Adorazione: incontro con Alice Urciuolo

Da poco ho preso l’abitudine di tenere un diario delle mie letture. É un taccuino che mi è stato regalato da un caro amico qualche tempo fa. C’è uno schema già strutturato in cui inserire dati e riflessioni sul libro che si è letto. Tra le varie informazioni richieste c’è anche quella relativa all’odore del libro. Quando ho scritto di Adorazione (di Alice Urciuolo pubblicato da 66thand2nd) a quella domanda ho risposto: odore d’estate e di libertà. Non ho brillato per originalità, devo ammetterlo.

I fatti narrati nel romanzo succedono nella zona dell’Agro Pontino durante un’estate. C’è un gruppo di adolescenti in una provincia chiusa che proverà a fare i conti con il peso di un’assenza ingombrante. Potrebbe sembrare l’ennesimo romanzo di formazione su un gruppo di adolescenti nella noiosa provincia italiana. E invece no. Stavolta c’è qualcosa di diverso. C’è un’esigenza molto più profonda di andare a intaccare un sistema sballato in cui si è cresciuti. C’è la pretesa di avere risposte a fatti che sembrano apparentemente inspiegabili ed estranei alla norma. C’è un continuo interrogarsi senza escludere le proprie responsabilità. C’è il sesso, il ciclo mestruale, il rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri, il possesso, il consenso, la violenza fisica e psicologica, la pillola, il giudizio e la mancanza di un’educazione sentimentale. Ma soprattutto ci sono Diana, Vanessa e Vera. Tre ragazze che scoprono il loro essere donne in un distorto costrutto millenario che le imbriglia. Tenteranno di avvicinarsi davvero a quello che sentono di essere, con tutta la difficoltà e la fragilità che questo porta. Questa è per me la libertà di cui ho scritto su quel taccuino.

Ogni passo che ci avvicina a noi stessi, ogni passo che ci porta a rendere il mondo un posto migliore è libertà. Le adolescenze narrate in questo libro sono diverse dalla mia per tempi, modi e luoghi però io quel luccichio negli occhi e quella bruciante esigenza di essere riesco a sentirle.

Continua a leggere

Il Fantasma e la Persona – una conversazione con Veronica Galletta

nota e intervista a cura di Emanuela Cocco

“Una mappa, solo una mappa. Una mappa per rimettere tutto a posto.”

download

Siamo in Sicilia, sull’isola di Ortigia, alla metà degli anni ottanta. È un venerdì ed è il giorno in cui Elena disegna la sua prima mappa. Elena ha quindici anni, ha appena disegnato su un foglio una griglia, di quelle che si usano per giocare a battaglia navale, e annota in modo scrupoloso le misure della stanza e la posizione degli oggetti al suo interno: il letto matrimoniale, i due comodini ai lati, le alte pile di libri che vi sono stati sistemati sopra. Elena annota tutto perché vuole mantenere il controllo, vuole rendere stabile una presenza che lei avverte essere intermittente, sempre sul punto di svanire, qualcuno che lei vuole tenere “salda alla casa”: sua madre. Proprio nella camera da letto di questa donna, una camera che sembra la cabina di una nave, come una grande finestra che affaccia sul mare e una più piccola, a forma di oblò, inizia il nostro viaggio alla volta del “Le isole di Norman”, il romanzo di esordio di Veronica Galletta, edito da Gaffi-Italosvevo nella collana “Incursioni” diretta da Dario De Cristofaro, romanzo vincitore del Premio Campiello Opera Prima. L’isola, quella di Ortigia, e le isole che poi scopriremo essere il nome che Elena, la protagonista del romanzo, dà alle cicatrici che ricoprono il suo corpo dal giorno in cui, da bambina, è rimasta ustionata in seguito a un incidente domestico. Nel romanzo queste ferite sono la traccia indelebile di un evento che ha segnato per sempre il corpo ma anche la vita intima della sua famiglia, che a partire da quell’evento inizierà a disgregarsi. Isole come “impronta di memoria” per usare le parole di Emily Dickinson, una cartografia del proprio vissuto che viene stravolta in modo indelebile quando, cinque anni dopo, la madre di Elena decide, senza un apparente motivo, di abbandonare la nave e scompare nel nulla. Ecco allora che questa avventura di mappatura, prima un gioco segreto, confinato all’interno delle mura domestiche, si riversa all’esterno coinvolgendo l’intera isola, che diventa il teatro d’azione di una caccia al tesoro in cui Elena dissemina indizi e segue le impronte di una fantasma intimo e familiare, per provare a interpretare il suo passato e di disegnare una nuova configurazione degli eventi, qualcosa che sia possibile chiamare futuro. Continua a leggere

Giovanissimi: incontro con Alessio Forgione

Scartare un pacchetto di sigarette, prenderne una e trattenerla delicatamente tra le labbra aspettando che la fiamma faccia il suo dovere (eventualmente offrirla o condividerla con qualcuno). Aspirarla per poi buttare fuori il fumo lentamente. L’azione meccanica ripetuta. Il corpo lontano da tutto, al centro di tutto. Schiacciarla per spegnerla. Passare all’azione successiva con l’odore che ti resta incollato addosso fino a mischiarsi con il tuo e diventare parte di te. Maneggiare un dolore, nella mia testa, è fatto dagli stessi gesti, dalla stessa voglia di soffiare fuori il groviglio che si forma dentro e di trattenerne, anche contro la nostra volontà, piccole particelle fino a farle diventare un pezzo di noi. Continua a leggere

Una parola, tre libri: demoni

Copia di Copia di Copy of Copy of Copy of Per giorni e giorni senza che nulla accadesse. Il mare vuoto, vuota agitazione di memorie e di membra senza attesa. E un giorno tu compari sull'orizzonte. Due punti che si

