Una settimana di racconti #124

Mi piace fantasticare su quali saranno gli autori che troveremo domani negli scaffali delle librerie. Se posso farlo è anche grazie al lavoro che fanno le riviste letterarie e i collettivi, che continuano a dare la possibilità agli scrittori di poter condividere i loro racconti senza necessariamente dover aspettare di farne un libro, agli autori sconosciuti di muovere i primi passi e a noi lettori di scoprire in che direzione muoverà la letteratura di domani. Fortunatamente di riviste (di carta e online) e di collettivi ce ne sono tantissimi ma sfortunatamente non ho il tempo di leggerli tutti .

Questa non è una classifica ma solo un riepilogo dei racconti che ho letto e che mi sono piaciuti questa settimana.

Accedere di nascosto a un livello che ti sembra migliore del tuo punto di partenza, mischiarsi con gli altri, fare finta di niente, ambientarsi. E ancora, quando ti sei stabilizzato, riprovare di nuovo, un altro salto, un altro livello. Questa è la scalata che devi fare, anche perché non hai né i mezzi né la pazienza per fare altrimenti.

Gente che salta con traiettorie per me imprevedibili di Andrea Cappuccini su Altri Animali

Non ci avevi fatto caso quando ti è uscito, tutto scivoloso, rosso e inchiappato, pareva un bambino normale, avevi pensato ’u signuri tu paga, non è spiddato come suo padre. Dopo due giorni, Nico aveva aperto gli occhi e tutta la facciuzza gli si era cambiata come dopo una boffa. Il viandante è stato l’unico a buttarti una voce mentre passava nella strada, ti ha sentita piangere, facevi come una pazza, è vero?

Gli spiddati di Noemi De Lisi su Narrandom

Riconoscersi.

Papà, io sono un piatto di spaghetti. Perché vuoi che io sia caviale, se neanche ti piace. Si chiedeva Gemma quando lo guardava mangiare. E lo pensa anche ora, mentre il prete prepara l’omelia si volta verso il genitore. Fammi questo regalo, papà; guardami come mi guardavi a sei anni. L’uomo invece fissa l’ora. Sono le dodici e mezza. Avrai fame, sei abituato a mangiare presto, pensa Gemma. Che ti tocca fare eh? Povero il tuo stomaco che deve aspettare.

Il matrimonio di Gemma di Laura Marinelli su inutile

L’importanza delle apparenze.

Sara era semplicemente impazzita. Come altro si poteva giustificare quel comportamento? Impazzita. Fusa. Svalvolata. Matta. Pazza da legare. Demente. Squilibrata. Folle.
Eh Sara?
Tu che sai usare bene le parole, dimmi quante ce ne sono per dire che sei pazza?

Tatina di Elena Cirioni su Malgrado le mosche

Legami.

In questo periodo mi sono guardato dentro e ho capito che ogni persona corrisponde a un tipo di cottura specifica. Io sono certamente tipo da cottura al forno. Mi piace questa attesa, lenta, implacabile, bimillenaria. Amo aspettare che i cibi siano cotti. Mi piace questa specie di rilassatezza che fa seguito all’infornare. Quasi un calo di tensione. Quasi una sigaretta dopo l’amplesso.

The Last Dance | Le patate di Simone Lisi su In fuga dalla bocciofila

Concentrazione.

non c’è un’idea perché l’idea equivarrebbe a formare una speranza e invece qui c’è solo questo ragno che ha la forma della mano di Santana e si muove sui suoi tessuti, strappandoli come fossero carta, come fossero fogli scarabocchiati o macchiati, buoni da buttare, i suoi tessuti inutili e rinsecchiti e la propria, di mano, invece, che non si muove più, che aspetta la parola giusta, la frase giusta, la storia giusta e non trova, non trova un senso, un singolo fottutissimo dettaglio, o un tertium non datur da cui partire e tutto quello che può fare è non reazione, è annullarsi, è diventare il bianco che sta prima e dopo ogni racconto e che ora lo comprime in uno spazio infinitesimale di un carattere, una battuta, un asterisco che non rimanda a un bel niente

Toto (Il “cane” scrittore e il Mago di Cos) di Francesco Quaranta su Verde rivista

Scrivere.

Venerdì ha fatto di nuovo tardi in ufficio, ma prima di andare a letto dice di essersi ripromesso di leggere la mail, la mail di Giovanni, e di rispondere, a quella mail del suo vecchio amico Giovanni che non sentiva da così tanto tempo. Per quale motivo non lo abbia fatto, adesso non è in grado di ricostruirlo.

Un giorno via l’altro di Martin Hofer su Pastrengo

Il monotono susseguirsi dei giorni.

Inoltre vi segnalo:

Buone letture! 

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