Una settimana di racconti #133 #134

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Con Giuseppe è durata un’estate e non è andata bene (e invece sì, che è andata bene, ma ancora non lo so. Ci saranno chilometri e chilometri, ma saremo amici per tutta la vita); del mio corpo so poco, ora, so la sua forza testarda nel poco sonno, so il voler guarire. Vedrei la casa di Giuseppe, se solo questo balcone guardasse a sud, dove la luce si ostina sullo slargo misericordioso tra la nebbia e le vie, invece guarda dentro, dentro il cortile.

Fondazione mitica del Capo delle Volte ovvero Kafka nel garage di Silvia Tebaldi su Malgrado le mosche

Metamorfosi.

Ciao, amore mio.

Mi scuserai se dico ancora amore mio. Mi è uscito così, per via dell’abitudine. Dev’essere brutto quando chiami qualcuno così per via dell’abitudine. Penso che sia brutto. E però non me ne accorgo. Potrebbe essere stupendo, come lo era allora, ma io non sentirei la differenza.

Il cruciverba di Sara Mazzini su Morel voci dall’isola

Io e te.

L’isola è piena d’erba viva e chiara, succosa come frutta. Lira ne strappa ciuffi pieni per mangiarla cruda e altra ne mette nei cesti, perché dice che possiamo bollirla con le uova e la carne degli uccelli. Possiamo fare di tutto, con questi uccelli: cibo con la loro carne morbida, vestiti e cappelli per il sole con le loro penne chiare. Se ne uccidiamo abbastanza, potremmo addirittura rivestire la barca con le loro piume lucide e leggere, che non bruciano a contatto con l’acqua.

L’isola di Maria Gaia Belli su inutile

Sopravvivere.

La notte era per me una seconda condanna: la prima era il giorno che, come ho accennato, mi feriva tramite gli agenti circostanti, le catene che ci tengono legati al mondo e le conseguenze delle scelte fatte, per me invariabilmente spiacevoli. Questo è il motivo per cui da giorni, anzi settimane, avevo smesso di prendere decisioni. Perché compiere azioni, mi dicevo, che non mi procureranno altro che sofferenze?

L’ombra di Andrea Bricchi su Argo

Vedersi per la prima volta.

Approfittando di quel periodo di solitudine, la milionaria si dedicò per giorni e giorni alla lettura, interessandosi in particolar modo alla storia delle nobili famiglie del passato, scoprendo così abitudini e curiosità.

La malattia d’argento di Valentina Di Cesare su Mirino

Noblesse oblige.

Di nuovo in mare, ma adesso le onde erano più calme. Si sentiva il vociare dei bambini, dappertutto, e le chiacchiere dei grandi. C’erano uomini e donne con gli occhiali da sole che accompagnavano bambini minuscoli nell’acqua. Arrivava l’odore della pineta, un profumo sottile di resina, portato dal vento, la resina che ti si appiccica al costume quando non stai attento a dove ti siedi. Laura guardava il mare indecisa: forse finalmente avrebbe fatto il bagno. Il mare correva lungo il bordo della spiaggia, davanti ai teli multicolore degli ombrelloni, che tremavano appena. Suo fratello aspettava vicino a lei.

Nell’acqua c’è più silenzio di Simone Carati su Altri Animali

In cerca di lei.

Oltre a non capire più le parole, Gea non capisce più nemmeno Sam: lui è come le parole che bruciano, a volte ne vede solo il fumo. Vorrebbe prenderlo a morsi. Vorrebbe graffiargli le spalle e la schiena. Vorrebbe fargli uscire il sangue dalla pelle. Vorrebbe farlo cadere, invece lo spinge soltanto.

Sam va via senza sbattere la porta perché è un attore e sta attento a come si muove. Gea fa rumore quando scopa, quando sposta i mobili, quando legge i copioni, quando prova a cucinare, quando fa domande.

Parole al muro di Martina Tiberti su Narrandom

Per ricordare.

Sbircia nella stanzetta dove sua madre russa con la bocca aperta su un cuscino basso. Chiude la porta e, in cucina, versa una manciata di crocchette nella ciotola di metallo accanto al divano. Ventosa ronfa soddisfatta ed esplora con fare circospetto la sua colazione.

I piatti della cena sono nel lavello e Mattia le ha lasciato la divisa sporca del calcetto nel tinello. La lista della spesa accanto al frigorifero si è allungata e la bolletta della luce scade oggi.

Rosso di Rosaria Leonardi su Pastrengo rivista letteraria

Famiglia.

Ogni giorno suo padre torna dall’autofficina per la pausa pranzo, cammina veloce per il corridoio: prima si sente la puzza di motore mischiata alle pestate delle scarpe di ferro e poi spunta lui con la tuta blu macchiata di grasso nero, aloni e croste. Sua madre spegne il fuoco, scola la pasta e sorride: – Ciao, Salvo, è pronto. – butta due cucchiaiate di condimento con broccolo, acciughe, passolina e pinoli nella pentola coi bucatini scolati e squarati, mescola tanto per sporcare, colorare, poi fa i piatti e alla fine mette il resto in cima a ognuno, una quartara di condimento, tre montagne

Vedei di Noemi De Lisi su Neutopia

Andare, tornare.

E inoltre:

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