Siamo fatti di organi, ossa, muscoli e demoni. I primi ci tengono insieme, i demoni ci scombussolano per capire davvero chi siamo. Ci prendono alla sprovvista, ci interrogano sulle scelte che compiamo e ci ricordano, sempre in modo bizzarro, che sono distanti da quello che desideriamo. Ci inventiamo mille modi per farli tacere e quando ci sembra di esserci riusciti ricompaiono con mezzi più subdoli ad inchiodarci alle nostre mancanze. A ricordarci che mentre stiamo vivendo una vita scelta da altri ci siamo completamente dimenticati di capire quale avremmo voluto vivere per noi. Le cose che teniamo nascoste agli altri ma che ci logorano e che prima o poi bussano alla porta e vogliono uscire. I non detti che macerano nello stomaco fino al momento in cui si riaffacciano come un reflusso acido. L’amicizia come conforto in cui adagiarsi o antagonista con cui rivaleggiare per sentirsi vivi. L’amore che ci abbandona lasciandoci monchi ad interrogarci e che poi torna travestito da una sonora risata con le unghie colorate. I demoni se ne fregano di quello che scegliamo e sono lì in attesa della nostra prossima mossa. Come in una partita a scacchi lunga e serratissima. Possiamo scegliere di ignorarli, di farli ribollire restando immobili o di muoverci come schegge impazzite per non farci trovare.  Continua a leggere

Il cuore non si vede: incontro con Chiara Valerio.

Andrea Dileva una mattina si sveglia scoprendosi senza cuore. Andrea Dileva è ora un uomo cavo. Da quello che sa potrebbe essere il primo uomo a cui è successa una cosa simile. Andrea Dileva è il protagonista dell’ultimo romanzo di Chiara Valerio (“Il cuore non si vede” edito da Einaudi).

Un romanzo sulla mancanza, sulla difficoltà di restare nelle cose, sulla quotidianità delle relazioni, sulla distrazione e sulla difficoltà di scegliere. Chiara Valerio racconta la storia di un uomo che scompare mostrandoci la metamorfosi delle relazioni e il gioco dell’età adulta. 

Copy of Copy of Copy of Per giorni e giorni senza che nulla accadesse. Il mare vuoto, vuota agitazione di memorie e di membra senza attesa. E un giorno tu compari sull'orizzonte. Due punti che si guardano da lonta Continua a leggere

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti: incontro con Carlo Bertocchi

L’assoluto dell’adolescenza. Il coraggio che solo una fottutissima paura sa regalarti. L’amore sognato e poi avvicinato nonostante la goffagine e i palpiti. Le corse in motorino ad esplorare quello che sta intorno. L’istinto che sa sempre da che parte stare. Il male che a volte è sfumato ma altre proprio no. La provincia che pare dorma e invece si fa scenario di leggendarie avventure. Il gruppo di amici che…per fortuna che ci siete voi ragà! 

Mezza luce mezzo buio, quasi adulti” è l’esordio di Carlo Bertocchi per Terrarossa Edizioni per la collana Sperimentali. La storia di Bert e della sua banda e della loro folle estate prima delle superiori tra un assassino nascosto tra i campi, l’amore e le beghe con la banda rivale comandata da Billy. 

Copy of Copy of Per giorni e giorni senza che nulla accadesse. Il mare vuoto, vuota agitazione di memorie e di membra senza attesa. E un giorno tu compari sull'orizzonte. Due punti che si guardano da lontano. Quan Continua a leggere

Un marito

“Nella Marassi che hanno scelto per crescere e morire insieme, la notte è il tempo del rientro a casa, e nelle strade percorse alla cieca che stanno per condividere anche stasera per tornare alla loro automobile, stringendosi per paura di finire separati dall’oscurità, la loro unione profonde la tipica, invisibile luminescenza delle cose inestimabili”

4264776-9788817103893-285x424.png Continua a leggere

Fedeltà: incontro con Marco Missiroli

Quanto riusciamo ad essere fedeli a noi stessi? Quanto le aspettative altrui e i condizionamenti sociali ci plasmano a loro immagine e somiglianza? Quanto questo ci serve da alibi per non rischiare di provare ad essere veramente chi siamo? Quante volte abbiamo lasciato perdere prima di cominciare convinti di non farcela? Di che cosa esattamente abbiamo paura? Di sbagliare? E se quello che cerchiamo di capire si nascondesse nelle pieghe dei nostri errori? Se solo così riuscissimo a colmare le mancanze che sentiamo spingere dentro?

Mi piacciono i libri che lasciano domande, che invitano ad interrogarci e a mettere in discussione cose che diamo per scontato. “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi) per me è stato un libro a rilascio lento, uno di quelli che lavorano dentro sulla distanza ponendomi interrogativi e aprendo la possibilità di guardare le cose anche da altri punti di vista. Continua a leggere

Addio fantasmi: incontro con Nadia Terranova

È una fredda e sbrilluccicante serata di dicembre quando entro nella libreria Kublai e trovo Nadia Terranova ad aspettarmi al bancone del bar con un calice di vino, un libro di Roberto Bolano, il suo sorriso radioso e delle scarpe meravigliose. Mentre aspettiamo l’orario previsto per la presentazione chiacchieriamo un po’ delle nostre letture, della sua poltrona viola e del suo girovagare per l’Italia in compagnia di Ida e dei suoi fantasmi. Nadia accoglie ogni lettore che entra con gentilezza ed entusiasmo. È una donna che infonde leggerezza e serenità. Continua a leggere