Una settimana di racconti #171

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

In trent’anni sei uscito di casa solo tre volte: quando sono arrivata in stazione quel primo giorno, al matrimonio e alla nascita di nostra figlia. Eppure, per quanto tu fossi convinto che il tuo mutismo t’avesse reso incapace di carpire il senso profondo delle cose – il centro esatto che sfugge di continuo –, la grammatica di questa città io l’ho appresa solo da te.

La voce di Clelia Attanasio su Cronache dall’aldiquà

Tu attraverso me.

Quando suo padre è triste prende la barchetta e la porta in laguna, inchioda i suoi dolori a una briccola e li lascia lì per il tempo necessario che diventino acqua, legno, vento. Quando suo padre è contento prende la barca in vetroresina bianca, accende il motore, la porta in mare, getta l’ancora e lascia che il mare gli porti il pesce che gli serve per tornare a casa, felice.

La ragazza con il vestito a fiori di Barbara Bedin su inutile

I pezzi di cui siamo fatti.

Un altro ramo ghiacciato della betulla è crollato a terra con uno scroscio. Ho immaginato il postino intento a ficcare le altre lettere nelle cassette dei vicini che rimaneva schiacciato sotto l’albero. Io che sentivo il suo urlo da dentro casa, correvo fuori e mi avvicinavo – il cadavere aveva i pantaloncini corti e la tracolla traboccante di lettere, ma nella pozza di sangue e ghiaccio sciolto vedevo il mio viso, un mazzo dei miei capelli biondi, e un pezzo di cranio aperto, il cuoio capelluto scorticato, la poltiglia che colava sull’asfalto.

La tempesta di Rachele Salvini su micorrize

Andare in frantumi.

E ancora:

  • il numero zero della nuova rivista Turchese

Buone letture!

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