Le parole di marzo

Capita anche a voi di restare colpiti da una parola? Di provare a pronunciarla girandola e rigirandola sulla lingua? O di ripeterla soltanto nella vostra testa come una nenia in cui cercare protezione?

Vi siete mai soffermati a pensare alle parole che usate ogni giorno? Quali sono quelle con cui avete più confidenza? Quelle che sentite più spesso? E quelle per cui vi siete detti mille volte che sarebbe il caso di smettere di usarle?

Da questi e altri mille pensieri nasce la voglia di appuntare parole conosciute o nuove che ho incontrato in questi giorni appena passati.

cargo

kàaġou› s. ingl. [propr. «carico», dallo spagn. cargo o carga] (pl. cargos ‹kàaġou›), usato in ital. al masch. (e pronunciata comunem. ‹kàrġo›). – 1. Nave da carico, adibita a viaggi liberi o a viaggi su rotte e con orarî prestabiliti. 2. Nell’aviazione, velivolo destinato prevalentemente al trasporto di carichi pesanti e voluminosi, caratterizzato da fusoliera molto capace, con ampie aperture anteriori, laterali o posteriori.

da una notizia di cronaca che sta appassionando tutti.

mùsica leggèra 

(o di consumo) Produzione musicale di consumo, e in particolare il genere della canzone con i suoi sottogeneri, corrispettivo della pop music anglosassone. Nel corso del Novecento in Italia la m.l., tradizionalmente contrapposta alla musica cd. colta, ha subito le influenze del melodramma, quindi dello swing, del tango e della musica etnica, mescolandosi spesso alla musica dei cantautori, al rock e all’elettronica. A causa di tali contaminazioni, negli ultimi anni il termine ha perso la sua importanza, venendo meno le ragioni di una contrapposizione alla musica ‘seria’ (➔ pop).

da Musica leggerissima di Colapesce, Dimartino (Sanremo 2021)

malinconìa (o melanconìa; ant. maninconìamelancolìa)

s. f. [lat. tardo melancholĭa, gr. μελαγχολία, comp. di μέλας «nero» e χολή «bile», propr. «bile nera»; cfr. atrabile]. ant. Nella medicina ippocratica, uno dei quattro umori (umor nero) che costituiscono la natura del corpo umano e ne determinano l’equilibrio organico (dottrina accolta da tutta la medicina antica e trasmessa fino al Rinascimento): quando quello omore che si chiama melanconia sovrastà agli altri, il quale è freddo e secco come la terraallora si sognano cose paurose e triste (Passavanti). b. Stato d’animo tetro, depresso e accidioso e insieme meditativo e contemplativo, occasionale o abituale, che era attribuito al prevalere di quell’umore rispetto agli altri nella struttura organica dell’individuo (anche dopo abbandonata la teoria fisiologica dei quattro umori il termine ha conservato il suo sign. originario): lasciarsi prendere dalla m.; cupanera m.; anche, intimo e profondo dispiacere per desiderio inappagato: o per mche il falcone aver non potea o per la ’nfermità … di questa vita passò (Boccaccio). c. In epoca più recente, spec. per influsso romantico, mestizia vaga e rassegnata, dolore raccolto e intimo: dolcesoave m.M., ninfa gentile (Pindemonte); La mia Vita si gonfia di m. (Penna); la contenuta mdella poesia leopardianad. Noia, fastidio, uggia: che mquesta pioggia!era proprio una mstarlo a sentire2. Pensiero, avvenimento, ricordo che rende tristi, depressi e sim.: via queste malinconie!talvolta mi passano per il capo certe malinconie … 3. Nel linguaggio medico, è forma meno com. di melancolia o melanconia, come malattia psichica.

