70 – a tal proposito, consiglia i Juicy Lucy), la ascoltiamo principalmente mentre cuciniamo. Quando Chiara è sola, invece, torna ai giorni nostri e ammette di aver avuto una pericolosa dipendenza dalla colonna sonora di Call me by your name di Sufjan Stevens mentre faceva la doccia.

  • Sembra un momento favorevole per le riviste. Ne stanno nascendo di nuove, alcune stanno passando anche al cartaceo e molti sono gli eventi culturali che le hanno viste protagoniste. Cosa significa fare una rivista oggi in Italia?

Anche se la maggior parte delle riviste in circolazione (compresa la nostra) è online, si tratta pur sempre di un lavoro di artigianato, che passa per l’attenzione al dettaglio e soprattutto per una ricercatezza ideale. Attraverso questo tipo di format, possiamo permetterci una sperimentazione totale che si articola nel tempo, a piccoli passi.

Oggi, anche grazie alla rilevanza assunta dai social, noi “addetti ai lavori” siamo in grado di entrare in contatto e fare rete: è come se ognuno di noi lavorasse a modo proprio a un’opera più grande, nella quale confluiamo tutti. Il fatto che ci sia un ricambio continuo – a patto, ovviamente, che si mantengano certi livelli qualitativi – testimonia un grande fermento, la capacità che questo piccolo universo letterario ha di rigenerarsi da sé, come un essere vivente che si evolve. Inoltre, il fatto di essere presenti online ci permette di raggiungere un pubblico potenzialmente infinito, rispetto a quanto può fare una tiratura cartacea limitata. I social aprono questo mondo anche a chi non è un lettore forte o a chi non si è mai avvicinato a certi generi.  

Grazie Voce del Verbo!

 

 

 

 

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