Ti racconto In allarmata radura

Chi frequenta questo spazio sa che sono un’assidua lettrice di riviste letterarie e di collettivi di scrittura. Amo scoprire nuove storie e nuove voci. Oggi incontro In allarmata radura. La forma è quella ibrida, gli argomenti molteplici e sfaccettati, la resistenza come fonte primaria di creatività. Pochi lavori ben dosati e approfonditi. La riflessione sul mondo passando dalle cose lette e scritte. Il bisogno di scendere tra le persone a discutere senza rinchiudersi nel castello. La sensazione, leggendo, di avere di fronte un giardino da esplorare avendone cura.

  • Come nasce In allarmata radura?

In allarmata radura nasce dalla resistenza, e da un incontro. Ci siamo osservate, annusate; prima come colleghe a scuola (siamo entrambe insegnanti) e poi come colleghe in redazione. Negli anni abbiamo mantenuto qualche sporadico contatto, non una frequentazione assidua. A riportarci una di fronta all’altra è stato il tempo. E quando il tempo ha portato l’occasione, eravamo entrambe pronte per coglierla. Ricostruire a posteriori come sono andate le cose può sembrare facile, in realtà presuppone la conoscenza di tante, troppe circostanze. Non conoscerle tutte è un bene; si conserva intatto quello spazio di mistero che è necessario in ogni cosa della vita. 

  • Anche se non pubblicate propriamente racconti come vi ponete nei confronti dell’editing? È previsto l’editing sui testi che vi arrivano? C’è uno scambio con autrici e autori?

L’editing è una parte importante del nostro lavoro. O meglio, più che editing in senso stretto noi cerchiamo di promuovere uno scambio continuo tra  rivista e autori. Qualche volta questo prende la forma di una chiacchierata attorno all’idea da sviluppare, altre volte sulle fonti bibliografiche, in altri ancora si tratta di una revisione del testo compiuto.

  • Come si scrive sulla vostra rivista? Scegliete voi autori e autrici o siete aperti agli invii?

Sono vere entrambe le cose. Molti autori li abbiamo cercati noi, in alcuni casi lavorando insieme già dall’idea iniziale. In altri casi l’invio è stato spontaneo ma, in maniera quasi magica, corrispondeva proprio a ciò che andavamo cercando.

Poi, oltre alle autrici e agli autori, ci sono ovviamente anche gli artisti, fotografi, illustratori, che ospitiamo nel nostro spazio. In questo caso siamo noi a muoverci per proporre una collaborazione e finora abbiamo sempre ricevuto molta generosa disponibilità. Ne siamo profondamente grate, e pure felici. 

  • Perché scegliere di creare una nuova rivista?

E perchè no?

Insomma: se non ora, quando?

  • Negli ultimi anni sono nate tantissime nuove riviste. Secondo voi perché c’è di nuovo questo ritorno alla rivista? Per la vostra esperienza cosa significa fare una rivista oggi?

Le risposte sono molte. In parte riguardano il mercato editoriale “ufficiale” che, in questo momento di crisi, fatica a tenere il passo con la realtà che lo circonda (anche a causa di alcuni peccati originali insisti nel sistema Italia); in parte la forma della rivista indipendente concede quella libertà e autonomia di cui si può sentire la mancanza laddove vi sia un editore che finanzia l’impresa. 

Ecco, a questo proposito, emerge il  problema dei soldi: le rivista online lavorano a titolo gratuito e, onestamente, è un po’ una vergogna – soprattutto se si considerano i risultati di qualità che ne escono. Ma probabilmente questo è un tema che interessa un po’ tutti gli ambienti culturali che occupano una posizione defilata rispetto al centro “istituzionalizzato” e che ha pure una sua lunga storia. 

  • Raccontatemi del nome che avete scelto?

Quando si è trattato di dare un nome alla rivista, abbiamo fatto un gioco: aprire libri e leggere quello che il caso ci avrebbe messo sotto le lenti. L’aiuto, prestato da chi o cosa rimarrà un mistero, è giunto quasi subito.

Il volume era di quelli acquistati quando si frequentava l’università e capitavano ancora certi innamoramenti a cui non importava far tornare i conti. Caproni si è aperto sul “Franco cacciatore” (1982), su una poesia senza indicazioni, capitata dentro una battuta di caccia dai ruoli poco chiari (cacciatori cacciati, bestie reali, oppure no).

Abbiamo pensato: fa per noi, che indicazioni stiamo pur cercando; e come sono giusti, poi, gli ultimi versi, accoglienti, ma con riserva. Insomma, ci abbiamo trovato un po’ di quiete, con un rimescolio dentro. E allora, per comune sentire, ci siamo dette sì, e abbiamo preso i nostri auspici.

  • Una delle cose che mi ha colpito leggendo la vostra presentazione è la volontà di accogliere pochi e selezionati lavori. È sicuramente una dichiarazione in controtendenza rispetto al bisogno di riempire tutti gli spazi che i social si portano dietro. In questi mesi vi è mai capitato di pensare di non essere abbastanza? Non mi riferisco alla qualità dei contenuti ma alla paura di diventare invisibili centellinando la presenza.

Continuiamo a essere convinte della nostra scelta. Crediamo nella perseveranza, nella lentezza e nella forza della profondità. Per ora nessun ripensamento.

  • Avete scelto di occuparvi della forma ibrida. Di accogliere sguardi che riuscissero a mischiare narrativa e saggistica. Come mai questa scelta?

Più che una scelta, anche qui, si è trattato di un comune sentire, nato attraverso l’esperienza nella redazione di Malgrado le mosche e, più indietro, negli anni passati a leggere e valutare i dattiloscritti che arrivavano in casa editrice (Livia).

E anche dal desiderio di unire prospettive per restituire una prospettiva ragionata alle storie che viviamo, o che possono vivere gli altri. Un modo utile e bello, insomma, per raccontare come quello che si studia sia ben lontano dall’essere solo una teoria (Aurora). 

  • Portare la riflessione fuori dalle stanze accademiche senza intaccarne la profondità. La riflessione continua anche con i lettori e le lettrici? Si sono aperte delle discussioni floride tra le persone che leggono i vostri articoli?

La discussione sta alla base del nostro lavoro. È un continuo prendere le misure con la realtà, rompere e ritrovare l’equilibrio. Questo è il senso di ogni dialogo, per noi. 

  • Libri, podcast e riviste letterarie. Quali sono quelle che alimentano la vostra scintilla?

Tutto, si può dire? Cerchiamo di essere onnivore, ma con metodo, e di tenere vivo il discorso sui libri che leggiamo, parlarne e non finire mai di farlo.

Tra i podcast che seguiamo ci sono Limoni, Internazionale, Tlon; le esperienze del Saggiatore (“Il mondo come meditazione” di Chandra Candiani), ma anche Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Per quanto riguarda le riviste, quelle “amiche” a noi più vicine, oltre la già citata MLM, sono Quaerere, Bomarscè, inutile, Donne Difettose, Diaforia, Congetture su Jakob. Tra quelle a noi più affini come contenuti, non possiamo non citare Doppiozero, La Balena Bianca e minima et moralia

Grazie In allarmata radura!

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