da Versione in forma di favola di un innamoramento e del suo disincanto su Nazione Indiana

rimuginare 

v. tr. e intr. [dal lat. muginari, che ha lo stesso sign., con l’aggiunta del pref. ri-] (io rimùgino, ecc.; come intr., aus. avere). Agitare rimescolando o rivoltando. Raro in senso proprio, è invece com. in senso fig., agitare nella mente o nel cuore, pensare molto e a lungo sopra una cosa, quasi rivolgendola in tutti i versi: stava rimuginando pensieri di vendettarimuginava dentro di sé quel minaccioso avvertimento, o su quanto gli era stato riferitoè inutile ravvenimenti passati; seguito da di e un infinito (con riferimento a cose da fare): il suo cipiglio … era quello che ne prepara qualcunaper esempio che rimugina di sposarsi (Pavese); usato assol.: il suo cervello non cessava di r.; rimase lì a rdentro di sé.

da Una lettera di Cesare Pavese su minima&moralia

diva 

s. f. [dal lat. diva; v. divo2]. – 1. poet. Dea, divinità pagana femminile: Cantamio Divadel Pelide Achille L’ira funesta (V. Monti); Facean dubbiarse mortal donna o diva Fosse (Petrarca). Per estens., appellativo di donna che, per doti proprie o nel sentimento del poeta, si innalzi sopra le altre: Or te piangon gli AmoriTe fra le Dive liguri Regina e Diva! (Foscolo). 2. Cantante o attrice teatrale o cinematografica che abbia raggiunto grande notorietà (cfr., con lo stesso sign. e uso, stella): una ddel cinemadel varietàdella canzonele ddel mutoil rapido tramonto di una diva. ◆ Dim. divétta, attrice o cantante giovane, che ha già un certo successo, o (con leggero senso spreg.) che cerca di raggiungerlo pur non avendo sufficienti qualità artistiche; in passato, anche (per traduz. del fr. divette) cantante di caffè-concerto, canzonettista.

da Lucia Bosè, genesi di una diva del cinema su Limina

bar

 s. m. [dall’ingl. bar, propr. «sbarra, balaustra» che divide i consumatori dal banco di mescita; poi il banco stesso e quindi il locale]. – 1. Esercizio pubblico in cui si sosta brevemente per consumare bevande, dolci e cibi leggeri stando in piedi, o seduti su alti sgabelli, presso il bancone di mescita che separa gli avventori dal personale di servizio; può anche far parte di alberghi, teatri e uffici. 2. Mobiletto fisso o spostabile, in cui nelle case private si conservano liquori e bibite da offrire agli ospiti (detto anche, più comunem., mobile bar). ◆ Dim. barétto.

da C’era una volta il bar su Rivista Studio

appunto

s. m. [der. di appuntare2]. – 1. Nota sommaria scritta per ricordare un fatto, una data, i punti salienti di un discorso e sim., o come promemoria di ciò che si deve fare o dire: prendere a. di qualche cosa, e assol., al plur., prendere appuntidettare degli a.; quaderno d’appunti. Nel linguaggio burocr., comunicazione interna, di servizio, tra uffici. 2. Biasimo o censura non grave, osservazione, rimprovero: muovere a.facevano molti aalla sua condotta privata. ◆ Dim. appuntino, spec. col sign. di breve nota che possa valere come ricevuta: fatemi un appuntino di quanto vi è stato dato.

da Fuori dagli schemi 8- Helena Janeczeck su La Balena Bianca

giòco 

letter. giuòco) s. m. [lat. iŏcus «scherzo, burla», poi «gioco»] (pl. –chi). Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive; competizione, gara (spesso sinon. di sport); ant. Festeggiamento, manifestazione di letizia; con riferimento all’antichità greco-romana, manifestazione ginnica, o anche rappresentazione, spettacolo; per estens. del sign. fondamentale, in etologia, l’insieme di azioni istintive e apprese con cui alcune specie di mammiferi e di uccelli sviluppano forme attive di apprendimento per lo più attraverso combinazioni di movimenti che simulano situazioni (caccia, lotta, ecc.) di importanza vitale per l’animale. 

da Maria Lai, un’Alice preistorica su Antinomie

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