La vita lontana

“Esco apposta, per farmi colpire da qualcosa di oggettivo”

 

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Da quando ho chiuso l’ultima pagina di “La vita lontana” di Paolo Pecere sono affollata di domande e di parole. Singole parole che ogni tanto salgono in superficie e si accomodano nella mia testa. Ad ogni parola se ne aggiunge un’altra e poi un’altra ancora fino a diventare pensiero poi domanda e infine flusso che m’investe e a cui non sempre so rispondere. Già solo per questo sciame che lascia dopo averlo letto, io questo libro lo prescriverei a tutti “cinque pagine tre volte al giorno”. Continua a leggere

La recensione/ non recensione di Francesca

Da quando ho cominciato questo meraviglioso gioco che è ItaliansBookItBetter ho sempre sperato di riuscire ad incontrare tanti compagni con cui giocare tra libri e parole. Sono convinta che i libri, come i giochi, riescano a far emergere tutte le nostre parti anche quelle più nascoste. Mi intriga l’idea di scoprirle e di ascoltare altri punti di vista. Io e Francesca  ci siamo conosciute sui social. Mi piace come riesce a tradurre le emozioni e le sensazioni fisiche che la lettura le provoca. Continua a leggere

IL CADETTO redux

“La sera ce ne andavamo in giro a cazzeggiare e aspettare. A diciott’anni aspettare non è un reato. Stai cercando di capire e capire non sempre è semplice come sembra. Aspettare è riempire l’attesa”

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“Il cadetto redux” è un romanzo di Cosimo Argentina del 1999 riproposto da TerraRossa Edizioni nella collana Fondanti. La casa editrice pugliese da pochi mesi sotto la guida di Giovanni Turi ha voluto ridare vita a questo romanzo che è stato fondamentale per la narrativa pugliese. Il romanzo è stato riscritto in alcune parti “per chiudere i conti con il passato” come spiega lo stesso Argentina nella prefazione al romanzo. Continua a leggere

L’estate muore giovane

“Bene, Male… Non è assolutamente così schematico come sembra. Non è per niente facile definire, o prevedere, le persone sulla base delle loro azioni. Un’azione, per quanto specifica ed estrema, non basta a collocare un individuo nelle categorie del Bene o del Male. Non lo definisce, nel suo insieme, e non gli impedisce di compiere un’azione di segno contrario in un’altra situazione o momento dell’esistenza”

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“L’estate muore giovane” è il romanzo d’esordio di Mirko Sabatino edito dalla Nottetempo. È un romanzo complesso e ricco che si svolge nell’estate del 1963 in un piccolo paesino del Gargano dove una serie di eventi cambierà per sempre le vite di Primo, Damiano e Mimmo, i tre dodicenni protagonisti del libro. Continua a leggere

Passaggio in ombra

Da qualche giorno trasalisco sotto la spinta di parole che emergono nella nebbia della mia mente, e occupano tutto lo spazio della ragione, quasi a chiedermi conto della loro esistenza. Sulla porta d’ingresso – tornando a casa dai miei soliti giri – una voce assorta mi ha sorpresa, con le chiavi a mezz’aria, e ha sussurrato parole che si sono propagate dentro di me. Quando ogni parte del mio corpo ha ripetuto la sua eco, la voce ha detto: “Il futuro! Da quanto tempo sei senza futuro?” e la potenza di questa domanda si è abbattuta su di me come una bufera. Continua a leggere

Un adulterio

Trascolorare di sentimenti: ansia, gioia, paura, eccitazione, rimorso, divertimento, disperazione, amore, egoismo, solitudine. L’attesa frenetica che accada sempre qualcosa, qualcosa di nuovo, di imprevisto, una sorpresa più grande, una frase più commovente, un ricordo, un brivido piacevole, un sogno, e che man mano l’attimo successivo riveli il senso dell’attimo appena trascorso. Continua a leggere

Il peso minimo della bellezza

Non so se sapessi quello che mi stavi facendo. Non so se tu ti sia mai resa conto di quanto fossimo soli. In quella solitudine senza confronti si invecchiava senza crescere. E mentre i bambini veri stavano al parco, mentre le mamme si scambiavano consigli sui pannolini e sul latte in polvere da dare una volta finito lo svezzamento, noi eravamo a quella finestra. A guardare. Guardavamo la vita che vive da un’altra parte. Sempre un po’ più lontano da dove siamo noi. E tu mi accarezzavi per consolarmi di dolori che non avevo. Mi stringevi per rassicurarmi su paure che non mi appartenevano.

