Una settimana di racconti #167 #168 #169

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Prima di quella disperazione non c’è nulla.

Mi aggiro intorno a quel vuoto da tutta la vita. Cerco la memoria di qualcosa che non tornerà, ma in compenso ricordo con certezza l’anno in cui ho costruito la finzione che è andata a riempire quell’oblio: il 2010. Avevo quindici anni e un’identità proteiforme; non poter spiegare con esattezza perché quella deformità mi si contorcesse in gola era più umiliante della cosa in sé. Così a chi chiedeva – con garbo e in punta dei piedi, di modo che potessi trasformarmi nel Sisifo della mia pena – iniziai a rispondere con la mia piccola leggenda privata, che come tutti i miti di fondazione aveva il suo pregio principale nell’inventare un’origine che non esisteva e non sarebbe mai potuta esistere.

Spesso ho pensato di aprirmi la gola di Riccardo Meozzi su In allarmata radura

Laboratorio di lingua personale.

E ancora:

Buone letture!

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