Ti racconto Rivista Blam

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e dei collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro Rivista Blam. Una giovane rivista che ama raccontare con ogni voce possibile e che vuole scuotere i lettori per riportarli al nucleo di tutto: le storie. Lasciatevi scuotere da Rivista Blam!

Logo 1 rivista blam

  • Come nasce Rivista Blam e perché avete scelto questo nome?

Rivista Blam nasce per caso. Può sembrare una risposta banale, ma è così. Non c’è stato un progetto ragionato, rivisto, abbandonato, ripreso dopo anni: è venuta l’idea, ci siamo attivati, siamo andati online. Pensato a fine settembre 2019, andato online da subito, rodato nei mesi di ottobre e novembre, e lanciato ufficialmente a dicembre 2019 con una call di racconti a tema “Il grande lancio”.  

Rivista Blam nasce da un istinto narrativo: quello di raccontare gli altri, far raccontare gli altri, fare cultura, diffondere storie. È stata una decisione presa in pochissimi giorni. Cercavo un progetto che mi rappresentasse, che desse forma a quella che è la mia passione (raccontare storie) e che inglobasse varie forme: i libri, i racconti, le storie legate alla letteratura, i podcast, le riviste, la parola illustrata.

Volevo un nome breve, immediato, da ricordare, e che fosse un suono onomatopeico perché, come nei fumetti, Rivista Blam sente il bisogno di dare una rappresentazione della realtà sfruttando l’inventiva e andare anche oltre la realtà stessa. Prendersi la libertà che ci concedono i fumetti.

Blam è un suono onomatopeico forse poco conosciuto e spesso confuso con altri. In genere, può indicare un colpo (un colpo di cannone, di un motore, di uno sparo, di una porta che sbatte). E quando avvertiamo un colpo cosa succede? Tutti trasaliamo, distogliendo l’attenzione da quello che facciamo per porgerla verso quel suono e capire da dove proviene, e quale sia il suo significato. Ecco, Rivista Blam vuole essere quel colpo che riporta l’attenzione della gente sui contenuti che vengono pubblicati, per dare importanza a tutti gli autori, illustratori, redattori, podcaster di cui si parla e dei loro progetti.

  • Quali caratteristiche deve avere una storia per entrare a fare parte della rivista?

Come scritto sul sito della Rivista non ci sono caratteristiche particolari, deve farci emozionare, soprattutto nella prima lettura, essere un racconto po’ fuori dalle righe. Vogliamo che sia quel colpo che ci fa dimenticare tutto il resto per dedicarci alle sue parole.

  • Fate editing sui testi che vi arrivano? C’è uno scambio tra autrici/autori e la redazione?

Quando è necessario sì: controlliamo l’ortografia, la coerenza della frase e se ci sono passaggi della storia non coerenti, proviamo a sciogliere il nodo con gli autori. Leggiamo i testi, facciamo la nostra proposta di editing all’autore che accetta. In caso contrario, se ci sono dei punti non condivisi (ad esempio: l’utilizzo di un termine rispetto a un altro), cerchiamo di trovare un punto comune che sia la migliore soluzione per il racconto. In genere, però, tendiamo a non cambiare nulla perché i testi che ci arrivano sono spesso di buona qualità.

  • Sul sito Rivista Blam si definisce una rivista anomala. Perché?

Innanzitutto, perché non pubblichiamo solo racconti, come molte riviste letterarie, ma perché diamo spazio anche ad altro, come ad esempio i podcast, a cui teniamo molto. Libri, storie e parole sono i focus tematici attorno ai quali ruota la rivista e con questo vogliamo dare spazio a tutti i progetti che mettono in gioco le parole: i racconti, i libri, i podcast (per l’appunto), una newsletter, un progetto di storie su Instagram. Ovunque ci siano le parole, sotto qualsiasi forma (scritta, parlata, illustrata) noi ci siamo e siamo disposti a dare voce.

Illustrazione Rivista Blam

  • Cosa significa fare rivista? 

Dare la possibilità agli scrittori di trovare un terreno fertile per lanciare un seme e far crescere le loro parole come una pianta. Un terreno favorevole che accoglie, nutre e diffonde l’arte letteraria di ogni autore nell’immediato, cercando di abolire i tempi lunghi di pubblicazione spesso a cui ci mette di fronte l’editoria. Per citare Sara Maria Serafini, direttrice editoriale della rivista letteraria Risme, fare rivista vuol dire anche rispondere a un’urgenza, quella di pubblicazione di un autore. E io aggiungerei, che è come un fuoco che si placa con la pubblicazione su rivista, ma non si spegne del tutto.

