Una parola tre libri: macerie

MACERIE

Accade in un attimo (o forse no) di ritrovarsi in tanti piccoli pezzi. Di guardarsi intorno e di sentirsi infinitamente soli non importa come e dove. Ci illudiamo che sia un attimo ma è il lavorio di tanti piccoli momenti brevi e costanti nel tempo a fare da miccia all’esplosione finale. I pezzi lasciati sul campo sono parti di te che provi a raccogliere senza capire bene come attaccarle di nuovo. Eppure in qualche modo c’era un incastro. Restano solo frammenti ricoperti di polvere e schegge. Metti tutto sul tavolo per l’operazione di sistemazione. Colla, scotch, adesivi, tutto è a portata di mano. Cominci. Come in un puzzle metti insieme i pezzi che ti sembra si riconducano ad una stessa forma. Fai vari tentativi e quando ti sembra di aver azzeccato quello giusto incolli e passi a quello successivo. L’entusiasmo della riuscita prende il posto della fatica iniziale e ti sembra di andare più veloce. Ti concentri sul dettaglio, assembli e incolli. Dopo aver attaccato l’ultimo pezzo guardi l’insieme. Non è come ti aspettavi, c’è qualche piccolo foro e dei piccoli spazi tra i pezzi. Potresti coprirli con lo scotch ma sai che non durerebbe, le crepe dopo un po’ avrebbero la meglio. Ti ricordi una frase letta chissà dove. Pare che dalle crepe entri la luce ma non ti ha mai convinto del tutto. Dalle tue crepe passano solo gli spifferi e si allargano anno dopo anno fino a diventare voragini. Ed è in quelle voragini che ti perdi o ti nascondi. In quei vuoti che fanno girare la testa, rammollire le gambe, intricare lo stomaco e mancare l’aria. Raccogli la polvere in un barattolo sicura che un giorno servirà anche quella per rimetterti in piedi. Con il barattolo tra le mani esci fuori anche se fa una maledettissima paura. Fuori non è molto diverso da dentro se non ti fai incantare dalla superficie, se scosti l’apparenza e guardi bene sono cumuli di macerie e pezzi rotti. Cammini mentre tutto intorno sembra poter cedere da un momento all’altro. Tenti una strada e incontri altra gente. C’è chi si muove spavaldo e incurante, chi cerca di imitarli bluffando malamente, chi timoroso si avventura, pochi con una calma serenità. Tutti con il loro barattolo più o meno in vista indecisi se aprirlo o fare finta di averlo dimenticato da qualche parte.

Accade più o meno in questo istante. Tutto svanisce, le persone e le cose, gli download binnumerevoli legami, il passato e il presente, la materia organica del mondo. Sono l’ultimo uomo sulla Terra, o il primo su un pianeta sconosciuto, e non c’è niente intorno a me, nulla che abbia un significato, che rappresenti qualcosa al di fuori di sé; una sedia è una sedia, un albero è un albero, gli oggetti hanno perso il loro potere evocativo, l’alone brumoso che ai miei occhi (e agli occhi di qualsiasi essere umano) li congiunge a una funzione, a un pensiero, a un ricordo.

Com’è un uomo che trema? Cosa fa? Cosa pensa? Cosa sente? Di cosa ha paura? Quali sono i suoi incubi ricorrenti? Come guarda il mondo? 

Un uomo sempre sull’orlo di uno schianto che cerca di raccontare la storia della sua depressione provando per una volta a non farla combaciare con quella della sua vita. Gli affetti più cari, gli altri, Roma con le sue meraviglie e le sue incombenze quotidiane, la deumanizzazione del lavoro, il bianco, la paura e la paura della paura. Un’analisi lucida e potente delle proprie macerie interiori. 

Il racconto di una malattia, la depressione maggiore, che ti ingloba e ti respinge al tempo stesso.

 

Povera me. download v

E poveri noi. E poveri tutti. Perché se i Popoli antichi si dissolvono gli Umani perderanno ogni cosa. Senza di noi non sentiranno più nulla. Si chiuderanno in miliardi di scatole e questa volta per sempre. Il fuori resterà fuori. La molteplicità delle cose si azzererà. Il loro corpo sarà una coda del cervello. E non proveranno più niente. Credimi. Niente.

“qui tutto il mondo sembra fatto di vetro e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio” cantava Lucio Dalla aspettando Futura. Anni dopo il mondo è decisamente in bilico e rischia di frantumarsi da un momento all’altro a causa delle azioni scellerate dell’uomo a discapito della natura. Nella sua favola ambientata nell’appennino tosco-emiliano Matteo Meschiari affida a Libera il compito di salvare l’umanità e di mediare tra uomo e ambiente. Libera è una bambina con una mano monca e in grado di spostarsi nello spazio e nel tempo e di captare cose che a noi umani non sono concesse. Sarà l’uomo-Somaro (suo maestro) a chiederle di ritrovare il Mezzo Patriarca. Il viaggio di Libera è un viaggio vissuto con intelligenza, tenacia e ascolto degli altri. Una favola per cambiare rotta e provare a non dare il colpo di grazia a questo nostro mondo ormai agli sgoccioli.

 

tlLa città non esiste. Al suo posto, una trama di crateri che si estende per centinaia di chilometri. Tra le rovine della città scomparsa camminano i superstiti in stato di trance. Sono fiumi densi, lentissimi, che scorrono intorno ai cadaveri, che si aprono un varco verso terre incognite. Non sanno dove andare e iniziano a pensare all’inverno, al gelo che calerà sulle macerie, alla neve che imbiancherà i mattoni bruciati e gli alberi scampati per miracolo alla tempesta di fuoco.

Poi c’è stato un gruppo di lettura. Una piccola comunità di persone strette intorno alle storie. Caduti in un fascio di fogli scritti anni addietro da uno scrittore misterioso. Prima c’era la guerra. Una città rasa al suolo. Vite sconosciute che si intrecciano nel buio di un bunker. Un neonato, forse orfano, che da adulto proverà a mettersi sulle traccie delle proprie radici. Macerie ovunque dentro e fuori, per le strade e nell’anima. Corpi. Moltissimi corpi che avanzano lentamente in cerca di salvezza. Corpi da violare per vincere la guerra. Corpi affamati. Corpi da vendere per sfamarsi. Corpi da piegare sotto il peso della ricostruzione. Corpi che custodiscono un’anima lacerata dalla guerra. Ricordare perché non accada più o dimenticare per mettersi in salvo.

In Hamburg Marco Lupo si fa custode delle voci degli invisibili tra memoria e sofferenza. 

Macerie

L’uomo che trema Andrea Pomella Einaudi

L’ora del mondo Matteo Meschiari Hacca

Hamburg: La sabbia del tempo scomparso Marco Lupo Il Saggiatore

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