Cinque: incontro con Giovanni Truppi

Si chiama “Cinque” si legge e si ascolta. Celebra le contaminazioni e i talenti. Voci che si mischiano, matite che scivolano sul foglio per dare vita a un privato racconto corale.

“Cinque” è il nuovo ep di Giovanni Truppi edito da Coconino, con lui Calcutta, Niccolò Fabi, Brunori Sas e La Rappresentante di Lista. E ancora Fulvio Risuleo e Antonio Pronostico, Pietro Scarnera, Cristina Portolano, Mara Cerri, Zuzu.

Ci sono “gli amori che non sanno stare al mondo”, il senso di spaesamento che ti prende quando la solitudine fa capolino nelle tue giornate, i voli pindarici della mente per restare a galla, il quotidiano tra gioie e difficoltà, il timore del futuro e il coraggio delle piccole cose.

Cinque storie. Undici artisti. Cambia la forma, cambia lo sguardo, resta al centro la voglia di narrare.

“Cinque” sembra una festa, di quelle intime che ti fanno tornare a casa contento e per cui fai fatica a prendere sonno tanta è ancora la meraviglia.

C’è un “5” che si ascolta e un “Cinque” che si legge. Come nasce l’idea?

L’idea di differenziare i titoli in realtà è del mio manager: all’inizio queste canzoni dovevano essere solo su disco ed ero molto convinto del fatto di intitolarlo con il numero 5, quando poi le cose si sono (felicemente) intricate e ci siamo trovati a fare le prove di copertina per il libro non eravamo convinti del risultato grafico e a quel punto Giuseppe ha proposto di avere due titoli per le due versioni.

Sono molto soddisfatto di questa soluzione, anche se ci ha creato qualche inconveniente inaspettato durante la comunicazione del progetto.

Sulla copertina c’è il tuo volto. Il tuo viso di profilo fatto dagli incastri dei tanti te visti dagli artisti che hai voluto con te in questo progetto. Quella immagine mi fa pensare a un verso di una tua canzone “siamo tutti governati da parti di noi stessi che conosciamo molto poco ma che entrano in contatto” e ti chiedo se in quelle tavole hai trovato altre sfumature delle tue canzoni.

Il fatto che ciò che siamo non sia un monolito ma un insieme fluido e cangiante mi affascina da molto tempo e quindi mi riconosco molto nell’ultraritratto che c’è in copertina.                    

Rispetto a quello che è successo con le storie che sono nate dalle mie canzoni, la risposta è sì: in ognuna ho trovato spunti che non mi aspettavo ed era quello che speravo accadesse nel momento in cui ho scelto di mettermi in relazione con altri artisti. Quello che mi ha sorpreso è stata la mia reazione: non è stato immediatamente – e solamente – piacevole. Nonostante fossi curioso e ottimamente intenzionato, incontrare un punto di vista inaspettato su qualcosa che evidentemente sentivo come “mia”, mi ha anche molto spiazzato.

Calcutta, La Rappresentante di Lista, Niccolò Fabi e Brunori Sas con le loro voci ti hanno accompagnato in questo ep. Come hai scelto questi artisti e le canzoni da cantare?

Ho scelto questi artisti perché li ammiro, perché nel loro insieme credo diano un’idea di come concepisco l’universo-canzone, e perché sono persone con cui mi sono trovato bene quando le ho incontrate.

Avevo delle idee sulle canzoni che avremmo potuto fare insieme (anche perché a un certo punto ho realizzato che 5 poteva essere un’occasione per dare spazio ad un aspetto di Poesia e civiltà, quello “sentimentale”, che era venuto fuori poco) ma alcune scelte sono cambiate, e credo in meglio, dopo essermi confrontato con loro.

5 esce a pochi mesi da “Poesia e civiltà” e nonostante ci siano dei brani presi dall’album precedente è differente da quest’ultimo. Entrambi raccontano di un certo modo di stare al mondo ma è come se in uno cantassi la sfera pubblica e nell’altro quella privata. Pur sottolineando storture e complessità di quello che viviamo fuori e dentro di noi nei tuoi testi comprendi comunque il futuro che da qualche tempo è praticamente scomparso da ogni discorso artistico, politico e sociale (e sì anche nelle relazioni)

Certamente il presente infinitamente replicato è una caratteristica di questo momento storico, la vita e la gioventù sono sempre più lunghe e anche questo altera il senso del trascorrere del tempo per come era conosciuto prima. Il fatto che mi riferisco anche al futuro (ed al passato, credo) penso sia perché mi sento legato solo in parte al momento storico che viviamo e non perché non mi piaccia ma perché mi interessa anche altro. Credo anche che, nonostante il disincanto ed il cinismo che pure mi appartengono, mi sia difficile vivere senza puntare a qualcosa di positivo.