  • Libri, riviste, blog, newsletter, musica, film, serie tv, podcast. Cosa guarda, legge e ascolta Rivista Blam.

Direi di tutto, ma provo a fare un ordine e dispensare dei consigli personali, dato che non posso parlare per i miei collaboratori.

Ascolto Radio 3, in particolare Pagina 3 e mi capita di ascoltare anche Radio Popolare di Milano. Sono una divoratrice seriale di podcast: mi piacciono soprattutto le serie, e per l’argomento dipende dai periodi. Dato che sono tantissimi, ne consiglio alcuni: mi appassiona spesso la cronaca nera, ma il mio non è un interesse da “comare”, mi piace come viene raccontato il genere e spesso mi lascio trascinare da chi narra. In primis mi sento di segnalare La piena di Matteo Caccia che racconta la storia (vera) di Gianfranco Franciosi il primo infiltrato italiano tra i narcos; o ancora Radiografia nera di Tommaso Bertelli e Matteo Liuzzi (in libraria anche con il secondo volume di Milanesi Brava Gente) che narra i fatti di cronaca nera avvenuti a Milano e in Lombardia dal secondo dopoguerra fino al 1976. Poi ancora un classico: Buio di Pablo Trincia. E poi continuo citando solo i nomi: Mis(s)conosciute, Storie dalla quarantena (utilissimo in questo periodo), i podcast di quelli di Tlon, Il figlio di Annalena Benini, Esordienti di Matteo B. Bianchi. Mi piace spesso ascoltare gli audiolibri anche se li ho già letti, solo perché mi piace usufruire di quella storia da un altro punto di vista, quello della voce.

Newsletter. Vi segnalo thePeriod di Corinna De Cesare e poi leggo anche Timone di inutile.

Per le riviste, leggo un po’ tutto: Risme, Neutopia, Crack, Malgrado le mosche, ItaliansBookitBetter, Voce del Verbo, Sulla quarta corda, Carie e molte altre.

Libri. Cerco di esplorare varie storie e tematiche dato che mi occupo anche di recensioni. Non disprezzo i lavori delle piccole case editrici e mi piace quello che pubblica La Nave di Teseo, NN Editore, Fandango, Nottetempo. Ecco, uno degli ultimi libri che ho apprezzato per storia, modo di raccontare fuori dalle righe è Permafrost di Eva Baltasar. Ma ce ne sono tantissimi. Ho scoperto, da poco, di avere una predilezione per le storie ambientate in Giappone che spesso mi infondono calma e sicurezza. Sarà il periodo, vediamo se permane.

Musica. Dipende anche qui dai periodi e dall’umore. Posso andare dall’ascolto di Martina Topley-Bird se voglio calma, Amanda Palmer se desidero grinta, sino ad arrivare a Nada e le sue ultime produzioni (se sono in un periodo sperimentale della vita), passando per i pezzi rock anni ’90 e ’00 se sono nostalgica: Queen, Smashing Pumpkins, Nirvana, ma senza disprezzare Britney Spears. Sì, lei! 

Serie TV. Ti dico le ultime due che ho recuperato (perché anche qui ne vedo di svariate): Sex education e The end of the f *** ing world. Mi sono accorta di prediligere spesso le serie che hanno gli adolescenti come protagonisti, sarà perché raccontano un periodo della vita sempre molto affascinante un cui non si è bambini, ma nemmeno adulti. E penso che nessuno adulto esca mai dall’adolescenza.

  • Come si collabora con la rivista?

Chiunque può dare il suo contributo con un racconto, un’illustrazione, una fotografia, la recensione di un libro, la proposta di un articolo o di una storia, purché rientri nelle tematiche affrontate. Qui ci sono tutte le istruzioni.

  • Rivista Blam è giovanissima, quali i progetti per il futuro?

Stiamo pensando a un progetto di podcast che è in fase embrionale ancora, ma ci stiamo lavorando. E poi, anche qui siamo all’inizio, con l’associazione Guanti Rossi (che si occupa di diffondere la Lingua dei Segni e l’italiano scritto a persone con difficoltà di comunicazione, persone sorde, ma anche persone di lingua madre differente dall’italiano) stiamo lavorando a un progetto di traduzione nella Lingua dei Segni (LIS) dei racconti che pubblichiamo. Perché vogliamo dare dignità alle parole in ogni forma e trasmetterle a chiunque.

Grazie Rivista Blam!

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