Una settimana di racconti #ChristmasEdition (#16)

Il Natale sta arrivando. Tavole imbandite, famiglie ingombranti, la corsa ai regali, gli abbracci, la solitudine, i rimpianti per una vita che non è come vorremmo, le aspettative, la magia delle luci, il Grinch, Babbo Natale, l’albero o il presepe, le sorprese, perdersi, rincontrarsi, la tristezza, le poesie, il mercante in fiera, gli auguri, il panettone o il pandoro, l’orticaria per le canzoncine, “Parenti serpenti” alla tv. Natale sta arrivando un solo giorno tante storie.

La grande nonna scalza vestita di nero un giovedì di Vincenzo Reale su Spaghetti Writers

A Natale aveva sempre più caldo e d’estate sedeva fuori, scalza e vestita di nero. Continua a leggere

Passaggio in ombra

Da qualche giorno trasalisco sotto la spinta di parole che emergono nella nebbia della mia mente, e occupano tutto lo spazio della ragione, quasi a chiedermi conto della loro esistenza. Sulla porta d’ingresso – tornando a casa dai miei soliti giri – una voce assorta mi ha sorpresa, con le chiavi a mezz’aria, e ha sussurrato parole che si sono propagate dentro di me. Quando ogni parte del mio corpo ha ripetuto la sua eco, la voce ha detto: “Il futuro! Da quanto tempo sei senza futuro?” e la potenza di questa domanda si è abbattuta su di me come una bufera. Continua a leggere

Un solo paradiso

A Ravenna cedette e telefonò a Martina. Aveva vagato per le vie del centro e poi preso un autobus che portava alla costa. Davanti all’Adriatico immobile e grigio, compose il numero. Lei rispose quasi subito. La voce era identica a come la ricordava. Parlarono per un minuto del più e del meno, poi Alessio le disse semplicemente che non riusciva a venirne a capo. Continua a leggere

L’amore è eterno finché non risponde

Le ossessioni passano in un unico modo: per stanchezza. Spreco così i mesi invernali, li guardo passare come guardi un rubinetto aperto sopra un dito tagliato.

Il vecchio programma con la scaletta strategica:

  1. riprendermelo, e non importa il tempo che ci vorrà;
  2. starci insieme lo stretto necessario e fare finta che tutto sia perdonato;
  3. punirlo quando non se lo aspetta più;
  4. diventare quella che lascia;
  5. passare finalmente a occuparmi d’altro: innamorarmi di un uomo decente…

è da abbandonare. Il nuovo piano è in un solo punto, apparentemente più semplice anche se richiede il doppio delle forze: dimenticarlo. Continua a leggere

Ho fatto gli sbagli sbagliati

Dicono che quello che ti succede è sempre già successo a qualcun altro, ma io non credo: non stavolta. Io credo che questo, esattamente questo, non sia mai successo a nessuno.  Credo che per ciò che è appena capitato a me – che mi sta capitando – non esistano modelli.

I campi trebbiati, le stoppie marroncine, i solchi delle ruote dei trattori, i covoni cilindrici. Continua a leggere

Un adulterio

Trascolorare di sentimenti: ansia, gioia, paura, eccitazione, rimorso, divertimento, disperazione, amore, egoismo, solitudine. L’attesa frenetica che accada sempre qualcosa, qualcosa di nuovo, di imprevisto, una sorpresa più grande, una frase più commovente, un ricordo, un brivido piacevole, un sogno, e che man mano l’attimo successivo riveli il senso dell’attimo appena trascorso. Continua a leggere

Il peso minimo della bellezza

Non so se sapessi quello che mi stavi facendo. Non so se tu ti sia mai resa conto di quanto fossimo soli. In quella solitudine senza confronti si invecchiava senza crescere. E mentre i bambini veri stavano al parco, mentre le mamme si scambiavano consigli sui pannolini e sul latte in polvere da dare una volta finito lo svezzamento, noi eravamo a quella finestra. A guardare. Guardavamo la vita che vive da un’altra parte. Sempre un po’ più lontano da dove siamo noi. E tu mi accarezzavi per consolarmi di dolori che non avevo. Mi stringevi per rassicurarmi su paure che non mi appartenevano.

