Le parole di maggio

Capita anche a voi di restare colpiti da una parola? Di provare a pronunciarla girandola e rigirandola sulla lingua? O di ripeterla soltanto nella vostra testa come una nenia in cui cercare protezione?

Vi siete mai soffermati a pensare alle parole che usate ogni giorno? Quali sono quelle con cui avete più confidenza? Quelle che sentite più spesso? E quelle per cui vi siete detti mille volte che sarebbe il caso di smettere di usarle?

Da questi e altri mille pensieri nasce la voglia di appuntare parole conosciute o nuove che ho incontrato in questi giorni appena passati.

battiatesco 

agg. Di Franco Battiato, cantautore, musicista e regista; relativo al suo stile, alle sue opere e alle sue idee.

Derivato dal nome proprio (FrancoBattiato con l’aggiunta del suffisso -esco.

maèstro (o maéstro)

s. m. [lat. magĭster, der. di magis «più»]. – 1. (f. –aa. In senso ampio, chi conosce pienamente una qualche disciplina così da possederla e da poterla insegnare agli altri; b. Chi eccelle in un’arte, in una scienza, in una disciplina, o in singole forme d’arte e manifestazioni di cultura, così da poter essere considerato una guida, un caposcuola; 2. (f. -aa. In senso stretto, chi, in possesso del titolo conseguito al termine di un corso di studî (in un istituto magistrale), si dedica all’istruzione e all’educazione dei bambini nelle scuole elementari; 3.a. Nell’organizzazione scolastica del Medioevo e del Rinascimento, titolo di chi aveva ottenuto il dottorato in una facoltà universitaria (in lat. magister artiummagister gramatice, ecc.; b. Nella pratica musicale, titolo attribuito, fin dal primo medioevo, all’istruttore e direttore di un insieme di cantori o di strumentisti; così si disse magister puerorum l’istruttore dei fanciulli-cantori nelle chiese, subordinato al mdi cappella (magister capellae), responsabile dell’intero corpo musicale della chiesa o anche della cappella d’una corte, d’una casa patrizia, ecc. c. Operaio specializzato che ha alle sue dipendenze altri lavoranti non specializzati; d. Nel gioco degli scacchi, titolo che si consegue raggiungendo una determinata percentuale di punti in uno o più tornei qualificanti; e. Nell’uso pop., vocativo che nel passato veniva talora rivolto a persona umile, di cui s’ignorava il nome, per richiamarne l’attenzione; 4. Anticam., capo, guida; 5. Con funzione di agg.: a. Di chi sa operare con grande maestria, o di cosa fatta, eseguita, escogitata magistralmente, con grande abilità o accortezza; b. Di cosa principale, importante, che esercita una precisa o fondamentale funzione; 5. La direzione nord-ovest nella bussola e nella rosa dei venti; anche, il vento che spira da nord-ovest ◆ Dim. maestrino (in partic., era così chiamato, nelle scuole di musica e nei conservatorî, lo studente dei corsi superiori a cui venivano affidati, dal maestro titolare della cattedra, incarichi di supplenza o di assistenza nell’insegnamento impartito agli allievi dei corsi inferiori); spreg. maestrùcciomaestruzzomaestrùcolo; accr., raro, maestróne; pegg. maestràccio.

da Prospettiva Nevski

leggerézza 

s. f. [der. di leggero]. – 1. L’esser leggero, qualità di ciò che è leggero (che ha cioè poco peso). Agilità, sveltezza; anche scioltezza, facilità, spontaneità (nel trattamento di uno strumento musicale, nello stile, nel tocco pittorico, e sim.). 2. fig. Poca serietà, incostanza, volubilità, riferito alla persona o agli atti. In senso concr., atto di persona leggera. Non com., cosa di poca importanza, inezia.

da L’animale

essenza 

In filosofia, la natura propria e immutabile delle cose.

Alla substantia, che è la realtà individuale nella sua autonoma esistenza e sussistenza, l’essentia si contrappone come la forma generale, come l’εἶδος platonico che ne costituisce la natura universale. All’e. viene quindi attribuita realtà oggettiva o realtà soltanto mentale a seconda del vario modo in cui è risolto il cosiddetto problema degli universali, se cioè all’e. si debba attribuire un’esistenza oggettiva, indipendentemente dalla mente umana, o soltanto natura di concetto. Di qui, anche, l’antitesi dell’e. all’esistenza.

da E ti vengo a cercare

gravità 

Tendenza dei corpi a cadere verticalmente al suolo, dovuta all’attrazione della Terra. La forza di gravità o forza peso è la risultante della forza di gravitazione universale dovuta all’attrazione terrestre diretta, con ottima approssimazione, come il raggio terrestre, e della forza (di trascinamento) centrifuga, dovuta alla rotazione della Terra e normale all’asse terrestre.

Centro di gravità permanente

stùpido

agg. [dal lat. stupĭdus, der. di stupēre «stupire»]. – 1. letter. a. Preso da stupore, attonito, sbalordito; che è in una condizione d’incapacità o insensibilità indotta da meraviglia, sorpresa, o da altre cause fisiche o morali; b. Torpido, ottuso, o che induce uno stato di torpore, di ottundimento dei sensi o dell’intelletto; 2. Nell’uso com., che ha, o mostra, scarsissima intelligenza, lentezza e fatica nell’apprendere, ottusità di mente, usato spesso come insulto . Con uso iperb., in tono di leggero rimprovero o di rammarico e con sign. attenuato equivalente a «sciocco, ingenuo» e sim. ◆ Dim. stupidèllostupidéttostupidino; accr. stupidóne; pegg. stupidàccio (tutti con le corrispondenti forme femminili). ◆ Avv. stupidaménte, da stupido, in modo che rivela stupidità ; spesso in tono di rimprovero o di rammarico; in modo che denota stupore e sbalordimento.

Up Patriots To Arms

naufragare

v. intr. [dal lat. tardo naufragare; v. naufragio] (io nàufragotu nàufraghi, ecc.; aus. essere e avere). – 1. Fare naufragio, riferito sia a nave o imbarcazione che affonda per grave avaria, per collisione, per incendio, per la violenza della tempesta, o per altre ragioni (in questa accezione, ha l’aus. essere), sia alle persone, equipaggio e passeggeri, che vi sono imbarcate (aus. avere, meno com. essere). 2. fig. a. (aus. essere) Fallire, detto di impresa, iniziativa, azienda e sim., che abbia insuccesso o vada in rovina, subire danno o rovina quando sembrava di essere ormai al sicuro e di avere il successo a portata di mano. b. poet. Sprofondare in uno stato di estasi, di ebbrezza, di contemplazione, quasi smarrendo il senso della propria individualità o la coscienza della realtà concreta.

Summer on a solitary beach

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