Una settimana di racconti #146

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Freddo, un settembre che gela ogni cosa. Mi stringo nel cappotto percorrendo vicoli innevati, gli stessi che percorro tutte le sere. Lascio sul bianco una scia di orme di animale.

La città è succube di un inverno anomalo, arrivato con drammatico anticipo. Dannato cambiamento climatico. Abbracciarsi non basta, coprirsi non basta, il fuoco non basta. Neanche sbronzarsi basta, ma le abitudini non vanno interrotte, non fa bene al fisico. Bisogna resistere.

Allegoria di un povero diavolo di Marco Corvaia su suite italiana

Lui ti vede.

Scusa per aver scialacquato senza rimorsi il talento, per aver lasciato che la casa andasse in malora, per aver confuso i miei passi con le foglie dell’autunno, per non essermi fatto trovare, per essere stato cieco, per aver cercato altrove un altrove che non esiste, per non averlo cercato in me, per essermi immedesimato con l’oscurità della notte e la pigrizia di non aver acceso l’ultimo fiammifero. Ti chiedo scusa per averti usato così spesso e con così tanta ingenua convinzione come giustificazione del mio fallimento, per non aver regalato più nulla, per essermi raggomitolato, strappato le radici, per aver vagato noncurante e chiuso alle aperture del cammino.

La lettera di Niccolò Amelii su Quarta corda

Riconoscersi.

Non ricordo nessun pianto, nessuna ombra nei miei pensieri, per qualche motivo da qualche parte dentro di me c’era l’idea che la vita dei pulcini si riducesse ad un ammalarsi e morire in fretta,  forse per via dei loro occhi sempre assonnati. Era come se non avessi un fondo o un pensiero morbido, ogni tristezza era precaria, ogni gioia era fugace, tutto era provvisorio. Tutto, tranne la paura di provare dolore che sapeva tenersi in vita come sterpaglia.

I reduci di Maria La Tela su Nazione Indiana

Mia madre.

Nostro padre sembrava felice la domenica e ci dava delle pacche forti sulla schiena, come se ci volesse far sputar qualcosa, ma la mamma non era tanto allegra e vedevamo che a tavola cercava di non guardarlo mai in faccia, mentre lui rideva e le diceva che era bella. Dopo, quando stavano loro due in cucina, le strizzava il sedere e le tette e cercava di baciarla.

Una normalissima domenica in famiglia di Bianca Giacalone su inutile

Con gli occhi dei bambini.

La settimana scorsa mi sono svegliato e mi ha colpito l’idea che lei non c’era più. Un incidente senza il     . Ho sentito come un vuoto d’aria, un risucchio provocato dalla sua        improvvisa nella casa. Ma lei mancava da tempo, almeno questo devo saperlo ammettere.

Retrostanza di Francesco Quaranta su Dude Mag

Perdere pezzi.

Dobbiamo seguirti. Adesso avanziamo nel cortile, entriamo nella casa degli uomini. E se fosse una trappola? Piccola volpe che cosa vuoi da noi? I peli si rizzano, ci viene spontaneo ringhiare. Starnutiamo. Anche gli odori si decompongono. Siamo qui per questo? 

Il vizio assurdo di Giulia Sarli su Salmuria

Sindrome di Stoccolma.

Raccoglitori di pomodori lo aiutarono a sparire prima che ne piangesse la mancanza. Il ragazzo non si sarebbe fermato, corre veloce per chilometri e chilometri con le sue gambe a pezzi, attraversa i campi di insalata concimata di profilattici e sputi, scappa attraverso i peccati degli uomini dove i campi giacciono.

Che il o l’ o l’ l’ era e del fu di Sara Mazzini su Verde

Agro Pontino.

Rimboccarsi le maniche. Imparare le lingue. Darsi da fare. Sacrificarsi. Prendere l’iniziativa. La percentuale di disoccupati nelle regioni del sud. Il mal comune. La meritocrazia. Il precariato. Tua cugina a Berlino, il suo lavoro. Ti serve più grinta, più convinzione. Il mezzo gaudio. Andare via.
Sulla sedimentazione di queste parole, che ti hanno accerchiato

9 novembre 2029 di Giovanni Buttitta su Malgrado le mosche

Fare festa.

Luca smise di segnare i giorni alle pareti, c’erano solo simboli informi.
Di tabacco da fumare non ce n’era più. D’acqua restava mezza bottiglia. La pasta era quasi finita.
Se ne stava nel soggiorno, al buio, senza sapere se fosse notte o giorno, circondato da piatti sporchi, escrementi suoi e del gatto, un tanfo che lui ormai neppure sentiva.

Io sono qui di Marco Peluso su micorrize

Prigionieri di sé.

Viola la chiamava dopo essere uscita dall’ufficio, verso le nove, nove e mezza. Qualche volta più tardi, anche intorno alle undici, se era stata a cena con un collega o un cliente. «Ancora sveglia?» le chiedeva. Chris rispondeva sempre al primo squillo. «Dovresti dormire a quest’ora» diceva Viola.

Il bisogno di un sogno di Giorgia Bernardini su Narrandom

Avere cura.

Chi li aveva veduti a parlare

non li pensava una coppia.

Lei non avrebbe potuto mantenere un segreto,

che fosse uno soltanto

e a l’uomo si confondevano i pensieri

come i bagliori di quella giornata,

vibranti tra il fogliame.

Quadrilogia Bianca di Marina Novelli su Split

Lui e Lei.

Buone letture!

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