A misura d’uomo

La segue attraverso le vie del paese, si fermano a prendere un caffè in piazza, non è una vera piazza, è una via, ma quelli che ci abitano si ostinano a chiamarla piazza, c’è il teatro e c’è il comune, forse lo chiamano così per quello; là in fondo c’è la chiesa, con una crepa sulla facciata, l’unico ricordo del terremoto, come se la chiesa si fosse presa su di sé il dolore salvando il paese”

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La faccia che mi guarda dalla foto è quella di un ragazzo con l’aria sfatta e lo sguardo malinconico. Ha occhi tristi di un nero intenso, la pelle liscia con una leggera peluria sul labbro. Avrà vent’anni. I capelli un po’ lunghi e disordinati e un braccio vicino alla testa che lascia immaginare una posa stravaccata. Un’espressione timida e sfrontata assieme di chi prende la vita come viene anche se spesso non è che gli venga proprio un granché bene. A volte mi è sembrato di ritrovarci il vuoto di Davide in quegli occhi. Altre il senso di colpa di Valerio nelle labbra tirate in un mezzo sorriso. Altre ancora ho ritrovato la calma di Anela nella posa stravaccata.

La foto di cui sto parlando mi guarda dalla copertina di “A misura d’uomo” di Roberto Camurri edito da NNEditore e i tre personaggi che gli ho letto addosso sono i protagonisti del suo romanzo d’esordio. Un romanzo fatto di racconti intrecciati sulle storie di Fabbrico e dei suoi abitanti. La vita di provincia fatta di volti, di gesti e di poche parole. Il bar della Bice dove passi sempre più tempo a bere e che sa ma non giudica, il lavoro in fabbrica che ti dà da mangiare ma che ti succhia via ogni giorno un po’ di vita, la fratellanza che arriva in soccorso ogni volta che ne hai bisogno e ti rimette in piedi, la festa di paese che risveglia orgoglio partigiano e vecchi rancori, l’orizzonte dei campi che a guardarlo sembra che altri mondi siano possibili. È la provincia. Una gabbia dorata in cui vivere ti soffoca e demolisce giorno dopo giorno sogni e ambizioni ma che ti sostiene tendendoti una mano e proteggendoti dai tuoi stessi demoni.

È un romanzo fatto di immagini quello di Camurri. Il coltello che affetta pane e salame per rimarginare ferite. Il fumo della sigaretta che sale a schiarire i pensieri. I piedi scalzi e sporchi a cercare una libertà che manca. La tua donna che dorme nel vostro letto che riempie la casa di respiri e tranquillità. Una mano che accarezza una pancia che custodisce il seme della felicità. Girarsi dall’altra parte, non dire, non fare credendo che non servirà a niente e che le cose andranno comunque come devono andare. Una felicità che sembra sempre troppo lontana per essere raggiunta e una serenità che se guardi bene è già tra le tue mani. Le contraddizioni che ci appartengono e le crepe da cui può filtrare luce o disperazione.

Dopo aver girato l’ultima pagina la mia attenzione si è soffermata su un’altra foto che è nascosta dietro la copertina del libro. Nella foto c’è un rudere. Sono rimaste in piedi solo quattro colonne tutte rovinate, sbrecciate, a terra si intravedono mattoni rotti, pezzi di legno, dei resti di quella che probabilmente un tempo è stata una casa. In mezzo a questo rudere è cresciuto un albero grande, rigoglioso, un albero ricco di foglie verdi, un albero imponente, alto, molto più alto delle colonne che lo circondano. Le colonne sembra quasi che vadano ad abbracciarlo, a proteggerlo.

A misura d’uomo” è come questa foto ci sono delle storie in cui sembra che tutto sia a pezzi, che tutto sia finito, ci sono delle persone che si portano delle macerie dentro e che continuano a creare macerie tutte intorno, ci sono problemi di alcolismo, ci sono degli amori che hanno difficoltà a realizzarsi, dei non detti, delle solitudini, delle vite che sembrano sgualcite eppure nonostante tutto questo ci sono dei legami forti che continuano a tenere e a crescere come l’albero della foto. Rapporti stretti, saldi che resistono al tempo, al vuoto che mangia dentro, ai sensi di colpa che fanno scappare, alle difficoltà di una vita balorda vissuta in fabbrica e alla morte.

 

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libro

Fabbrico è un piccolo paese sulla mappa dell’Emilia, poche anime, due strade, i campi intorno, il cielo d’ovatta. È qui che nasce l’amicizia tra Davide e Valerio, ed è qui che una sera d’estate Davide incontra Anela e se ne innamora. Anela diventa il perno e lo scoglio su cui si infrange la loro amicizia. Così Valerio a un certo punto sceglie di andarsene, Davide si perde e perde quell’unica, preziosa occasione di felicità. A Fabbrico vivono anche gli altri personaggi di questa storia: Elena e Mario, Maddalena, Luigi, Giuseppe e la vecchia Bice, che al bar accoglie tutti per un caffè o una sambuca. Con una lingua ipnotica e pennellate rapide e materiche, A misura d’uomo di Roberto Camurri è un romanzo in racconti: storie di amore e di amicizia, di fiducia e di tradimento, di vita e di morte dove tutti i personaggi lottano per liberarsi da un inspiegabile senso di colpa trovando infine, nella propria terra, la risposta per dare sostanza e forma alla memoria e al tempo.

autore

Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Scrive da pochi anni, anche se avrebbe voluto scrivere da sempre. A misura d’uomo è il suo primo romanzo.

 

 

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