Adorazione: incontro con Alice Urciuolo

Da poco ho preso l’abitudine di tenere un diario delle mie letture. É un taccuino che mi è stato regalato da un caro amico qualche tempo fa. C’è uno schema già strutturato in cui inserire dati e riflessioni sul libro che si è letto. Tra le varie informazioni richieste c’è anche quella relativa all’odore del libro. Quando ho scritto di Adorazione (di Alice Urciuolo pubblicato da 66thand2nd) a quella domanda ho risposto: odore d’estate e di libertà. Non ho brillato per originalità, devo ammetterlo.

I fatti narrati nel romanzo succedono nella zona dell’Agro Pontino durante un’estate. C’è un gruppo di adolescenti in una provincia chiusa che proverà a fare i conti con il peso di un’assenza ingombrante. Potrebbe sembrare l’ennesimo romanzo di formazione su un gruppo di adolescenti nella noiosa provincia italiana. E invece no. Stavolta c’è qualcosa di diverso. C’è un’esigenza molto più profonda di andare a intaccare un sistema sballato in cui si è cresciuti. C’è la pretesa di avere risposte a fatti che sembrano apparentemente inspiegabili ed estranei alla norma. C’è un continuo interrogarsi senza escludere le proprie responsabilità. C’è il sesso, il ciclo mestruale, il rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri, il possesso, il consenso, la violenza fisica e psicologica, la pillola, il giudizio e la mancanza di un’educazione sentimentale. Ma soprattutto ci sono Diana, Vanessa e Vera. Tre ragazze che scoprono il loro essere donne in un distorto costrutto millenario che le imbriglia. Tenteranno di avvicinarsi davvero a quello che sentono di essere, con tutta la difficoltà e la fragilità che questo porta. Questa è per me la libertà di cui ho scritto su quel taccuino.

Ogni passo che ci avvicina a noi stessi, ogni passo che ci porta a rendere il mondo un posto migliore è libertà. Le adolescenze narrate in questo libro sono diverse dalla mia per tempi, modi e luoghi però io quel luccichio negli occhi e quella bruciante esigenza di essere riesco a sentirle.

La scrittura è parte integrante del tuo lavoro di sceneggiatrice. Adorazione è il tuo romanzo d’esordio. Cosa ti ha spinto a scegliere la forma romanzo per raccontare questa storia?

Sin da quando ho memoria leggo e scrivo, e sono entrata in contatto con la scrittura cinematografica solo verso i 21 anni. Adesso queste due scritture, questi due percorsi sono per me paralleli e in continuo scambio tra loro, ma sono anche ben distinti. Nelle Lezioni Americane Calvino dice: “La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici”. Ecco, penso che ci sono cose che solo il racconto per immagini può dare e cose che solo la letteratura può dare, e non sono interscambiabili. Le cose che volevo dire in Adorazione avrei potuto dirle solo con i mezzi della letteratura, e Adorazione infatti è nato come romanzo sin dal primo momento.

La sensazione è che i personaggi del libro si muovano in una sorta di tridimensionalità. C’è un lato privato, pensieri e sensazioni che affiorano internamente e che non riescono a confessare. C’è un lato pubblico (il paese), il ruolo che gli è stato costruito attorno e da cui difficilmente riescono ad emanciparsi agli occhi degli altri. C’è un altro lato pubblico che è quello dei social in cui provare a sperimentare le proprie sfaccettature.

Il fatto che manchino gli strumenti per leggere sia la realtà che la propria interiorità condanna i personaggi a una condizione di incomunicabilità, non solo tra di loro, ma anche con sé stessi, in un’impossibilità di comprendere e di comprendersi. Sono tutti scissi, divisi tra il ruolo che è stato assegnato loro e ciò che profondamente desiderano, e i social veicolano la prima o la seconda immagine, a seconda del caso. Di fatto il percorso che tutti i personaggi sono chiamati a compiere è proprio quello di uscire dalla strada tracciata e avventurarsi nel bosco, nel tentativo e nella speranza di trovare una via nuova e più giusta.

I genitori sono presenti anche se restano sullo sfondo. Alle volte impositivi ma raramente guide. La loro assenza, le loro mancanze e soprattutto i loro silenzi hanno un peso rilevante nelle vite dei ragazzi.

