Una parola, tre libri: demoni

Copia di Copia di Copy of Copy of Copy of Per giorni e giorni senza che nulla accadesse. Il mare vuoto, vuota agitazione di memorie e di membra senza attesa. E un giorno tu compari sull'orizzonte. Due punti che si

Siamo fatti di organi, ossa, muscoli e demoni. I primi ci tengono insieme, i demoni ci scombussolano per capire davvero chi siamo. Ci prendono alla sprovvista, ci interrogano sulle scelte che compiamo e ci ricordano, sempre in modo bizzarro, che sono distanti da quello che desideriamo. Ci inventiamo mille modi per farli tacere e quando ci sembra di esserci riusciti ricompaiono con mezzi più subdoli ad inchiodarci alle nostre mancanze. A ricordarci che mentre stiamo vivendo una vita scelta da altri ci siamo completamente dimenticati di capire quale avremmo voluto vivere per noi. Le cose che teniamo nascoste agli altri ma che ci logorano e che prima o poi bussano alla porta e vogliono uscire. I non detti che macerano nello stomaco fino al momento in cui si riaffacciano come un reflusso acido. L’amicizia come conforto in cui adagiarsi o antagonista con cui rivaleggiare per sentirsi vivi. L’amore che ci abbandona lasciandoci monchi ad interrogarci e che poi torna travestito da una sonora risata con le unghie colorate. I demoni se ne fregano di quello che scegliamo e sono lì in attesa della nostra prossima mossa. Come in una partita a scacchi lunga e serratissima. Possiamo scegliere di ignorarli, di farli ribollire restando immobili o di muoverci come schegge impazzite per non farci trovare. 

Poi arriva il giorno in cui i demoni sono in pace ed è lì che entra la vita a gamba tesa a rimescolare tutto. Comincia una nuova storia e altre giornate a pane e tormento.

Col tempo si impara a prendere le cose buone che i demoni portano anche se alcune volte ci sentiamo come Bruce Lee in Dragon che si aggira arrabbiato e spaesato in una stanza piena di specchi a lottare con un gigante armato affamato delle sue paure più profonde. Vi state chiedendo perché con tutta la bellezza prodotta sul tema la scena che ho scelto sia presa da uno dei film più trash e inesatti di sempre? Credo sia l’ennesimo modo dei miei demoni per prendersi gioco di me.

imagesEcco, vaffanculo, sei un bimbo! Beato te! Ripensaci fra un po’, magari quando hai quarant’anni, e io sono sottoterra coi vermi che si lamentano perché ormai mi hanno mangiato tutto. Quel giorno ripensa a cosa vuol dire, stare su una brandina,di notte tra le zanzare, dopo quarant’anni a fare una cosa che magari è importante e tutto il resto, però te sai che non è la cosa tua. E io lo sapevo, mi sdraiavo e fissavo il soffitto, e lo sapevo bene. Come lo svizzero, lui lì per lì vinceva e comandava e tutto quanto, ma in realtà lo sapeva che non era la sua cosa. Io lo sapevo. Lui lo sapeva. E te?

Un giovane universitario, un prete e un ciclista. Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta e invece è la storia epica di due persone normali e un campione. Tre persone completamente diverse tra loro accomunate dalla lotta con i loro demoni. Quel sentimento malmostoso che si insinua all’improvviso nell’anima e muta tutto. Un fastidio sottotraccia che non riesci a decifrare ma che scava giorno dopo giorno come la goccia nella roccia. Il peso addosso di una scelta voluta dal destino. Soffocare ogni emozione e ogni desiderio. Le imprese de Il Pirata e  il Giro d’Italia unica passione che riesci a provare. Un convento semivuoto dove tutto sembra essersi fermato. Un prete burbero ad insegnarti la vita. Una bambina che vuole essere una gallina per sentirsi finalmente libera. Un futuro già scritto da cancellare. Il coraggio di essere per la prima volta davvero chi sei.