Riguardo 5 e la sfera privata concordo, come ti dicevo era un obiettivo che mi ero prefissato.

Le mie canzoni sono molto influenzate da quello che leggo, così come ne sono influenzato io. Il mio percorso di vita passa attraverso le mie letture e tutto confluisce anche in quello che scrivo.

Cinque è il racconto dell’amore. Pagine e note che raccontano l’incontro e lo scambio di solitudini. L’amore che canti è fatto di quotidianità e di fede cieca, di resistenza e di incoscienza, di paure e di gioie che spaventano. Cantare d’amore non è mai una scelta facile, si sta su un filo con il rischio di scivolare nel banale. Nelle tue canzoni l’amore non è solo quello di coppia ma è inteso nel senso più ampio e puro del termine senza il ricorso a facili cliché.

Il rapporto con il cliché è complesso: schivare la banalità è sempre stato importante per me, tuttavia in alcune delle ultime canzoni che ho scritto ho cercato di lasciarmi andare rispetto a questo cioè di non censurarmi se mi veniva fuori qualcosa di semplice quando sentivo che era onesto e sono contento del risultato.

Il cantautorato è in via d’estinzione, oggi sono altri i “generi musicali” scelti per far sentire la propria voce. La canzone impegnata di denuncia politica e sociale, a prescindere dal genere, sembrerebbe in affanno. Secondo te qual è il ruolo della cultura e degli artisti nella nostra società?

Fatico a considerare il cantautorato un genere musicale e mi è difficile anche dare altre definizioni, l’unica cosa che mi è chiara è il legame tra un trovatore del mille e cento e Kendrick Lamar e credo che fintanto che ci sono persone che raccontano e si raccontano – e direi che è il caso di questo momento storico – in qualsiasi modo lo facciano, non ci sia da preoccuparsi.

Il fatto che ora, a paragone con un’epoca fondativa per la nostra canzone e non solo, i riferimenti espliciti alla politica ed al sociale siano molto diminuiti non mi sembra un “problema” che riguarda la canzone e mi sembra riguardare tutto quello che ci circonda. Ci sono momenti in cui l’afflato politico pervade così tanto la vita di tutti da diventare moda, oggi non è così ma non credo che manchi un certo tipo di tensione, soprattutto se non la cerchiamo aspettandoci che si manifesti per come si presentava prima (il che rende tutto un po’ faticoso).

Credo che la cultura aiuti le persone ad essere libere e credo che gli artisti abbiano il potere di creare degli universi. Non ritengo che questi ultimi debbano avere un ruolo, in parte perché non vorrei un mondo dove sono tutti uguali (e anche dove nessuno “cazzeggia”) e in parte perché credo che il modo in cui ognuno utilizza i suoi talenti sia una questione privata.

Mi piacerebbe che mi raccontassi il tuo rapporto con la scrittura e la costruzione delle tue canzoni.

Sono molto lento e raramente scrivo di getto anche perché è difficile che sull’onda di un’emozione forte mi venga da fare di più che appuntarmi giusto un paio righe. Ho dei di cassetti virtuali di idee musicali e altri di spunti di testi (pochi di musica e parole insieme), a volte provo ad unire alcune di queste idee, altre volte mi rendo conto che devo dare una compagna nuova di zecca all’idea a cui sto lavorando. Dopodiché procedo a passi cercando un equilibrio tra senso e sensazione.

Che lettore sei? Se e come le letture che fai influenzano la tua musica?

Da bambino leggevo tantissimo, i libri sono stati una parte molto importante della mia vita in un modo che a un certo punto mi ha anche un po’ spaventato e la scelta di legarmi saldamente al corpo attraverso la musica dipende anche da questo. Ora leggo di meno ma più che posso, più saggistica che romanzi (ma solo perché ci sono tante cose che voglio imparare). Inizio più libri contemporaneamente ma cerco di concluderli sempre.

Le mie canzoni sono molto influenzate da quello che leggo, così come ne sono influenzato io. Il mio percorso di vita passa attraverso le mie letture e tutto confluisce anche in quello che scrivo.

Grazie Giovanni!

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