Il cuore non si vede: incontro con Chiara Valerio.

Andrea Dileva una mattina si sveglia scoprendosi senza cuore. Andrea Dileva è ora un uomo cavo. Da quello che sa potrebbe essere il primo uomo a cui è successa una cosa simile. Andrea Dileva è il protagonista dell’ultimo romanzo di Chiara Valerio (“Il cuore non si vede” edito da Einaudi).

Un romanzo sulla mancanza, sulla difficoltà di restare nelle cose, sulla quotidianità delle relazioni, sulla distrazione e sulla difficoltà di scegliere. Chiara Valerio racconta la storia di un uomo che scompare mostrandoci la metamorfosi delle relazioni e il gioco dell’età adulta. 

Copy of Copy of Copy of Per giorni e giorni senza che nulla accadesse. Il mare vuoto, vuota agitazione di memorie e di membra senza attesa. E un giorno tu compari sull'orizzonte. Due punti che si guardano da lonta

 

IBIB: Come nascono Andrea Dileva e la sua storia?

CV: Per una scommessa e, forse  una intuizione. La scommessa era scrivere la storia di un supererore, molto contemporaneo, molto diffuso, che come superpotere ha la mancanza. Andrea Dileva è un imperfetto, come lo siamo tutti, ed è manchevole verso gli altri e verso i propri desideri, come lo siamo tutti. E una intuizione: nessun organo mancante nella mitologia greca, a parte forse gli occhi ciechi di Tiresia.

IBIB: Ne “Il cuore non si vede” c’è una traccia di irreale che smaschera la quotidianità donandole un’attenzione diversa. Ritornare a contemplare il fantastico nelle nostre vite e nelle nostre letture potrebbe aiutare a decifrare meglio il quotidiano?

CV: Non so cosa aiuti a decifrare meglio il quotidiano. Forse i libri non devono fare neanche questo. I libri, semplicemente, ampliano la possibilità di rappresentazione delle cose, e dunque di vedere la realtà. Cambiano il tempo in cui le azioni, tutte le nostre azioni, si compiono. Possiamo vederci al rallentatore o in accelerazione semplicemente leggendo un libro. E poiché siamo fatti di tempo e la letteratura cambia il tempo, tutta la letteratura è fantastica e, in fondo, ci rende fantastici.

IBIB: Andrea Dileva per comprendere le cose si rifugia nei libri. Lei hai detto che capisce solo scrivendo. Cosa le ha svelato scrivere questa storia?

CV: Che si può essere fedeli alle scelte sentimentali fatte anni prima senza sentirsi infelici. Che restare nelle cose può essere un’occasione e non una galera. Ma anche che voler aiutare gli altri, capirli a ogni costo, può essere una forma molto crudele di oppressione.

IBIB: La sparizione del cuore me la sono figurata come atto ribelle di un mutamento/malessere interiore che per farsi notare da Andrea e da chi gli sta intorno colpisce il cuore. Silenziare il tumulto interiore un po’ per restare fedeli alle scelte passate e un po’ per paura di affrontare quelle future.

CV: Non lo so. Quando scrivevo il libro volevo che la sparizione del cuore fosse l’evidenza di quel supereroe mancante che le dicevo prima. Adesso, da lettrice non so, di certo potrebbe anche essere il risultato di un malessere interiore. O potrebbe essere un’ulteriore evidenza della sua affidabilità. Chi lo sa, adesso, che cos’è quel cuore che si perde.

IBIB: Andrea è fatto anche dalle relazioni che ha. Relazioni che sostengono ma possono anche soffocare.  Quanto riusciamo a restare integri nelle relazioni?

CV: Direi mai. Ma direi anche – forse perché ho passato i quarant’anni – che l’integrità può essere un obiettivo etico, ma non sentimentale.

 IBIB: “Il cuore non si vede” è anche un romanzo sullo scomparire?

CV: È un romanzo sulla distrazione, o questa è un’altra delle intenzioni con le quali ho scritto. Distratti dai nostri desideri per tante cause, una delle quali è che se l’innamoramento è istintuale, in qualche modo, l’amore è come la democrazia (quando va bene), un sistema di regole che necessitano di moltissima manutenzione. E può accadere, è un rischio, che la manutenzione allontani dal desiderio.

IBIB: “Carla lo voleva fino a un certo punto, e lui la voleva da un certo punto in poi. Dunque, per loro due, quel punto era l’unica possibilità”. Leggendo questo passaggio ho pensato al fatto che siamo fatti di tante piccole parti e che è difficile darsi totalmente nelle relazioni. Siccome è difficile incastrare tutte le piccole parti di due persone spesso tendiamo a concedere singole parti di noi a persone diverse e questo in qualche modo mi fa capire le relazioni di Andrea e anche la sua difficoltà (e quella degli altri protagonisti) a scegliere perché scegliere significherebbe oscurare una o alcune di quelle parti.

CV: Sì. Sono bambini. Come i bambini vogliono tutto. E dopo aver voluto tutto, vogliono altro. Il primo romanzo di Fleur Jaeggy, si intitola Il dito in bocca e racconta come, quando si cresce, i gesti dell’infanzia, i modi, le maniere pure. Diventano vizi. Ecco, credo che in qualche modo Andrea, Carla, e Laura pure, Angelica di certo, siano bambini che hanno un’età adulta. La frase che cita dice di un impossibilità che però ha tutto l’aspetto della regola di un gioco. È come “un due tre stella”, o come nascondino. Lei stava ferma fino a un certo punto e lui si muoveva da quel punto in poi. O anche lui la vedeva fino a un certo punto e lei lo vedeva da un certo punto in poi. Insomma giocano all’età adulta, una cosa del genere. Pure commovente. E, se ha senso dirlo, pure vera. Almeno in senso statistico. Tutti giochiamo.

IBIB: Colpiscono moltissimo i momenti di complicità che Andrea ha con Laura e Carla. Un’intimità che passa poco per il corpo e molto per piccoli dettagli che hanno senso solo per loro, posture e atteggiamenti riconoscibili tra mille, silenzi carichi di significato.

CV: Io penso che la vita di ogni giorno sia fatta di particolari. Il quotidiano è un miracolo. Siamo così desiderosi di tempeste e novità, di caducità direi addirittura, che conservare una routine, una ripetizione, una quotidianità, penso sia una forma di miracolo. Ho sempre guardato il quotidiano, le frequentazioni prolungate, le abitudini con una sorta di stupore. Non sempre sono stata in grado di mantenere il mio quotidiano.

IBIB: “Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla”. Andrea Dileva ha degli organi mancanti. In mitologia non esiste niente di simile. È un uomo cavo. Andrea Dileva è un eroe moderno?

CV: Mi piacerebbe, e in qualche modo lo è. Nel suo essere perfettamente inessenziale, lo è. È epicamente inessenziale. Un ossimoro. Se Andrea Dileva è un eroe, in fondo, lo siamo tutti.

Grazie Chiara! 

 

 

Un pensiero su “Il cuore non si vede: incontro con Chiara Valerio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...