Una settimana di racconti #154

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

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Una parola tre libri: macerie

MACERIE

Accade in un attimo (o forse no) di ritrovarsi in tanti piccoli pezzi. Di guardarsi intorno e di sentirsi infinitamente soli non importa come e dove. Ci illudiamo che sia un attimo ma è il lavorio di tanti piccoli momenti brevi e costanti nel tempo a fare da miccia all’esplosione finale. I pezzi lasciati sul campo sono parti di te che provi a raccogliere senza capire bene come attaccarle di nuovo. Eppure in qualche modo c’era un incastro. Restano solo frammenti ricoperti di polvere e schegge. Metti tutto sul tavolo per l’operazione di sistemazione. Colla, scotch, adesivi, tutto è a portata di mano. Cominci. Come in un puzzle metti insieme i pezzi che ti sembra si riconducano ad una stessa forma. Fai vari tentativi e quando ti sembra di aver azzeccato quello giusto incolli e passi a quello successivo. L’entusiasmo della riuscita prende il posto della fatica iniziale e ti sembra di andare più veloce. Ti concentri sul dettaglio, assembli e incolli. Dopo aver attaccato l’ultimo pezzo guardi l’insieme. Non è come ti aspettavi, c’è qualche piccolo foro e dei piccoli spazi tra i pezzi. Potresti coprirli con lo scotch ma sai che non durerebbe, le crepe dopo un po’ avrebbero la meglio. Ti ricordi una frase letta chissà dove. Pare che dalle crepe entri la luce ma non ti ha mai convinto del tutto. Dalle tue crepe passano solo gli spifferi e si allargano anno dopo anno fino a diventare voragini. Ed è in quelle voragini che ti perdi o ti nascondi. In quei vuoti che fanno girare la testa, rammollire le gambe, intricare lo stomaco e mancare l’aria. Raccogli la polvere in un barattolo sicura che un giorno servirà anche quella per rimetterti in piedi. Con il barattolo tra le mani esci fuori anche se fa una maledettissima paura. Fuori non è molto diverso da dentro se non ti fai incantare dalla superficie, se scosti l’apparenza e guardi bene sono cumuli di macerie e pezzi rotti. Cammini mentre tutto intorno sembra poter cedere da un momento all’altro. Tenti una strada e incontri altra gente. C’è chi si muove spavaldo e incurante, chi cerca di imitarli bluffando malamente, chi timoroso si avventura, pochi con una calma serenità. Tutti con il loro barattolo più o meno in vista indecisi se aprirlo o fare finta di averlo dimenticato da qualche parte.

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