Erano tue.

Eri tu ad avere paura e dolore.

Eri tu a guardare la vita da una finestra.

Io avevo un anno ed ero come tutti gli altri bambini. Non sapevo niente. Il mondo era quello che tu mi dicevi che fosse. Perciò io mi fidavo e non avevo bisogno del mondo finché c’eri tu. Non chiedevo altro mondo, se non quello riflesso nelle tue iridi. Era tutto là. Un riflesso confuso e lontano guardato in uno specchio deformante che erano i tuoi occhi. Non so che senso abbia pensarci adesso. Non so in che misura io sia ancora un corpo estraneo espulso dal mondo. Però a volte mi capita di buttare per aria le porte e di sentir mancare l’aria quando le finestre sono chiuse. Di mettermi a respirare così forte da perdere i sensi. Di sbattere i pugni sul muro e chiedermi perché.

Perché nessuno ha bisogno di me.

 

Il peso minimo della bellezza

Azzurra de Paola

LiberAria Ed. 2016

Le domande di un uomo

“Resti o te ne vai?”

Per non rispondere gli avevo detto: “Non mi piace questa musica. Mi fa paura”. Così era sopraggiunta la seconda domanda: “Qual è il posto che ti fa più paura?” Dopo, eravamo rimasti ad ascoltare quella musica che non ci piaceva. Scura, monumentale, con certi sussurri. Nessuno dei due aveva avuto voglia di alzarsi e raggiungere la radio per cambiarla, o per abbassare il volume, o per spegnere tutto e basta. Nessuno dei due si era voluto sciogliere dall’altro, così avevamo lasciato che quella specie di nenia si adagiasse sulle pareti, s’incastrasse nella ringhiera, si specchiasse nell’unico specchio-piccolo, scheggiato in alto- della stanza.

Avevo aperto la bocca come se le risposte fossero pronte. Invece non ce le avevo. E allora mi ero messa seduta in mezzo al letto, cercando un posto dove trovare qualche idea. Non ce n’erano.

 

da Il silenzio del lottatore

Rossella Milone

Minimum Fax Ed. 2015

Elsa Schiaparelli: SHOCKING LIFE

“Due parole sono sempre state bandite da casa mia:”creazione” che mi sembra il massimo della pretenziosità e “impossibile”. Mi informavo sulle esigenze delle donne che si affidavano a me e cercavo di aiutarle a trovare il loro tipo. Credo sia questo il vero segreto per vestirsi bene. I tipi sono enormemente diversi. I look delle donne corrispondono al loro stile di vita, al loro lavoro, ai loro amori e anche alle loro tasche. Il famoso detto “la vita è appesa ad un filo” è stato inventato dalle Parche mentre filavano o dal sarto di una signora capricciosa?

Una ragazza magra, apparentemente brutta e scialba, una volta si sedette in un angolo del mio salon. Non la conoscevo, ma mi incuriosiva e mi offrii di aiutarla a scegliere il suo guardaroba. Mi lasciò libera di decidere quello che credevo fosse meglio per lei, facendo di tanto in tanto qualche osservazione con una voce roca e intensa. Quando uscì, era straordinariamente bella. Non molto tempo dopo lessi un’intervista che aveva rilasciato in America. Diceva che la trasformazione nel mio show room aveva segnato per lei l’inizio di un lavoro meraviglioso. Il suo nome? Katharine Hepburn”.

Elsa Schiapparelli SHOCKING LIFE Autobiografia di un’artista della moda

ALET Edizioni 2008