Una settimana di racconti #144 #145

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

«Ecco vorrei gentilmente chiederle… chiederle…»
«Giusto cielo, cosa vuole? Un aumento? Una vacanza?»
«Mezza giornata libera, signore» disse il dipendente tutto d’un fiato, cercando con le mani di rallentare il tremore delle ginocchia sotto la scrivania.
Il Capo lo fissò immobile e impassibile. «Beh, direi meglio di quello che mi aspettavo!» replicò poi, facendosi un’altra risatina e sistemandosi più comodamente sulla poltrona. «Visto che è ancora vivo?! Mezza giornata… E per quando questa mezza giornata?»

Il permesso di Valentina Milan su Argo

Eterni meccanismi di un sistema.

«Compratempo, otto ore?» tuonò D-Ice dalle casse.
«Ce lʼha con te» fece il ragazzo.
Lei serpeggiò tra i cavi sul pavimento fino a sedersi sulla poltrona libera.
«Sì, otto ore.»
«Venditempo, accetti?»
«Ho alternative?»

Voodoo Child di Ilaria Petrarca su Specularia

Barattare tempo.

Un substrato rustico, una spontaneità improvvisa, un tesoro sporco da non scoprire e lasciare in fondo al Tejo a imputridirsi. Perché dare risalto alla vecchia matta che parla del figlio che vive in Alentejo e non le scrive mai, ai suoi piedi sporchi e tagliati quando invece, dopo aver dormito al Mercure o in qualche hotel di lusso, puoi sempre avere l’originalissima idea di farti una foto con la statua di Pessoa, scattata dalle unghie curate di tua moglie?

Intendente di Sebastiano Bucci su Tre Sequenze

Varia umanità.

«Ha detto mica se c’era un motivo?»
«Ha preso un’orchidea e mi ha detto di scalargliela dalla busta paga. Ma se vuoi saperlo gliel’ho regalata. Le piaceva tanto. Ogni volta che qualcuno cercava di comprarla finiva per dargliene un’altra…»
Il pavimento era pieno di pezzetti di gambo. Mi è venuta voglia di raccoglierli tutti e provare a riattaccarli e mi è sembrato di non riuscire a respirare.

Cose che fanno male di Anita Renchifiori su inutile

Prendersi cura.

Fra i necrologi e i manifesti strappati delle passate elezioni, spiccava la pubblicità di una conferenza scientifica che si sarebbe tenuta nel Palazzetto dello Sport quel giorno stesso. Il titolo, parecchio pretenzioso secondo i canoni di Benedetta, era “Gli universi paralleli possono interferire con il nostro?” e come relatore ci sarebbe stato un tale Dottor Seemundsson.

L’albero di Nadia Erre su Spore

Tutto sotto controllo.

Lui – risoluto animale terrestre dai progetti ancorati al suolo – le gambe le aveva chiuse subito, ma aveva finito per ritrovarsi, poco più in là, di nuovo coi piedi alle dieci e dieci a insistere sul grès. Nel frattempo intorno alla lingua aveva preso a spremere la S, martellare la T, arrotare la R, gonfiare la O, intagliare la N, frantumare la Z, affilare la A. Conservava la voce per servirsene al momento opportuno mentre teneva il sacchetto dell’umido tra le mani.

La fine di tutte le cose di Noemi Gentilezza su Rivista Blam

Distanze.

Da allora ho come l’impressione che i morti riemergano poco a poco, non già d’un tratto, tutti in una volta: gradualmente, tornano per riappropriarsi a ritroso della vita trascorsa linearmente, spogliando quella minuta esistenza di un segreto alla volta, come una donna la prima notte di nozze.

I residui di Antonio Fidel Mereu su Il Mondo o Niente

Storia familiare.

Ho sempre pensato che per essere amici o amanti si dovesse passare dal conflitto.

Per esempio: se non abbiamo mai litigato, allora c’è qualcosa che non va. Che problema hai? Forse non mi vuoi abbastanza bene.

F is for family di Ferruccio Mazzanti su In fuga dalla bocciofila

Il bandolo della matassa.

