Un solo paradiso

A Ravenna cedette e telefonò a Martina. Aveva vagato per le vie del centro e poi preso un autobus che portava alla costa. Davanti all’Adriatico immobile e grigio, compose il numero. Lei rispose quasi subito. La voce era identica a come la ricordava. Parlarono per un minuto del più e del meno, poi Alessio le disse semplicemente che non riusciva a venirne a capo. Dopo un lungo silenzio Martina gli rispose dicendo che doveva solo dimenticarla. Mentre la ascoltava, Alessio immaginò Michele guardarla con comprensione, mentre lei sbrigava anche quest’ultimo dovere. Percepì nel modo più distinto la sua solitudine davanti al mondo intero: la società aveva un nome e un galateo per le malattie, per i lutti, per le disgrazie lavorative: ma cosa poteva offrire  a un uomo abbandonato, se non scherno e compassione? Una volta il Gorla gli aveva detto che un adulto che soffre per amore è la cosa più ridicola. La più ridicola e noiosa. Forse parlava di se stesso, ma era una verità universale.

“E poi sarebbe finita in ogni caso”, concluse Martina.

“Perché? Come puoi saperlo?”, protestò lui.

“Perché è la verità. Tutto finisce sempre. Non c’è nulla che duri”. Fece una pausa, e aggiunse con dolcezza: “Neanche il dolore, Alessio”.

 

Un solo paradiso

Giorgio Fontana

Sellerio editore Palermo Ed 2016

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