Una settimana di racconti #125 #126

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Quando la porta si aprì, prima dell’arredo, vidi la finestra, dritta in faccia, e di là di nuovo il fiume. Bisbigliai un paio di parole, un’esclamazione di quelle volgari, cazzo, ma al ragazzino arrivò che ero contento e basta, gli bastava il mio tono meravigliato. La stanza era perfetta. Mi salutò e nell’allungarmi le chiavi gli mostrai il dieci stampato sopra e rifeci il gesto delle due mani spalancate. Mi buttai sul letto e attesi che passasse mezz’ora. Non feci nulla. Rimasi con lo sguardo fermo sul soffitto, non dovevo fare niente prima di tornare alla reception. Pensai che non avrei dovuto fare niente finché non mi fossi deciso a comprare un biglietto per tornare a casa. Pensai che quel momento sarebbe pure potuto non arrivare.

Come il fiume di Federica Patera su L’Inquieto

Cercare.

“Sa perché fanno così, direttore?”, chiede papà.

“No, non lo so, Di Martino. Io tengo la barca a Procida e di casa sto a Salerno. Le montagne, se lo vuole proprio sapere, mi fanno venire l’ansia, i cali di pressione! Me lo dica lei”.

“Provi!”
Il direttore storce il muso, fissa i cavalli con attenzione

Haydn di Vincenzo Corraro su Zest Letteratura sostenibile

Contrattazione.

Respira male da giorni. È sdraiato sul nostro divano e non so come guardarlo.

Non ho i suoi occhi.

I suoi capelli.

Le sue labbra.

I piedi neppure.

Lui è alto, io piccola.

Mi manca la sua intelligenza ordinata.

Non sono una persona buona.

Il giorno in cui ho scoperto chi ero di Gaia Gentili su Narrandom

Familiarità

«I pedoni muovono solo di una casella alla volta, tranne che per la mossa iniziale, in cui possono avanzare di due; e muovono solo in avanti. Il cavallo fa quella buffa mossa a L che, capirai, è limitante. E gli alfieri si spostano seguendo una delle due diagonali. La torre, invece, muove in orizzontale e in verticale ed è libera di spaziare per tutta la scacchiera».
Si arresta, improvvisamente accigliato.
«In effetti, adesso che ci penso, non è la torre il pezzo più forte».
«E qual è?»
«La regina. Lei può svolgere il compito delle torri e degli alfieri messi insieme».

Madena di Sara Mazzini su Verde rivista

Un altro sguardo sulle cose.

Sempre su Verde continua Morse: L’invenzione del dolore di Andrea Frau

La colpa è un oggetto, una casa in cui restare per fuggire, respinge salvabile a salvabile, redime gli assoluti come fossero infiorescenze, la colpa degli antenati, le dannazioni interne, i nervi scoperti, colpevolizza gli azzerati, la colpa dei fiori che forgiano l’erba, i fiumi strappati, le forme trasversali della misericordia – e quando ci hanno dato, quanto ancora passato mi cava gli occhi, quanti occhi hai mangiato, quanto ti spinge le ossa, quando preme, come una colpa immaginata per restare

Omotetia di Mariasole Ariot su Nazione Indiana

Dire

Ripreso possesso delle vetture – tirate a lucido pure loro, con fiocchi bianchi fissati alle antenne – parcheggiate tra le vie tortuose dell’Aventino, la ciurma si dissemina nelle strade gremite del sabato pomeriggio, tutti nella direzione del rinfresco.
Clacson molesti di diverse intensità – taluni rafforzati da braccia fuori dal finestrino che danno aria a trombe bitonali da stadio – seguono in corteo il cocchio della Sposa, i cui cavalli da tiro, abituati come sono al trambusto romano, rimango placidi e obbedienti oltremisura.
“’O sai chi ce s’è sposato a Palazzo Brancaccio? ‘Ndovina ‘n po’: Totti!”
“Me cojoni.”

Un unico bagliore di Beatrice Galluzzi su Waste Una rivista da buttare

Il giorno più bello.

E ancora:

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