Gli adulti di Adorazione cercano in ogni modo di essere all’altezza del loro ruolo di genitori, ma non tutti ci riescono. Penso a Diletta, la mamma di Diana, o a Manuela, la mamma di Vanessa, che pur agendo in totale buona fede non riescono ad essere le madri di cui le loro figlie avrebbero bisogno. Non hanno gli strumenti per comprenderle, per capire i loro bisogni, i loro desideri, e non hanno gli strumenti per leggere la realtà che le circonda, anche perché a loro volta non hanno ricevuto quegli strumenti dai loro genitori. Ma ci sono anche dei genitori che si rivelano del tutto all’altezza del loro ruolo, come ad esempio Walter, il padre di Diletta.

“Non aveva idea di tante cose e ne dava per scontate altre, d’altronde lei non gli chiedeva mai niente: non avrebbe saputo cosa chiedere, né come chiederlo”. Questa citazione dal libro è riferita a Vanessa e nello specifico parla di sesso. Leggendola però mi è sembrata potesse applicarsi a tutti i ragazzi del libro, alle loro relazioni e alla loro mancanza di una educazione sentimentale. Non prestano molta attenzione alle emozioni altrui e spesso nemmeno alle loro. L’insoddisfazione e il senso di colpa sono sempre in agguato.

In un ambiente chiuso come la provincia – ma non solo – è molto difficile parlare di sesso, di dolore e di emozioni, e ancora più difficile è sentir parlare adeguatamente di maschilismo, di cultura patriarcale, della differenza tra amore e possesso, motivo per cui la morte di Elena è stata rimossa e viene nominata solo per giri di parole – “la brutta cosa che è successa”, dice Diletta. E così i ragazzi si ritrovano completamente spaesati, la loro educazione sentimentale è tutta da compiere, e per farlo l’unico modo è quello di agire da soli, a volte facendosi molto male, altre facendo molto male agli altri, spesso tutte e due le cose insieme.

Mi piace leggere romanzi che hanno come protagonisti gli adolescenti e le loro storie. Spesso sono romanzi che trattano adolescenze vissute nei decenni scorsi. Adorazione si svolge adesso, in un tempo che stiamo vivendo. La percezione è che a differenza di altre storie i tuoi protagonisti sentano meno il senso di assoluto. È una mia percezione sbagliata? È stata una scelta narrativa? Gli adolescenti di oggi hanno più cognizione della relatività delle cose?

Di sicuro grazie a Internet gli adolescenti di oggi hanno a disposizione molte più informazioni sul mondo che li circonda, quindi in un certo senso sì, sono consapevoli di molte cose, ma non credo che questo si traduca sempre in una capacità di relativizzazione. In un’età come quella tutto ciò che ti succede ti succede per la prima volta, e tutto ciò che si prova lo si prova con un’intensità tale che rende difficile mettere in prospettiva le cose. Spesso questi personaggi non hanno le parole per esprimere ciò che provano, e questo accade in due casi: o perché non sanno dare un nome ai loro sentimenti, o perché i loro sentimenti sono così grandi che li divorano.

La storia è ambientata nell’Agro Pontino che ad un certo punto del libro descrivi così: “in quella terra che era stata una palude il caldo ti si attaccava addosso e non ti lasciava più”. In alcuni punti si ha l’impressione che lo spettro della palude aleggi ancora. Il passato fascista, la storia famigliare e la reputazione sociale restano attaccati e non ti lasciano più.

Nell’Agro Pontino il fascismo è qualcosa che non si può dimenticare, i luoghi stessi non ti permettono di farlo: le architetture razionaliste che disegnano la città, gli edifici del potere come Palazzo Emme, le iscrizioni sui monumenti. Una cultura di stampo fascista e patriarcale pervade ancora quei posti e le vite di chi ci abita, ma purtroppo non è così solo in quella provincia, quella provincia riporta solo dei segni più visibili.

Diana è la sua voglia, Vanessa la sua bellezza e Vera la sua sicurezza. Poi arriva l’estate e il desiderio irrompe nelle loro esistenze. Vogliono essere viste davvero ed emanciparsi da quello che gli altri vedono. Per Diana il motore è il corpo, da timida secchiona a oggetto desiderato. Per Vera una relazione che porterà a galla la sua fame di amore. Per Vanessa il lavoro, da principessa a cameriera come in una favola al contrario. Crescere è scoprire che ci si può fidare di sé?

