Una parola, tre libri: padre

PADRE

A volte mi sembra che ad accomunare padri e figli ci sia una sorta di inadeguatezza verso il proprio ruolo. Gli uni credono di sapere perfettamente come dovrebbero comportarsi gli altri in un rapporto di continua reciproca insoddisfazione. Il ruolo che ci viene assegnato alla nascita delimita confini che diventano gabbie e occasioni di non amore e mancata comunicazione. Silenzi e scelte sbagliate da recriminare alla prima litigata utile. Rabbia covata che solo l’amore sa generare e la prepotente voglia di sbattere la porta ed andare lontano. L’incastro che a fatica avviene tra esseri umani fatti di zone d’ombra che il ruolo non riesce a contenere. Chi era mio padre prima che nascessi io? Cosa sognava? Di cosa erano fatte le sue giornate? Notizie che una foto sbiadita in bianco e nero non ci può dare. Cose che anche ad indagare non verrebbero fuori. Chi è mio figlio? Cosa sogna? Cosa lo muove? C’è sempre un dettaglio che sfugge e che porta a pensare automaticamente che l’altro stia sbagliando. Una collisione tra sconosciuti,potrebbe sembrare in alcuni momenti. Di quelle che fanno un rumore fortissimo e si lasciano dietro un sacco di cocci rotti e scie di sangue che si raggruma dentro e preme per fare male. La prima volta che sentii qualcuno usare l’espressione “uccidere il padre” dopo un primo momento di smarrimento mi sembrò l’unica cosa sensata da fare. Prendere la propria strada senza guardare indietro, senza sperare nell’approvazione paterna. Non ci sono mai riuscita non ho ammazzato proprio un cazzo anzi mi sono messa là a cercare di capire come faccio per ogni cosa. Mi affascinano i meccanismi delle relazioni umane e più sono complicate e più mi piacciono. Figurati se potevo lasciarmi sfuggire la mia. Ho immaginato mio padre prima di me. L’ho osservato bene dopo la mia nascita, ho capito le sue paure, la bontà delle sue decisioni, ho provato a cercare un compromesso tra le sue aspettative e le mie. È stata una sconfitta sotto tutti i fronti specialmente sul mio che ancora non capisco chi sono oltre il mio ruolo.

Padri osservati al microscopio nella speranza di acciuffare quello che ci è sempre sfuggito e che è la chiave per capire noi stessi. Operazione che stanno facendo anche molti autori italiani nei loro libri. La narrativa degli ultimi anni è piena di storie in cui ricompaiono padri e rapporti familiari sghembi.

Avremmo dovuto ammazzare i nostri padri e invece ci siamo messi lì buoni a capirli perché uno strappo avrebbe portato a delle scelte, ad affrontare le nostre responsabilità e questo fa una fottuta paura. I nostri padri sono ancora là con la loro fragilità scoperta e noi qui a brancolare nel buio rassegnati e già a pensare di passare la mano alla generazione successiva.

downloadLa cosa peggiore che mi hai fatto, che ci siamo fatti: nutro nei confronti della tua malattia lo stesso dispiacere che sentirei nei confronti di quello di un estraneo.

Non essere devastato all’idea della morte del padre.

Non essere devastato all’idea della morte del figlio.

Una febbre che arriva improvvisa e non vuole andare via. Una febbre la cui origine si nasconde per molto tempo prima di essere scoperta: è HIV. Un male difficile da accettare perché ancora marchiato e con cui convivere una vita. Il tempo della malattia è anche un modo per riflettere su se stessi partendo dalle radici. Da Rozzano il posto che è casa ma di cui ti vergogni perché niente ti accomuna a quel luogo fatto di rigidi schemi, rabbia e tanta violenza. Parti dall’inizio. Da Tina e Roberto. I tuoi genitori. Cresciuti a Rozzano da chiassose e mescolate famiglie migrate dal Sud. Stanno insieme da un po’ ma sono comunque troppo giovani quando arrivi tu. Non sono pronti e forse non lo saranno mai. La prima immagine che hai sono loro due avvinghiati che lottano, così giusto per toglierti subito l’associazione infantile tra genitori e supereroi. Sono liti e casini quando stanno insieme, sono liti e casini quando si lasciano. La crescita divisa tra i quattro nonni e tua madre. Un’enorme famiglia allargata dove prendere un pezzo da ognuno pur mantenendo le distanze. Ci sono un po’ tutti tranne uno. Tuo padre. Il più difficile tra i rapporti difficili. Da bambino è facile perdonare le sue marachelle, da adulto meno e la distanza aumenta fino a farne un estraneo ai tuoi occhi. Ad un certo punto la vita vi riaccomuna attraverso la malattia ma è un tentativo vano.

