Una settimana di racconti #110

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Una cosa che non mi aspettavo per nulla, per esempio, era che le regole al lavoro rimanessero immutate. Mi pareva automatico che la fine del mondo o, anche più modestamente, il semplice collasso della civiltà che conosciamo, coincidesse con la fine delle alzatacce mattutine e dell’angoscia della timbratrice.

L’acquario di Daniele De Serto su Split (Pidgin Edizioni)

L’Apocalisse incuba lentamente.

Del 1998 ricordo la traversa di Di Biagio contro la Francia, la pizza e il Topolino dopo il catechismo del sabato, le serate passate a leggere i Piccoli Brividi. E poi il mutuo: il mutuo lo ricordo più di ogni altra cosa.

Queste oscure materie  di Dario Picchiotti su inutile

Indagini su uno sconosciuto

«Che vuol dire che non si impegna?»
«Non ha voglia, non ci si mette».
«Ma come» fa suo padre. «Viene a tutti gli allenamenti».
«E si allena. Ma non c’è mai, è sempre in mezzo ai suoi pensieri».

 

 

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