Una settimana di racconti #115

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

La paura e il cibo. Il virus. Il virus, il cibo e la paura. Il supermercato stracolmo, le persone agglutinate a comprare cibo, carrelli e carrelli di roba da mangiare. Dalla crema di cioccolato alle uova, dalla maionese alle bevande zuccherine, dalla pasta per la pizza ai tramezzini surgelati. I carrelli tracimano di prodotti alimentari. La paura di non averne mai abbastanza, di cibo, perché questa storia non si sa quanto possa durare.

#1 Un’Apocalisse italiana, 28 giorni dopo L’ombra dello Scorpione nel day after a Busto Arsizio di Paolo Gamerro su Verde rivista

Diario da una quarantena.

“La sciarpa rossa compare all’improvviso come il sorriso sulle bocche dei neonati”, rifletteva sulle parole di sua madre mentre guardava di nascosto i rami degli alberi. Senza accorgersene iniziò a tamburellare con le dita sopra al cestino che aveva con sé, neanche per noia ma solo per sviare i brontolii del suo stomaco.

Carestia di Luca Giommoni su Malgrado le mosche

Mosse avventate.

per es proust diceva «fare cattleya». ma i nostri cellulari erano a 528 km di distanza. questo lo diceva tinder e ci impediva di fare cattleya

il nostro codice era il codice di molte altre persone ma sec me ognuno si crede un po’ speciale a usarlo se lo fa con sua coscienza. questo lo penso io e so che è sbagliato e lei forse direbbe che è un pensiero: #snob

Love me Tinder di Luca Romiti su Clean rivista

Incastri di vite.

Otto, sette… penso a questa storia assurda e sento la sua mano che s’infila di soppiatto nel mio corpo senza chiedere il permesso. Schivo il colpo sputandogli addosso il bolo d’inquietudine e terrore mentre il conato sale a inacidirmi la gola. Sei, cinque… un rapporto che dura da tempo il nostro, un sentimento subdolo in cui io continuo a credere. “Non temere”, mi sussurra docile, poi sorride e riprende a strisciare viscido dall’ombelico, quindi sale lento lungo tutta la mia pelle flaccida e io sento il cuore che rallenta e piano piano, poi, si ferma.

Ombre in risonanza di Paola Curia su Spazinclusi

Rapporti soffocanti.

Qualche volta, ma erano giorni che ghiacciava forte, metteva sulle spalle una mantella a scacchi che sapeva di minestra e strudel di mele. Portava delle pantofole grigie, con la gomma e il velcro, estate e inverno. Le sue rughe erano sfumate, indistinte, i capelli, tantissimi, erano bianchi e lunghi ai lati del viso. Un boccolo le cadeva dalla fronte bassa sugli occhi, così le era tipico il gesto di afferrarlo tra pollice e indice, fregarlo e buttarlo indietro, per rivederlo cadere sulla fronte, ma più compatto.

Una magra consolazione di Elena Gottardello su inutile

Dubbi.

Buone letture!

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