Febbre è un romanzo potente e pieno. Racconta apertamente di una malattia di cui facciamo finta di esserci dimenticati e dello stigma che ancora l’accompagna. Un racconto lucido della paura di identificarsi continuamente con qualcosa che è al di fuori di noi.

download (1)Io vorrei sapere cosa sono i padri, invece, e dove stanno di casa e come ci vedono, se ci vedono, e come ci determinano, per quanto ci accompagnano, vorrei apprenderli per istinto, capirne il verso come un pigiama da tirarne le maniche per metterlo a dritto, vederli bambini col fiocco grande della scuola per provarne tenerezza e lasciar andare la rabbia, l’odio per le loro debolezze, per le loro mancanze.

Chissà quanti modi esistono per essere una famiglia? Quali sono le relazioni che la determinano? Possiamo sceglierla ignorando i legami di sangue?

Di genitori fragili e bambini cattivissimi. Di appuntamenti mancati e santi a vegliarti in disparte. Dei piccoli momenti di nascita che viviamo quotidianamente. Un continuo rinascere per avvicinarci a quello che siamo. Ai tanti diversi tasselli che mettiamo ogni giorno nella costruzione della nostra libertà. L’amore si impara e non è vero che viene da sé. Padri la cui vita precedente resta oscura e che per questo somigliano più a degli sconosciuti che a delle persone a cui affidarsi. Ma è proprio nel mistero di quella parte sconosciuta che potrebbe celarsi la meraviglia oltre i ruoli, oltre gli stereotipi sulla famiglia tradizionale.

Dodici racconti che assomigliano ad un’eterna adolescenza con i suoi conflitti, la sua scoperta e la crescita. Casa è quella che scegli.

download (2)Loro, nel trasloco irreversibile da figli a genitori, si portano appresso goffamente, una quantità di scatole pesanti. Cariche di oggetti che nello spostamento sbattono, fanno rumore. L’abat-jour sul comodino dell’adolescenza, la boccetta di profumo di una persona di cui si sono innamorati e non è quella che ha contribuito alla nascita di un figlio. Il mucchietto di fotografie di quando erano bambini, con un’ombra che in qualche caso le incupisce e non ha nome.

Tre coppie, anzi sei persone, alle prese con una gravidanza indesiderata. Sei storie diverse  accomunate dal non volersi prendere il fardello di una nuova vita da accudire. Sei persone che stanno per passare da figli a genitori. Sei persone alle prese con la responsabilità delle loro scelte, con la paura di non essere all’altezza delle loro aspettative. La differenza tra i padri e le madri in questa storia sta solo negli occhi degli altri troppo distratti a notare il corpo che cambia per non accorgersi che i dubbi, le paure e i tentennamenti sono uguali per tutti. I padri possono mentire agli altri e così convincere anche loro stessi le madri no sono inchiodate dal corpo al loro destino.

In una Roma fatta di speranza e spensieratezza Paolo di Paolo tratteggia una stessa storia in tre declinazioni differenti. Non importa cosa decideranno o come andranno a finire le loro vite al lettore resta evidente la potenza universale delle storie perché alle volte la memoria è un foglio nero da cui partire.

Padre

Febbre Jonathan Bazzi Fandango

Gli occhi vuoti dei santi Giorgio Ghiotti Hacca edizioni

Lontano dagli occhi Paolo Di Paolo Feltrinelli

Buone letture!

 

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