Un adulterio

Trascolorare di sentimenti: ansia, gioia, paura, eccitazione, rimorso, divertimento, disperazione, amore, egoismo, solitudine. L’attesa frenetica che accada sempre qualcosa, qualcosa di nuovo, di imprevisto, una sorpresa più grande, una frase più commovente, un ricordo, un brivido piacevole, un sogno, e che man mano l’attimo successivo riveli il senso dell’attimo appena trascorso. Continua a leggere

Il peso minimo della bellezza

Non so se sapessi quello che mi stavi facendo. Non so se tu ti sia mai resa conto di quanto fossimo soli. In quella solitudine senza confronti si invecchiava senza crescere. E mentre i bambini veri stavano al parco, mentre le mamme si scambiavano consigli sui pannolini e sul latte in polvere da dare una volta finito lo svezzamento, noi eravamo a quella finestra. A guardare. Guardavamo la vita che vive da un’altra parte. Sempre un po’ più lontano da dove siamo noi. E tu mi accarezzavi per consolarmi di dolori che non avevo. Mi stringevi per rassicurarmi su paure che non mi appartenevano.

Erano tue.

Eri tu ad avere paura e dolore.

Eri tu a guardare la vita da una finestra.

Io avevo un anno ed ero come tutti gli altri bambini. Non sapevo niente. Il mondo era quello che tu mi dicevi che fosse. Perciò io mi fidavo e non avevo bisogno del mondo finché c’eri tu. Non chiedevo altro mondo, se non quello riflesso nelle tue iridi. Era tutto là. Un riflesso confuso e lontano guardato in uno specchio deformante che erano i tuoi occhi. Non so che senso abbia pensarci adesso. Non so in che misura io sia ancora un corpo estraneo espulso dal mondo. Però a volte mi capita di buttare per aria le porte e di sentir mancare l’aria quando le finestre sono chiuse. Di mettermi a respirare così forte da perdere i sensi. Di sbattere i pugni sul muro e chiedermi perché.

Perché nessuno ha bisogno di me.

 

Il peso minimo della bellezza

Azzurra de Paola

LiberAria Ed. 2016

Anna

Era quel momento dell’alba in cui la notte e il giorno hanno lo stesso peso e le cose sembrano più grandi di quello che sono. Una striscia lattiginosa segnava il fondo della pianura e il vento frusciava tra le macchie di grano risparmiate dal fuoco. Anna uscí dalla macchina e si sgranchí la schiena. La caviglia era indolenzita ma, dopo il riposo, le faceva meno male. L’autostrada si srotolava come un filo di liquirizia. Intorno all’automobile l’asfalto era coperto di impronte di zampe. A una cinquantina di metri, sopra la striscia tratteggiata, c’era qualcosa. Sulle prime le sembrò il suo zaino, poi un copertone, poi un mucchio di stracci. Poi gli stracci si sollevarono trasformandosi in un cane.
Anna

Niccolò Ammaniti 

Einaudi Ed. 2015