Crescere è darsi fiducia, sbagliare, soffrire e ricominciare da capo, scoprendo sempre qualcosa in più, non smettendo mai di farsi domande. I personaggi di Adorazione alla fine del romanzo non hanno affatto finito di crescere, hanno fatto solo un pezzo di strada in più, e alla fine di questo pezzo ne escono con più domande che risposte. Più che un romanzo di formazione, lo definirei un romanzo di trasformazione.

L’adorazione nel libro è l’atteggiamento dominante in molti rapporti d’amore e d’amicizia. L’altro spesso non viene visto come persona ma come cosa da proteggere, idolatrare o possedere. Probabilmente sono gli uomini del libro a porre in essere maggiormente questo tipo di atteggiamento. Giorgio, Gianmarco, Christian sono parecchio confusi ma a differenza delle ragazze non si mettono realmente in gioco restando su vecchi modelli di riferimento. Cosa li trattiene?

Un codice comportamentale imposto alla nascita che dice loro cosa devono essere e offre loro un solo modello di mascolinità possibile: quella del macho che non mostra i propri sentimenti, che afferma sé stesso con la violenza e che non deve chiedere mai. Ma i ragazzi di Adorazione iniziano ad avvertire tutte le criticità di questo tipo di modello, e sono spaesati tanto quanto le ragazze, perché non vedono attorno a loro altri esempi. Alcuni non li troveranno neanche alla fine della storia, come Gianmarco, altri non si metteranno nemmeno alla loro ricerca, come Christian, altri ancora invece compiranno un percorso lungo e doloroso alla fine del quale usciranno effettivamente cambiati, come Giorgio.

Cosa c’è della tua esperienza di sceneggiatrice in Adorazione?

Di sicuro l’attenzione per la trama e per i dialoghi, che volevo risuonassero più verosimili possibile.

Ho letto Adorazione in una sola notte. Non riuscivo a staccarmi dal libro. Sentivo un bisogno quasi fisico di andare avanti nella lettura. Mi è capitato anche con altri libri ma con Adorazione sentivo una tensione diversa. Questa tensione assomigliava molto a quella delle serie tv.

Come dicevo prima, ho lavorato molto sulla trama del romanzo, e di sicuro questo ha contribuito a creare l’effetto di cui parli. Credo anche che la curiosità sia stimolata dalla molteplicità dei punti di vista, e dal fatto che nel corso della storia diversi personaggi offrano interpretazioni sempre diverse di uno stesso fatto.

La storia ha come perno la morte di Elena una ragazza di 17 anni uccisa dal suo fidanzato Enrico (omicidio avvenuto un anno prima rispetto ai fatti raccontati). Nelle prime pagine già sappiamo di questa ingombrante assenza ma solo nel corso del romanzo grazie ai ricordi delle amiche e degli amici abbiamo un quadro più completo della storia. Piccoli episodi all’apparenza normali ma che riletti col senno di poi portano tutti ad interrogarsi sul proprio ruolo. Si sentono in colpa per non aver fatto niente per evitare la morte di Elena ma allo stesso tempo, seppure con intensità diversa, continuano ad avere comportamenti violenti (penso a Giorgio e Melissa). Non credo nella funzione pedagogica dei libri eppure ammetto che sono stata contenta di leggere una storia che mette in luce la violenza (anche celata) nelle relazioni e sottolinea la familiarità della nostra società con comportamenti tossici.

Nessuno dei personaggi di Adorazione può dirsi estraneo da un certo tipo di dinamiche tossiche che hanno portato all’assassinio di Elena da parte di Enrico, ma nessuno di loro lo sa, nessuno di dei personaggi è consapevole che ciò che ha portato Enrico ad uccidere la sua fidanzata e alcuni comportamenti che loro stessi si ritrovano o a subire o a infliggere affondano le radici nella stessa cultura, quella patriarcale, quella del possesso. Alcuni personaggi, come Giorgio e Vanessa, alla fine della storia arriveranno a capirlo, altri no. Ma il percorso di ciascuno di loro non potrà prescindere da un confronto e da uno scontro con questi temi.

Grazie Alice!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...