Fabio Genovesi con la sua solita delicatezza riesce a raccontare della difficoltà di capire chi siamo e della paura di deludere chi ci vuole bene. Un delicato e appassionato omaggio al grande campione che è stato Marco Pantani.

download (7)Amico, so bene che hai scandagliato la mia lacerazione, individuato i poli del mio conflitto: due vettori che vanno in senso inverso fra l’ansia borghese di accettazione e la concezione edonistica del nichilismo, o almeno così li chiami nel tuo primo saggio, quello che ti ha permesso di essere riconosciuto nel mondo accademico. In quel lavoro esplori territori di confine, l’ambivalenza che caratterizza la nostra generazione, che ci opprime tutti, nascondendoci a noi stessi, che riduce a brandelli la psiche e rimodula le forze centrifughe e centripete dei nostri desideri.

Una notte intera a colloquio con l’anima del tuo migliore amico. L’alba come orizzonte temporale da rispettare per la resa dei conti finale. Un’amicizia storica e stoica che resiste alla noia di provincia, alla malattia, alla morte, all’indifferenza, all’astio e alla rivalità. Due pezzi dello stesso meccanismo che a volte si incastrano con difficoltà. Un lungo monologo fatto di recriminazioni all’altro e a se stessi. Una sorta di dietro le quinte di fatti accaduti e scelte compiute anni addietro. Un solo punto di vista per raccontare una storia doppia. Una vita borghese che silenziosamente fagocita tutto quello che trova. Relazioni tenute insieme dal compromesso. Affetti che latitano, una fredda strategia per beffare la vita. Una rivalità che è strada per il successo e inganno per se stessi. L’artificio del sistema culturale ed editoriale.

Una spietata disamina delle storture della vita e dell’animo umano. Un monologo specchio che mette a nudo non solo i protagonisti ma anche noi lettori e le bizzarrie del mondo che abitiamo. Giovanni Bitetto racconta delle maschere che portiamo sul palcoscenico dell’esistenza.

download (4)Pensai che avrei voluto vederla, per controllare se era cambiata, e avrei voluto che mi vedesse, per controllare se ancora mi voleva bene, nonostante tutto, perché quello che più mi faceva paura era di non sapere. Se m’avesse detto che non mi voleva più bene ne avrei sofferto, ma poi, un giorno, mi sarebbe passata. Ma il non sapere, il non sapere nulla di lei, di quello che faceva e soprattutto se ancora mi amava, m’incatenava a dove stavo. E pensai anche al dolore di mio padre, se fosse più grande del mio. 

Crescere a braccio così come viene, scegliendo di giorno in giorno senza fare progetti, senza guardare a quello che sarà dopo. Una maglietta da calcio a coprire le ferite aperte dell’anima, un pallone che rotola sull’erba parvenza di sogno e possibilità di fuga, lo spogliatoio tutti insieme e tutti soli. Sentire un dolore che monta e si mischia con una profonda solitudine, provare a lasciarle andare con una boccata di sigaretta come se fosse fumo che soffiando sparisce. Abbandonato da una madre e ingabbiato da un padre alle prese con un dolore più grande del tuo. Le domande continue a cui nessuno vuole dare una risposta. La rabbia e il vuoto. Il non sapere ad ucciderti e a montare, un tradimento continuo. C’è Lunno, nel bene e nel male,  lui sembra andare sempre dritto con così pochi fronzoli che pare un uomo. Serena che è luce, è amore. Ma come si dice amore? Assomiglia alle altre funzioni vitali ma nessuno te lo insegna e impari ad associarla alla fame per starci dentro. Fa una paura fottuta credere che esisti davvero solo quando c’è qualcuno ad amarti.

Vite che ci passano accanto invisibili e di cui ci accorgiamo solo quando accade qualcosa  di irreparabile. Alessio Forgione offre uno spaccato di cui ricordarsi la prossima volta in cui decideremo di puntare il dito e sfogare una moralità fasulla.

Demoni

Cadrò, sognando di volare Fabio Genovesi Mondadori

Scavare Giovanni Bitetto Italo Svevo

Giovanissimi Alessio Forgione NN Editore

Buone letture!

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