Una settimana di racconti #139

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

C’è un solo maschio, isolato in una gabbia più grande. Ha masticato e inghiottito parte delle mangiatoie di plastica. Una sera il dottor prete lo aveva visto masturbarsi contro l’abbeveratoio di stagno. Gli si era sentito orribilmente simile. Una bestia immonda, una visione stomachevole. Nei giorni seguenti lo aveva guardato sventolare per aria la ciotola che gli aveva lasciato vuota, aveva osservato i grappoli di zecche sotto le ascelle che si scoprivano nell’ingenua richiesta di cibo, una pretesa ignara della premeditazione con cui il rancio gli era stato tolto.

Aberrazione di Monica Pezzella su Suite italiana

Fede e desiderio.

“Quanto tempo ho per scriverlo?”
“Una giornata”, disse una voce anonima alla cornetta.
“Non è molto. D’accordo, ve lo mando domani sera.”
“No, verrà qui in ufficio a scriverlo.”
“Ma non ha senso. Scrivo molto meglio a casa mia, o al parco. Gli uffici distruggono la creatività, non lo sapeva?”
“Signor Bellonci si rende conto di aver firmato un contratto dove questa condizione era chiaramente specificata?”

La rivista con la P di Edoardo Arzenton su L’Inquieto

Distrazioni.

Penso ancora di trovare un miracolo in quell’atto: uscire dal mio corpo, unirmi a una legge più grande di me, più grande delle mie bugie e delle mie paure. Sembra quasi che il pene dell’altro abbia il potere di ricordarmi cosa mangiare, come vestirmi, cosa pensare, che strada prendere, dandomi il permesso di esistere alla luce del giorno e ritornare nel mio corpo, perché validato dal suo tocco magico.

Mufasa di Riccardo Conte su Split rivista

Il centro di ogni cosa.

Quando diceva così, a me venivano in mente Hemingway e John Donne e quel fatto che nessun uomo è un’isola. Perché nonno non aveva studiato ma per me voleva dire proprio quello. Voleva dire che, quando ce ne andiamo, mica ce ne andiamo solo noi: pure a tutti gli altri, quel giorno lì, gli portiamo via un pezzetto

La fine dei trent’anni di Marco Volpe su Narrandom

Sociologia applicata.

E ancora:

Buone letture!

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