Erano tue.

Eri tu ad avere paura e dolore.

Eri tu a guardare la vita da una finestra.

Io avevo un anno ed ero come tutti gli altri bambini. Non sapevo niente. Il mondo era quello che tu mi dicevi che fosse. Perciò io mi fidavo e non avevo bisogno del mondo finché c’eri tu. Non chiedevo altro mondo, se non quello riflesso nelle tue iridi. Era tutto là. Un riflesso confuso e lontano guardato in uno specchio deformante che erano i tuoi occhi. Non so che senso abbia pensarci adesso. Non so in che misura io sia ancora un corpo estraneo espulso dal mondo. Però a volte mi capita di buttare per aria le porte e di sentir mancare l’aria quando le finestre sono chiuse. Di mettermi a respirare così forte da perdere i sensi. Di sbattere i pugni sul muro e chiedermi perché.

Perché nessuno ha bisogno di me.

 

Il peso minimo della bellezza

Azzurra de Paola

LiberAria Ed. 2016

L’avventura di uno sciatore

Giù sopra la valle svolazzavano i soliti uccelli neri gracchianti dei duemila metri. Era venuto fuori un limpidissimo mezzogiorno e da lassù lo sguardo abbracciava le piste, i campi affollati di sciatori, di bambini con le slitte, la stazione dello skilift con la coda che s’era subito riformata, l’albergo, i pullman fermi, la strada che entrava e usciva dal nero bosco d’abeti. La ragazza s’era già slanciata per la discesa e andava e andava con i suoi tranquilli zig-zag, ora era già dove le piste erano più battute dagli sciatori, ma in mezzo a tutto lo sfrecciare di sagome confuse e intercambiabili la sua figura appena disegnata come un’oscillante parentesi non si perdeva, restava l’unica che si potesse seguire e distinguere, sottratta al caso e al disordine. L’aria era così nitida che il ragazzo dagli occhiali verdi indovinava sulla neve il reticolo fitto delle orme di sci, dritte ed oblique, delle strisciate, delle gobbe, delle buche, delle pestate di racchetta, e gli pareva che là nell’informe pasticcio della vita fosse nascosta la linea segreta, l’armonia, solamente rintracciabile alla ragazza celeste-cielo, e questo fosse il miracolo di lei, di scegliere a ogni istante nel caos dei mille movimenti possibili quello e quello solo che era giusto e limpido e lieve e necessario, quel gesto e quello solo, tra mille gesti perduti, che contasse.

da Gli amori difficili

Italo Calvino

Oscar Mondadori Ed. 2014

Le domande di un uomo

“Resti o te ne vai?”

Per non rispondere gli avevo detto: “Non mi piace questa musica. Mi fa paura”. Così era sopraggiunta la seconda domanda: “Qual è il posto che ti fa più paura?” Dopo, eravamo rimasti ad ascoltare quella musica che non ci piaceva. Scura, monumentale, con certi sussurri. Nessuno dei due aveva avuto voglia di alzarsi e raggiungere la radio per cambiarla, o per abbassare il volume, o per spegnere tutto e basta. Nessuno dei due si era voluto sciogliere dall’altro, così avevamo lasciato che quella specie di nenia si adagiasse sulle pareti, s’incastrasse nella ringhiera, si specchiasse nell’unico specchio-piccolo, scheggiato in alto- della stanza.

Avevo aperto la bocca come se le risposte fossero pronte. Invece non ce le avevo. E allora mi ero messa seduta in mezzo al letto, cercando un posto dove trovare qualche idea. Non ce n’erano.

 

da Il silenzio del lottatore

Rossella Milone

Minimum Fax Ed. 2015