Non abbandonava Dio quel senso di invidia per l’uomo, per la sua possibilità di rimediare alle mancanze, di poter migliorare. Lui, in fondo, che aveva da migliorare? Pagine e pagine di Storia umana in sua assenza. La vecchiaia eterna che si portava dietro lo aveva ridotto a un grumo di regole, schemi così rigidi che a romperli sarebbe crollata l’intera impalcatura dell’esistenza. Dio non era disposto a migliorare, le regole che aveva pensato erano più forti di lui: era destinato a una Storia di continue giustificazioni.

Il peccato di Dio di Clelia Attanasio su Micorrize

Rinascere.

«O meglio: le persone al mercato sono reali; il bestiario, come lei lo chiama, è anch’esso metaforicamente esistente; ciò che non è e non potrà mai essere è la sua capacità di agire, d’imporsi nella realtà circostante per violare con vichingo impeto il mistero dell’esistenza. Lei è privo di nerbo, signor De Michelis, del tutto orbo di vigore psichico e fisico, nel senso non troppo metaforico di: “impossibilitato a procurarsi un degno, completo, esauriente appagamento sensuale” ».

Cover #7: Bestiario di Claudia Grande su Verde

Amori immaginari.

Solo io e lo sfigato in prima fila non abbiamo la morosa, si tormenta Dario. Per questo lo disprezza, quasi quanto detesta Francesco, che lo prende in giro perché è grasso: “Ehi, cicciobomba!”. Dario vorrebbe essere l’Uomo Invisibile e aspetta solo di evadere dalla prigione delle medie. Non gli piace studiare, vuole iscriversi a una scuola professionale per andare subito a lavorare. Invece Pietro, il mio fratellone, ha fatto lo scientifico; lui però è uno bravo, adesso è all’università.

Bzzz di Maurizio Donazzon su Spazinclusi

Fervida immaginazione.

Mentre fuori dal locale il silenzio accade inevitabile come la notte, Amàl sogna qualcosa che non ricorderà più, alte spighe di grano, il mare che brilla al sole tiepido, nelle sue mani un fucile, vicino a sé molti corpi, tutti ormai privi di sangue, tutti di metallo. Le sue urla selvagge su tutto, come se qualcuno potesse sentire, come se qualcuno potesse avere paura.

Cyberjazz di Lucio Leone su Neutopia

Riuscire a sentire.

Hai gli occhi rossi da un bel po’ di settimane e starnutisci spesso. Hai provato a fare dei test allergici?. Zelda guardava Clara. Il suo vestito pulito e perfettamente stirato, le sue scarpe lucide, la matita del trucco ben fissata. Qualunque cosa stesse accadendo nella vita di Zelda, Clara ne sembrava immune. Sorrideva di un sorriso largo, come una di quelle persone soddisfatte per aver ricevuto una buona notizia. Tutto era come Clara voleva che fosse. Se c’era qualcosa che non andava, lo diceva e basta, subito, finché ciò che le dava fastidio si risolveva. In un modo o nell’altro. 

Linea di contorno di Irene Morlino su Altri Animali

Riappropriarsi di un significato.

Si chiama Alessio e ha 36 anni, ha una moglie e un figlio piccolo. Ama disegnare. “Il mio unico compito qui”, mi spiega accedendosi una sigaretta, “è allungare il certificato di morte al congiunto a cui è appena morto qualcuno, a prescindere dal fatto che stia piangendo disperato o che se ne stia zitto e rassegnato”. Quando gli ho chiesto che presupposti dovesse avere una persona per questo lavoro, Alessio ha riso e mi ha risposto: “Nessuno, solo una bella faccia tosta”.

Il duro e improbabile mestiere del certificatore di morte di Olimpia su Fantastico! #77

Curiose scoperte.

Un giorno di questi tolgo tutto e pulisco, dico ogni volta che ci butto dentro qualcosa.
Ricordo che era un secondo bagno, un tempo. Ora la porta si apre di poco perché c’è troppa roba dietro e l’odore è simile a quello che sentireste profanando una tomba. Quando ci infilo qualcosa, in quello sgabuzzino, devo fare in fretta, sennò i moscerini escono e mi invadono la casa.

Interno 5 di Chiara Rassu su Grado Zero

Equilibri.

E ancora:

  • è nata una nuova rivista letteraria. Si chiama K è prodotta da Linkiesta e curata da Nadia Terranova;
  • è online il terzo numero di Bomarscé;
  • il n. 63 de L’Irrequieto è pronto a farvi compagnia.

Buone letture!

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