Una settimana di racconti #140

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Ma perché non ne mandi un altro di Diluvio? Nella tua infinita saggezza, sei sicuro che si possa continuare così? Se noi discendiamo tutti da Noè, dall’unico uomo giusto che hai voluto risparmiare insieme alla sua famiglia, quindi se noi abbiamo nel sangue anche solo una goccia del sangue di Noè e ci comportiamo in questo modo, mi chiedo: ma come dovevano essere gli altri, quelli che non sono saliti sulla barca?

Il secondo diluvio universale di Daniele Israelachvili su Rivista Blam

Dare una mano a Dio.

«Se vuoi fare lo scrittore devi leggere almeno seicento libri. Li hai letti seicento libri, tu?». Si può fare, pensa Martino. Ma quali leggere? Una scelta sbagliata potrebbe far danni. In termini di tempo, s’intende. Comincia quindi dalla Bibbia, la Genesi, un buon inizio: il nulla: la creazione: prima due personaggi: conflitto: pena: riposo. Poi altri cinquecentonovantanove libri. Segnati in un quaderno, scelti per associazione d’idee, suggerimenti del libraio e qualche spunto preso online. Infine la scrittura. 

L’assegno di Antonio Esposito su micorrize

Lettori, merce rara.

Non sa davvero azzardare un pronostico perché Emanù non ha mai parlato di speranze con lui. Pinolo non è il tipo da avanzare ipotesi sugli altri senza elementi concreti per farlo. È una sua forma di discrezione che potrebbe essere scambiata per mancanza di personalità. Non si è mai permesso di dire niente di niente su qualcun altro.

Pinolo cammina sulla strada bianca di Samuele Chiovoloni su Altri Animali

Negli occhi e nei silenzi di Pinolo.

Sua madre le diceva che Sep non sarebbe mai rimasto; che i sogni erano fatti per i giovani.
Prima di ammalarsi le aveva detto che una donna senza matrimonio e senza famiglia non era niente, ma Priscilla aveva sognato a lungo ed era rimasta a Londra per anni, finché non era più giovane. Forse sua madre aveva ragione; forse Priscilla non era niente.

Colpisci Bene il Nemico, Corvo di Rachele Salvini su Spazinclusi

Costruzioni traballanti.

Su Telegram, scrivono che bisogna solo far calmare le acque. Marco risponde che non sa se ci riesce, e lì partono gli insulti. Scorro la chat, torno al punto zero.

Recidere di David Valentini su Malgrado le mosche

Senza fare attenzione.

Per festeggiare che non scrivo più, e che non fumo più, mi sono rapata i capelli. Così, tanto per. Ai proprietari della fattoria non ho dato il mio nome. Paolo, ho detto, mi chiamo Paolo. A loro va bene Paolo. Da allora provo gusto a parlare di me al maschile. Così, tanto per. E uso verbi e vocaboli che finiscono con la o: sono andato, me stesso.

Le esistenze di Andreea Simionel su Verde

Smettere.

Le streghe sono ambosessi ma non hanno un curriculum in formato europeo. Non hanno neanche un profilo sui social. Penetrano nei condomìni di ogni periferia, blocchi lunghi cento metri, alti dieci piani, dove occhieggiano quattrocento finestre di un primo parallelepipedo. Sentono con dispiacere il sudore e il tanfo acre filtrato dalla corruzione della materia umana, che si svelena appena nella paglia e nella tela cerata delle baracche di Dharan.

Streghe, un apologo di Emanuela Lancianese su Cattedrale

Profilo.

E una volpe prova più simpatia per una gallina malata che per un numero indefinito di galline sane, che desidera solo mangiare.

Gelati al limone, una favola di Alessandro Fratta su Pastrengo rivista

Favole della fine.

Non è che tu non mi amassi. Mi amavi come si amano le cose che non si devono maneggiare, che si possono soltanto guardare, come i tramonti, le farfalle. O le balene. 

Una cosa divertente che non faremo mai più di Nadine Dolfe su Narrandom

Amore.

E ancora:

Buone letture!

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